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Utenti Facebook spiati sul social da dozzine di dipendenti: l’accusa nel libro-inchiesta

L’opera di due giornaliste del New York Times mette in discussione le politiche di sicurezza dei dati adottate da Facebook nel pieno della sua espansione, che hanno permesso per mesi a un numero non precisato di dipendenti di frugare liberamente tra le informazioni personali e tra le attività di milioni di utenti del social.

Negli ultimi anni Facebook ha tentato in modo sempre più deciso di mostrarsi al pubblico come una multinazionale attenta alla privacy di chi ne sfrutta i servizi. Di quando in quando però emergono storie che contrastano nettamente con questo modo di vedere le cose; una di queste vicende è emersa in questi giorni all’interno di un libro-inchiesta sull’ascesa di Facebook nel panorama online, e parla di come in passato il gruppo sia stato costretto a licenziare dozzine di dipendenti dopo averli sorpresi a spiare gli utenti del social abusando di un accesso ai loro dati personali quasi illimitato.

L’accusa

Il libro in questione si intitola “An Ugly Truth: Inside Facebook’s Battle for Domination” ed è l’opera di indagine delle giornaliste del New York Times Sheera Frenkel e Cecilia Kang. Tra gli estratti circolati in anteprima che stanno facendo maggiormente discutere online, uno in particolare mette in discussione le politiche di sicurezza dei dati adottate da Facebook nel pieno della sua espansione, che hanno permesso per mesi a un numero non precisato di dipendenti di frugare liberamente tra le informazioni personali e tra le attività di milioni di utenti del social.

Privacy violata

In una occasione — riporta il libro — uno degli sviluppatori ha sfruttato il suo accesso ai dati di Facebook per scovare una donna con la quale aveva appena…

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Articolo Originale di Lorenzo Longhitano, pubblicato e leggibile in originale a questo indirizzo e qui citato a fini di diffusione. Tutti i diritti sono riservati all’autore e alla testata di riferimento.

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