Comunicazione Aziendale

Unimpresa, la stretta dell’Eba colpisce 165 miliardi di liquidità di famiglie e imprese – Il Giornale delle PMI

Le nuove regole dell’Autorità bancaria europea, in vigore a partire dallo scorso gennaio, potrebbero avere un impatto negativo, in Italia, su una liquidità per imprese e famiglie di circa 165 miliardi di euro, una cifra vicina alle somme destinate al nostro Paese dall’Unione europea, col Recovery Fund. Il giro di vite dell’Eba, nel dettaglio, ha limitato la proroga sulle moratorie per i finanziamenti bancari, che ammontano a 136 miliardi, e, inoltre, vietando il “rosso” di conto corrente e gli sconfinamenti, “azzera” tutti gli sconfinamenti sui prestiti che sono pari a più di 29 miliardi. Sono coinvolti, complessivamente, più di 7 milioni di soggetti tra imprese e famiglie. È quanto emerge da un report del Centro studi di Unimpresa che ha analizzato l’effetto, sul mercato italiano, della nuova regolamentazione bancaria europea sul credito bancario e sulla gestione delle sofferenze. «Complessivamente, le regole Eba rappresentano una minaccia per oltre 165 miliardi di euro, cifra non distante a quella che l’Italia si appresta a ricevere dall’Ue con il Recovery Fund. Abbiamo perso una grande opportunità: sarebbe stato utile cercare di correggere o rinviare queste assurde norme europee sul credito, che sono state accettate con atteggiamento passivo da quasi tutte le forze politiche del nostro Paese. Con qualche aggiustamento, avremmo dato respiro ad aziende e cittadini e, allo stesso tempo, avremmo di fatto potuto raddoppiare la potenza di fuoco finanziaria per rilanciare l’economia italiana, più di 350 miliardi di euro» commenta il vicepresidente di Unimpresa, Salvo Politino.

Secondo il report del Centro studi di Unimpresa, le moratorie, ovvero la sospensione del pagamento dei prestiti bancari, riguardano una platea di 1,3 milioni di soggetti e valgono 136 miliardi di euro: ammontano a 110 miliardi i prestiti congelati delle imprese e ammontano a 26 miliardi i mutui sospesi delle famiglie. Per quanto riguarda la sospensione, il governo italiano è riuscito a negoziare con la direzione generale Competition (Antitrust) dell’Unione europea una proroga parziale di ulteriori sei mesi, dal 1° luglio 2021 al 31 dicembre 2021; la proroga, però, a differenza della precedente agevolazione, è parziale poiché si limita a sospendere il pagamento della sola quota capitale della rata, imponendo alla clientela la restituzione, a partire da luglio, della quota interessi. La sospensione, inoltre, non è automatica: va richiesta con modulo scritto dal cliente e la banca valuta l’istanza sulla base delle condizioni economico-finanziarie del richiedente, al fine di poter accertare la capacità di rimborso e, quindi, la solvibilità. Ne consegue che, da una analisi delle posizioni, la banca potrebbe accertare situazioni critiche e, quindi, trovarsi costretta a segnalare tali casi alla Centrale rischi della Banca d’Italia.

Per quanto riguarda, poi, il divieto di sconfinamenti e di utilizzare il rosso sui conti correnti, la questione interessa 6,2 milioni di imprese per un importo di 29,1 miliardi di euro (la cifra si riferisce agli sconfinamenti). Di questi 6,2 milioni di soggetti, 2,5 milioni utilizzano sconfinamenti per 2 miliardi relativi a prestiti tra 30.000 e 75.000 euro, 1,6 milioni di soggetti utilizzano sconfinamenti per 1 miliardi relativi a prestiti tra 75.000 e 125.000 euro, 1 milione di soggetti utilizza sconfinamenti per 1,4 miliardi relativi a prestiti tra 125.000 e 250.000 euro, 244mila soggetti utilizzano sconfinamenti per 1,3 miliardi relativi a prestiti tra 250.000 e 500.000 euro, 96mila soggetti utilizzano sconfinamenti per 1,4 miliardi relativi a prestiti tra 500.000 e 1 milione di euro, 63mila soggetti utilizzano sconfinamenti per 1,4 miliardi di euro relativi a prestiti tra 1 milione e 2,5 milioni di euro, 23mila soggetti utilizzano sconfinamenti per 2,3 miliardi relativi a prestiti tra 2,5 milioni e 5 milioni di euro, 18mila soggetti utilizza sconfinamenti per 6,9 miliardi relativi a prestiti tra 5 milioni e 25 milioni di euro, 4mila soggetti utilizzano sconfinamenti per 10,1 miliardi relativi a prestiti oltre i 25 milioni di euro.


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