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Tutto su HDMI 2.1: a cosa serve e quali sono i TV compatibili

L’arrivo delle GPU NVIDIA RTX (qui i nostri test di RTX 3070, RTX 3080 e RTX 3090) e delle console di nuova generazione, Xbox Series X (qui la nostra recensione) e PlayStation 5 (qui la nostra prova) ha portato a compimento il processo di maturazione di HDMI, lo standard per la connessione video in ambito “consumer”. Lo sviluppo di HDMI nasce nel 2002 grazie al contributo di Hitachi, Panasonic, Philips, Silicon Image, Sony, Thomson, RCA e Toshiba.

Le specifiche di HDMI 1.0 sono state annunciate il 9 dicembre del 2002. Da lì in poi si sono susseguite varie aggiunte allo standard, un’evoluzione necessaria per venire incontro alle esigenze del mercato e per espandere le funzionalità supportate. Sono nate così HDMI 1.1 (20 maggio 2004), HDMI 1.2 (8 agosto 2005), HDMI 1.3 (22 giugno 2006; è stata poi rilasciata la versione 1.3a il 10 novembre 2006), HDMI 1.4 (5 giugno 2009; sono poi arrivate HDMI 1.4a il 4 marzo 2010 e HDMI 1.4b l’11 ottobre 2011), HDMI 2.0 (4 settembre 2013, seguita poi da HDMI 2.0a l’8 aprile 2015 e HDMI 2.0b a marzo del 2016).

L’ultima revisione è HDMI 2.1, le cui specifiche sono state ufficialmente annunciate il 28 novembre del 2017. Alcune funzioni introdotte sono già in uso da qualche tempo, pensiamo ad esempio alla trasformazione subita da ARC, il canale di ritorno audio che con HDMI 2.1 diventa eARC. La fase di transizione da HDMI 2.0 e HDMI 2.1 ha però richiesto tempo: i produttori hanno dovuto implementare i chipset nei televisori e monitor e si è dovuta attendere la disponibilità delle prime sorgenti realmente capaci di sfruttare tutta la banda passante e le novità introdotte. Per questo motivo parliamo di un processo che giunge a compimento solo ora, grazie a console e GPU dotate di porte HDMI 2.1 che permettono di utilizzare pienamente questa interfaccia.

Nella guida vedremo quali sono le novità portate da HDMI 2.1, a chi servono realmente, come si identificano i prodotti compatibili con la piena banda passante e le novità supportate. In chiusura abbiamo inoltre inserito un elenco dei TV compatibili con una più funzioni di HDMI 2.1: si parte da chi offre la gamma più ricca per andare poi scalare verso chi dispone di una scelta più ristretta.SOMMARIO

HDMI 2.1: COSA CAMBIA RISPETTO AL PASSATOHDMI 2.1 apporta un importante cambiamento a livello di specifiche tecniche e introduce una serie di funzionalità che si vanno a sommare a quelle già presenti. Viene infatti assicurata la piena retrocompatibilità con tutti gli standard precedenti, da HDMI 2.0 a ritroso. Il principale miglioramento introdotto nell’ultima revisione è la banda passante disponibile: si passa dai 18 Gbps di HDMI 2.0 ai 48 Gbps, un quantitativo superiore di circa 2,6 volte.

Anche la tecnologia utilizzata per veicolare il segnale ad alta velocità non è più la stessa. Fino a HDMI 2.0 si faceva ricorso alla Transition Minimized Differential Signaling (TMDS), una soluzione sviluppata da Silicon Image e inizialmente adottata per l’interfaccia Digital Visual Interface (DVI). HDMI 2.1 mantiene il supporto a TMDS per assicurare la retrocompatibilità ma sfrutta una nuova tecnologia per gestire le risoluzioni più elevate o caratterizzate da un miglior campionamento del colore . Parliamo nello specifico di Fixed Rate Link (FRL) che può operare su un massimo di 12 Gbps per 4 canali, raggiungendo così i 48 Gbps che rappresentano il tetto fissato nelle specifiche.HDMI 2.1 può anche veicolare segnali compressi tramite la tecnologia Display Stream Compression (DSC) 1.2a. A svilupparla e a pubblicare le specifiche dello standard (nell’aprile del 2014) è stata VESA (Video Electronics Standards Association), l’associazione che promuove anche le connessioni DisplayPort. DSC permette di applicare una compressione descritta da VESA come “visually lossless performance”, cioè senza perdita di qualità apprezzabile ad occhio. In altre parole si sostiene che un utente medio, in normali condizioni di visione, nella maggior parte dei casi non sarebbe in grado di apprezzare alcuna differenza rispetto al segnale non compresso.

