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Con la vendemmia annunciate nuove misure per le etichette di maggiore qualità dopo lo scarso successo degli strumenti per limitare la produzione

di Giorgio dell’Orefice

 La vendemmia 2020 in corso dovrebbe toccare i 47.2 milioni di ettolitri in calo dell’1% rispetto ai 47,5 dello scorso anno

Con la vendemmia annunciate nuove misure per le etichette di maggiore qualità dopo lo scarso successo degli strumenti per limitare la produzione

3′ di lettura

«Sono preoccupato. In Italia la produzione di vino è sullo stesso livello dello scorso anno. In Francia crescerà del 3,1%, in Germania del 4,5% in Spagna addirittura del 12,8%. Le giacenze di vino a livello comunitario sono in aumento mentre d’altro canto nei vari paesi rallentano i consumi interni (dopo lo stop nel lockdown molti ristoranti ancora non hanno ripreso l’attività) e soprattutto frena l’export». Nelle parole di Joao Onofre, il portoghese a capo dell’unità vino della Commissione Ue intervenuto nei giorni scorsi alla presentazione delle stime sulla vendemmia 2020 redatte da Assoenologi, Ismea e Unione italiana vini, c’è l’attuale momento del vino italiano ed europeo. Con la fase della vendemmia, da sempre vero e proprio momento di festa e di celebrazione del vino, trasformata dall’emergenza sanitaria in un momento di forte preoccupazione per il futuro.

Esportazioni in sofferenza

I principali timori sono legati soprattutto all’export che negli ultimi anni ha consentito alla filiera italiana di vedersi riconosciuto il proprio valore aggiunto. «Basti pensare – come ha ricordato il direttore generale di Ismea, Raffaele Borriello – che l’export di vino italiano negli ultimi 20 anni è cresciuto del 160%. E adesso per la prima volta da decenni registra un segno meno».

Preoccupazioni suggellate dai numeri sul commercio internazionale di vino elaborati dall’Osservatorio dell’Unione italiana vini (e che saranno resi noti la prossima settimana ). Secondo l’Uiv a causa di Covid-19, Brexit e dazi americani, da gennaio gli scambi mondiali di vino sono calati del 6% a volume e del 12% in valore. Cifre che significano 31 milioni di ettolitri in meno con una perdita di fatturato di 10,2 miliardi di dollari. Un giro d’affari quasi doppio rispetto all’intero export italiano di vino.

I dati restituiscono anche le tipologie e i mercati che hanno perso di più. A livello mondiale le vendite i vini fermi in bottiglia sono calate del 24% negli Usa, del 43% in Cina e dell’11% in Russia. Mentre gli spumanti hanno lasciato sul terreno il 29% nel Regno Unito e il 36% negli Stati Uniti. Con riferimento alle sole etichette made in Italy i vini fermi hanno perso il 13% negli Stati Uniti mentre le bollicine italiane sono calate dell’11% nel Regno Unito

. «Numeri – commentano all’Unione italiana vini – che si stanno accompagnando a una tendenza molto forte a comprimere i listini». «C’è un tale squilibrio tra domanda e offerta – ha aggiunto Joao Onofre – che non capisco come alcuni paesi, a cominciare dalla Spagna e alcune aree di Francia e Italia possano aver messo a segno incrementi produttivi del 10-15% come se nulla fosse».


Articolo di di Giorgio dell’Orefice pubblicato a questo indirizzo. e qui citato a fini di diffusione. Tutti i diritti sono riservati all’autore e alla testata di riferimento.


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