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Zuckerberg ha due capre (una si chiama Bitcoin) e probabilmente le ucciderà per mangiarsele

“Le mie capre, Max e Bitcoin”. Così Mark Zuckerberg, fondatore e CEO di Facebook, ha presentato sul suo profilo personale due capre di cui, pare, è proprietario. È infatti la prima volta che Zuckerberg ammette di possedere questi animali, uno dei quali ha peraltro la curiosità di chiamarsi proprio come la criptovaluta più chiacchierata: i Bitcoin. Non è però la prima volta che il fondatore di Facebook viene associato a una capra: nel 2019 era emersa la surreale storia di quando Zuckerberg ha cucinato a Jack Dorsey, CEO di Twitter, una capra allevata e uccisa dallo stesso imprenditore.

Il post di Zuckerberg è però già un piccolo fenomeno: in 7 ore ha raccolto 730.000 Mi Piace, 138.000 commenti e 15.000 condivisioni, raggiungendo un engagement più alto di quello della foto pubblicata poche ore prima durante la festa della mamma e raffigurante la moglie Priscilla con le due figlie. A incuriosire è anche il nome di una delle due capre, Bitcoin, il cui “annuncio” arriva proprio in un momento di enorme espansione del mercato delle cripto. Fa anche sorridere la contrapposizione che si è creata nelle ultime ore, dove da un lato Zuckerberg scherza sui Bitcoin e dall’altro Elon Musk lo fa sui Dogecoin. A Zuckerberg non è però riuscita la “magia” di Musk: nonostante la foto, il valore dei Bitcoin ha continuato a scendere seguendo un trend attivo da ormai diversi giorni.

Nei commenti sotto al post è comunque iniziata la consueta guerra di meme che vedono protagonisti Zuckerberg, le sue capre e le criptovalute. Un utente scherza sul fatto che ora il CEO di Facebook può vendere un Bitcoin, altri pubblicano le foto delle loro capre scrivendo “Ecco Max ed Ethereum” e altri ancora si lamentano dell’assenza di un “Dogecoin” tra gli animali di Zuck. Come sottolinea un utente, però, la foto ha anche un risvolto macabro: una delle sfide personali dell’imprenditore è quella di…

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Articolo Originale di Marco Paretti, pubblicato e leggibile in originale a questo indirizzo e qui citato a fini di diffusione. Tutti i diritti sono riservati all’autore e alla testata di riferimento.

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