A cosa serve in concreto DSC? Il suo contributo permette di utilizzare segnali ad elevata risoluzione e/o numero di fotogrammi risparmiando banda oppure a supportare risoluzioni estremamente elevate (o con migliore campionamento del colore e/o maggior numero di fotogrammi) che non sarebbero gestibili con i 48 Gbps se non compressi.

Tutte le modifiche fin qui menzionate permettono a HDMI 2.1 di supportare un maggior numero di risoluzioni e di introdurre o standardizzare nuove funzioni. Nei successivi capitoli andremo quindi ad approfondire i seguenti argomenti:

enhanced Audio Return Channel (eARC)
Variable Refresh Rate (VRR)
Quick Media Switching (QMS)
Quick Frame Transport (QFT)
Auto Low Latency Mode (ALLM)
High Frame Rate (HFR)
HDR con metadati dinamici
LE RISOLUZIONI SUPPORTATE DA HDMI 2.1Come abbiamo visto HDMI 2.1 è pienamente retrocompatibile ed è pertanto perfettamente utilizzabile con le risoluzioni già presenti nelle specifiche delle precedenti versioni. L’ultima revisione amplia ulteriormente il numero di segnali supportati raggiungendo un massimo di 10K, corrispondente ad un segnale composto da 10240 x 4320 pixel in formato 21:9 e con un massimo di 100 / 120 fotogrammi al secondo.

A seguire tutte le risoluzioni supportate e il relativo frame rate:

Ultra HD (3840 x 2160 pixel) a 50 / 60 fps
Ultra HD (3840 x 2160 pixel) a 100 / 120 fps
5K (5120 x 2160 pixel) a 50 / 60 fps
5K (5120 x 2160 pixel) a 100/120 fps
8K (7680 x 4320 pixel) a 50 / 60 fps
8K (7680 x 4320 pixel) a 100 / 120 fps
10K (10240 x 4320 pixel) a 50 / 60 fps
10K (10240 x 4320 pixel) a 100 / 120 fps
In alcuni casi è necessario utilizzare la tecnologia DSC per comprimere il segnale in lossless, pena l’impossibilità di veicolare il flusso video con la banda passante disponibile. In questo modo si può andare oltre l’8K a 60 fps con campionamento del colore in 4:2:0 a 10-bit; esempi in questo senso sono l’8K a 60 fps in 4:2:2 o 4:4:4, l’8K a 120 fps e il 10K a 120 fps. Per quanto riguarda i colori è assicurata la possibilità di mostrare video con spazio colore in BT.2020 fino a 10, 12 o 16-bit per componente cromatica. Qui sotto riportiamo la tabelle ufficiale che riassume e schematizza tutte le tipologie di segnale (in rosso quelle che richiedono DSC):Le specifiche ufficiali permettono di identificare immediatamente un segnale compresso e uno non compresso: accanto alla risoluzione a al frame rate viene aggiunta la lettera A per la modalità non compressa e la lettera B per quella compressa. Ai produttori è lasciata la scelta di garantire la compatibilità con una delle modalità o con entrambe: in quest’ultimo caso le risoluzioni supportate vengono seguite dal suffisso AB che indica la possibilità di gestire segnali compressi e non compressi.

Lo schema è il seguente:

4K100A – supporta segnali non compressi
4K100B – supporta segnali compressi
4K100AB – supporta entrambe le modalità
4K120A – supporta segnali non compressi
4K120B – supporta segnali compressi
4K120AB – supporta entrambe le modalità
8K50A – supporta segnali non compressi
8K50B – supporta segnali compressi
8K50AB – supporta entrambe le modalità
8K60A – supporta segnali non compressi
8K60B – supporta segnali compressi
8K60AB – supporta entrambe le modalità
Non è però così semplice verificare accuratamente la compatibilità poiché sono davvero poche le schede prodotto che riportano informazioni così dettagliate (e lo possiamo anche capire: per un utente medio diciture di questo tipo sono ben poco comprensibili). In generale si tratta comunque di aspetti squisitamente tecnici di cui i consumatori possono anche non preoccuparsi.

