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Web tax Covid: tassare colossi del web per aiutare attività locali, l’idea del Piemonte

In piena pandemia, con molte attività commerciali che in Italia restano chiuse a causa delle misure restrittive, e con le attività di vendita online che, al contrario, registrano una forte crescita, il Piemonte mette sul tavolo una proposta di legge con lo scopo di provare e riequilibrare i rapporti tra i colossi del web e le piccole attività locali.WEB TAX COVIDLa proposta riguarda la Web Tax Covid, ovvero una tassazione dei giganti della rete i cui ricavi saranno destinati alle attività commerciali, alle piccole attività artigiane e ai negozi di vicinato che stanno risentendo degli effetti dei recenti misure per contenere l’emergenza sanitaria. Il Presidente della Regione Piemonte, Alberto Cirio, ha commentato così l’iniziativa:

Chiediamo che vengano tassati i colossi del web (che nei primi 9 mesi del 2020 hanno avuto un incremento del fatturato di oltre il 30%) e che i ricavi siano destinati interamente alle piccole attività commerciali, le botteghe artigiane, i nostri negozi di vicinato, colpiti dalle misure di emergenza sanitaria. È una questione di giustizia economica e di rispetto della concorrenza.
L’idea è quella di applicare un’aliquota del 30% sull’ammontare dei ricavi delle transazioni effettuate durante il lockdown alle aziende di e-commerce che hanno un fatturato globale non inferiore a 750 milioni di euro e non inferiore ai 5,5 milioni di euro sul territorio nazionale. Il Presidente Cirio spiega più nel dettaglio il principio alla base della proposta:

La ratio è che i colossi dell’e-commerce hanno guadagnato il 31 per cento in più ma non perché sono stati più bravi, o hanno fatto maggior pubblicità, ma semplicemente perché i loro competitor erano chiusi. Questi soldi andrebbero a chi non ha potuto lavorare, ma anche agli esercizi rimasti aperti senza clienti
DIBATTITO ANCORA APERTO IN ITALIA E IN EUROPALa proposta deve essere inquadrata in un dibattito relativo al rapporto tra store online e negozi fisici che si è fortemente sbilanciato a favore dei primi a causa delle misure restrittive che hanno disposto la chiusura di buona parte dei secondi (o che comunque hanno limitato gli spostamenti necessari per raggiungerli). Sono problematiche emerse anche a livello europeo dai Paesi che come l’Italia stanno affrontando l’emergenza sanitaria – si veda le presa di posizione della Francia con l’iniziativa #NoelSansAmazon (Natale senza Amazon) – ma alle quali per il momento non è stata data una risposta univoca.

L’Italia nei giorni scorsi ha reso noto che mancano i presupposti per rinviare il Black Friday – uno dei periodi più propizi per le vendite – e la decisione rischia di tagliare fuori i tanti punti vendita fisici che in questi giorni restano chiusi. Se ne avvantaggeranno gli store online che possono continuare a portare avanti le loro attività senza andare incontro ai limiti degli store fisici. Non si sa ancora se e quando la proposta del Piemonte diventerà legge, nel frattempo il Governo è al lavoro per consentire delle riaperture dei negozi fisici in vista delle festività natalizie, compatibilmente con l’esigenza di contenere la diffusione dei contagi. Si tratta comunque di misure che non entreranno in vigore prima del 3 dicembre prossimo (data di scadenza dell’ultimo DPCM), ovvero quando il Black Friday sarà già concluso.

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