Prima di concludere riteniamo utile fornire un’ulteriore informazione. La possibilità di andare oltre i 50 o 60 fotogrammi al secondo, precedentemente preclusa sulle risoluzioni più elevate, permette di sfruttare quello che in genere si chiama High Frame Rate (HFR), cioè tutte quelle sorgenti che raggiungono i 100 / 120 fps. In realtà per quanto riguarda i film l’HFR si attesta a partire da una soglia più bassa: la fluidità del materiale cinematografico è fissata generalmente a 24 fps e tutto ciò che supera questa soglia si può già definire HFR. Alcuni esempi sono la trilogia de “Lo Hobbit”, girata a 48 fps, “Billy Lynn – Un giorno da eroe” e “Gemini Man” di Ang Lee, entrambi girati a 120 fps.

Le sorgenti HFR comprendono ovviamente i videogiochi (soprattutto da PC, per le console di nuova generazione non ci aspettiamo molti titoli a così alto frame rate) e le trasmissioni televisive (ancora non disponibili), in special modo lo sport, un banco di prova ideale per riprese estremamente fluide e capaci di mantenere un maggiore dettaglio anche nei movimenti più rapidi.EARC: IL CANALE DI RITORNO AUDIO SI EVOLVEeARC è stata la prima funzione di HDMI 2.1 a giungere sui TV ed è ancora oggi la più diffusa tra tutte. La spiegazione è legata alla maggiore semplicità con cui si può integrare anche in chipset non capaci di farsi carico di tutti i 48 Gbps. I primi prodotti compatibili, tra cui televisori e sinto-amplificatori, sono arrivati sul mercato nel corso del 2018.

Cos’è di preciso eARC? La versione evoluta del canale di ritorno audio permette al suono di viaggiare in uscita dal TV, sostituendo le ormai tendenzialmente obsolete connessioni di tipo digitale ottico. Per utilizzarlo è necessario utilizzare semplicemente un cavo HDMI che va dal televisore al sistema audio. Naturalmente entrambi devono essere dotati di porte HDMI con eARC, contrassegnate sia sul manuale sia direttamente sui connettori stessi tramite un’apposita serigrafia. Solitamente la porta con eARC (ma vale lo stesso per ARC) sui televisori è solo una e si deve quindi sfruttare quella e non una qualunque tra gli ingressi presenti.Con ARC si possono veicolare segnali audio compressi fino a 5.1 canali sfruttando una banda che arriva a circa 1 Mbps. I formati supportati sono tutti i più comuni tra quelli compressi, quindi DTS, Dolby Digital e Dolby Digital Plus. La connessione HDMI con ARC include anche la possibilità di sfruttare la funzione Consumer Electronics Control (CEC), che agevola l’integrazione con soundbar e impianti audio. Basta infatti un solo telecomando per accendere e spegnere tutto l’impianto, TV compreso, nonché controllare la regolazione del volume. ARC include come opzione la possibilità di sincronizzare audio e video (in gergo si parla di “lip sync”).

eARC modifica vari aspetti a cominciare dal canale utilizzato per mettere in comunicazione i TV con i dispositivi audio. Il passaggio di informazioni non è affidato al CEC (comunque disponibile anche su HDMI 2.1) ma al canale inizialmente pensato per offrire la connettività Ethernet su HDMI. Proprio per questo motivo eARC richiede cavi HDMI High Speed Cable with Ethernet o i nuovi Ultra High Speed HDMI Cable (per ARC basta un cavo qualunque). Questa scelta è importante perché permette (almeno sulla carta) di superare i limiti legati al protocollo CEC, non sempre affidabile al 100% sopratutto quando si collegano prodotti realizzati da marchi differenti.Anche la banda dedicata al canale di ritorno audio aumenta sensibilmente: i 37 Mbps permettono di veicolare segnali non compressi fino a 7.1 canali con una frequenza di campionamento fino a 192 kHz / 24-bit. Si possono perciò inviare anche i formati lossless come Dolby TrueHD, DTS-HD Master Audio, Dolby Atmos e DTS:X. Per completezza di informazione chiariamo che il Dolby Atmos si può realizzare con traccia “core” in Dolby Digital Plus o Dolby TrueHD. La prima versione è “lossy” (compressa con perdita di informazioni) e non richiede eARC mentre la seconda è “lossless” e non ne può fare a meno. Nelle specifiche di eARC è stata poi inserita obbligatoriamente la sincronia tra audio e video che invece è opzionale su ARC.

A chi può servire eARC in concreto? Il canale di ritorno audio evoluto può semplificare la connettività in alcune circostanze e può anche veicolare formati non supportati nativamente dai televisori. Sulla gamma QLED Samsung, ad esempio, il Dolby Atmos in TrueHD non viene riprodotto direttamente (come sulla quasi totalità dei prodotti del resto) ma si può inviare in “passthrough” tramite eARC. In questo modo il segnale proveniente in ingresso da un lettore Ultra HD Blu-ray collegato al televisore passa semplicemente tramite eARC e arriva ad una soundbar o ad un impianto audio compatibile, assicurando la massima qualità durante l’ascolto.VARIABLE REFRESH RATE: TV E PC / CONSOLE LAVORANO IN SINCRONIAIl Variable Refresh Rate, o frequenza di aggiornamento variabile se si preferisce la traduzione in italiano, è probabilmente la principale novità legata al mondo dei videogiochi. Il VRR non nasce con HDMI 2.1: la prima implementazione è stata realizzata da VESA sotto forma di Adaptive-Sync nel 2014. Sono poi seguite a breve distanza di tempo le due versioni sviluppate da AMD e NVIDIA: parliamo naturalmente di FreeSync e G-SYNC. Le specifiche introdotte con l’ultima revisione di HDMI introducono dunque una ulteriore iterazione che viene chiamata HDMI Forum VRR. Ovviamente i singoli produttori sono poi liberi di supportare anche le soluzioni di AMD e NVIDIA.

Il VRR si prefigge lo scopo di superare le problematiche causate dal normale funzionamento di PC e console in sinergia con i TV. Generalmente le immagini generate dai sistemi da gioco vengono visualizzate su schermo con una frequenza di aggiornamento fissa, come ad esempio i 60 Hz. Questo sistema ha però un limite: la GPU (Graphics Processing Unit, quella che generalmente si indica come unità di elaborazione grafica) può richiedere tempi differenti per renderizzare i vari fotogrammi. Queste tempistiche possono non coincidere con gli intervalli specifici e prestabiliti fissati dalla frequenza di aggiornamento fissa. Nel caso di un segnale a 60 Hz, ad esempio, l’intervallo è di circa 16,6 ms.

Se la GPU richiede più tempo per elaborare i fotogrammi non è più possibile rientrare negli intervalli prefissati; a questo punto vi sono due soluzioni possibili:

La GPU mantiene il fotogramma su schermo fino all’intervallo successivo.
La GPU mostra solo parzialmente il fotogramma successivo.
Nascono così alcune problematiche che possono risultare piuttosto fastidiose. Se il fotogramma viene mantenuto a video per un tempo più lungo (poiché non è stato possibile inviare a schermo quello successivo nell’intervallo utile), ecco che l’utente percepirà lo “stuttering”, una fluidità non ottimale che sembra incespicare in alcuni momenti. Quando invece si verifica una sovrapposizione delle informazioni appartenenti a due fotogrammi si parla di “frame tearing”, visibile sotto forma di schermate che sembrano strappate in due parti che non combaciano perfettamente. Si può inoltre generare un ritardo, in gergo “lag”, nella risposta ai comandi.

Il VRR è studiato proprio per eliminare queste problematiche: la frequenza di aggiornamento delle immagini non è fissa ma varia per fare in modo che i singoli fotogrammi vengano visualizzati su schermo senza più la necessità di rispettare intervalli prestabiliti. Semplificando il concetto si può affermare che i ruoli di sorgente e TV si scambiano. Senza VRR è il televisore ad imporre alla sorgente con quale frequenza mostrare i frame. Con il VRR è invece la sorgente a indicare allo schermo la frequenza con la quale mostrare i fotogrammi. La frequenza del rendering è sincronizzata con la frequenza di aggiornamento.

Il VRR sui TV entra in funzione all’interno di un intervallo specifico che generalmente è compreso tra 40 Hz e 120 Hz (ci sono anche prodotti sui quali si parte da 48 Hz). Nel caso in cui una sorgente (PC o console) operi al di sotto di questa soglia, ecco che si attiva il Low Frame-rate Compensation (LFC). Questa soluzione, come indica il nome stesso, risulta utile proprio quando si deve compensare una fluidità più bassa. La GPU in questo caso interviene ripetendo più volte i fotogrammi (generalmente il doppio) per rientrare così all’interno della frequenza di aggiornamento supportata dallo schermo; in questo modo il VRR, inizialmente tagliato fuori, diviene nuovamente utilizzabile.QUICK MEDIA SWITCHING: ADDIO ALLE SCHERMATE NEREIl Quick Media Switching (QMS) è un sistema che nasce per eliminare le schermate nere causate dal cambiamento nella frequenza di aggiornamento delle sorgenti. Quando il segnale varia passando ad esempio dai 24 Hz ai 50 o 60 Hz (e viceversa), la catena video deve modificare la frequenza per adattarsi a quella del video in uso e questo causa un fastidioso blackout su schermo. Il QMS lo previene sfruttando il meccanismo alla base del Variable Refresh Rate. Il frame rate viene adattato in tempo reale sincronizzando sorgente e schermo senza alcun ritardo e dunque senza più schermate nere che inframmezzano tutti i cambiamenti.

QUICK FRAME TRANSPORT RIDUCE L’INPUT LAGQuick Frame Transport (QFT) è pensato per ridurre il tempo con cui HDMI è in grado di trasportare un fotogramma dalla sorgente allo schermo. Il metodo adottato consiste nell’utilizzare la frequenza di aggiornamento più rapida che il TV può supportare. Su un modello nativo a 120 Hz, ad esempio, normalmente i segnali a 60 Hz vengono aggiornati a 1/60 di secondo. QFT incrementa questo valore utilizzando comunque i 120 Hz per completare il passaggio in un 1/120 di secondo.

Tra un fotogramma e l’altro intercorre dunque un maggior lasso di tempo che permette di avere più margine per completare tutto il trasporto dei fotogrammi. Il processo si compone del tempo necessario per far elaborare i singoli fotogrammi in uscita dalla sorgente, per trasportarli sul TV tramite l’interfaccia HDMI, per elaborare il segnale sul display e per mostrare effettivamente l’immagine su schermo. Tutti questi passaggi sono quelli che determinano la latenza e che vanno quindi ad incidere sull’input lag, ili ritardo nella risposta ai comandi. QFT riesce così a rendere le catene video più reattive quando vengono usati sistemi da gioco.AUTO LOW LATENCY MODE: L’IMPOSTAZIONE PER I GIOCHI SI ATTIVA AUTOMATICAMENTEAuto Low Latency Mode (ALLM) seleziona automaticamente la modalità più adatta all’uso dei videogiochi. Generalmente l’impostazione preferita è il Game Mode o altre analoghe diciture che i produttori usano per identificare questo tipo di configurazione video. In tali modalità l’intervento dell’elettronica e dei relativi filtri è ridotto al minimo per assicurare un input lag ridotto e per offrire di conseguenza la massima reattività nella risposta ai comandi.

Descritta così la funzione potrebbe sembrare identica a quella già in uso da tempo su vari prodotti. In questi casi l’interfaccia HDMI permette di rilevare la sorgente come un PC o console e di impostare la modalità gioco. C’è però un limite: il Game Mode viene mantenuto in qualsiasi condizione, anche quando si usa una console per guardare Netflix, ad esempio. In tali circostanze, però, non è saggio privilegiare la latenza poiché non è assolutamente rilevante durante lo streaming. Sarebbe anzi consigliabile cambiare modalità con quelle più adatte alla fruizione di video poiché il Game Mode, come abbiamo scritto qualche riga più in alto, disabilita parte dell’elaborazione che l’elettronica può usare per migliorare la qualità dell’immagine.

ALLM esegue questo passaggio automaticamente: quando la sorgente non necessita più della modalità gioco viene ripristinata l’impostazione precedente (che l’utente può selezionare liberamente), più ottimizzata per tutti gli scenari di utilizzo che non siano strettamente legati ai videogiochi. Ovviamente il processo si ripete anche al contrario: in sostanza ALLM attiva il Game Mode in modo intelligente, entrando in azione solo durante le sessioni di gioco. HDR CON METADATI DINAMICI: HDR10+ E DOLBY VISIONLe specifiche di HDMI 2.1 comprendono ufficialmente anche l’uso dei metadati dinamici. È bene chiarire che non occorre disporre di interfacce aggiornatissime per sfruttarli effettivamente, come ben sanno i possessori di vari televisori usciti già da tempo. Perché allora si parla di queste tecnologie solo nelle specifiche di HDMI 2.1? Semplicemente ai tempi di HDMI 2.0 queste soluzioni per l’elevata gamma dinamica erano ancora in divenire. È sufficiente controllare le date per notare che l’ultima versione di HDMI 2.0 (la 2.0b) risale al 2016 mentre le prime sorgenti compatibili sono arrivate, tramite aggiornamenti firmware, solo nel 2017 inoltrato (e parliamo del Dolby Vision, l’adozione di HDR10+ è ancora più recente).

HDMI 2.1 si limita in sostanza a colmare questa lacune nelle caratteristiche dell’interfaccia ufficializzandone il supporto. Non si menzionano direttamente i formati compatibili, una scelta dettata dalla necessità di lasciare una porta aperta per eventuali novità future. Attualmente le opzioni disponibili sono comunque due: Dolby Vision, formato proprietario di Dolby e HDR10+, formato “open” sostenuto prima di tutto da Samsung (nonché scelto da Amazon per affiancare HDR10 su Prime Video) e promosso anche da Panasonic e, almeno inzialmente, da Fox (prima dell’acquisizione da parte di Disney).Tecnicamente esisterebbero anche altre tecnologie, come quella sviluppata da Technicolor e Philips (qui sono disponibili maggiori informazioni), però si tratta di fatto di formati rimasti “sulla carta” e non realmente disponibili per l’utente finale. Ricordiamo che i benefici apportati dai metadati dinamici si concretizzano con la possibilità di ottimizzare la resa di chiari e scuri intervenendo in modo molto più fine. I metadati statici fissano una media identica per tutta la lunghezza del video, mentre i metadati dinamici consentono modifiche che possono arrivare a migliorare le immagini fotogramma per fotogramma.CAVI E TV: COME SI IDENTIFICANO I PRODOTTI CON HDMI 2.1Dopo aver elencato tutte le novità apportate da HDMI 2.1, vediamo come si possono identificare i prodotti che ne fanno uso. Per quanto riguarda i dispositivi non è consentito promuoverli parlando genericamente di HDMI 2.1. HDMI Licensing Administrator (HDMI LA) permette di utilizzare la dicitura “HDMI 2.1” solo quando viene associata ad una o più delle funzioni o caratteristiche elencate nelle specifiche (quelle che abbiamo descritto singolarmente).

Si può quindi dire che un TV è compatibile con HDMI 2.1 eARC, con HDMI 2.1 VRR e via dicendo, ma non è consentito il marketing basato su un generico supporto all’ultima revisione che non menzioni esattamente cosa è effettivamente supportato. Gli utenti devono dunque verificare che siano presenti le funzionalità che desiderano.

È del resto una scelta condivisibile perché non tutti i prodotti potrebbero trarre beneficio da tutte le specifiche: pensiamo ad esempio all’eARC su televisori dotati di soundbar molto elaborate che hanno un impatto significativo sul prezzo; in questi casi eARC non è sempre presente perché la sua implementazione, in linea teorica, suggerirebbe all’utente di ricorrere ad un sistema esterno per avere maggiore qualità. A quel punto sarebbe però più logico risparmiare soldi ed optare per un modello dotato di una sezione audio più semplice ed economica ed è questo il motivo per cui alcuni marchi non lo includono. Lo stesso discorso si può applicare al supporto per le risoluzioni 8K o superiori (a che pro supportarle su prodotti Ultra HD?).

Un ragionamento analogo vale anche per i cavi: la volontà di rendere questi tecnicismi più comprensibili per gli utenti meno esperti porta in alcuni casi ad una eccessiva semplificazione. Si sente infatti parlare spesso, sbagliando, di cavi HDMI 2.1. In realtà è sufficiente leggere le linee guida di HDMI LA per verificare che non è consentito accostare la versione di HDMI ai cavi. In altre parole non si può mai parlare di cavi HDMI 2.1, anche se c’è chi effettivamente promuove i prodotti in questo modo.

Come si può quindi distinguere un cavo nato per supportare tutti i 48 Gbps da un altro che non assicura la corretta gestione di un flusso così consistente di dati? Per riconoscere i cavi testati, quelli conformi ai parametri EMI necessari per minimizzare l’interferenza causata da connessioni Wi-Fi, Bluetooth e mobili, è stato creato un sistema che sfrutta confezioni immediatamente riconoscibili, come mostrato nell’immagine qui sotto:L’autenticità si può verificare rapidamente tramite una scansione eseguita con un’applicazione per smartphone. La corretta dicitura per i cavi non è HDMI 2.1 ma Ultra High Speed HDMI Cable, una classe superiore ai precedenti Premium High Speed HDMI Cable e Premium High Speed HDMI Cable with Ethernet (entrambi certificati per l’uso con sorgenti Ultra HD a 60 Hz, HDR e spazio colore BT.2020), High Speed HDMI Cable e High Speed HDMI Cable with Ethernet.

La mancata certificazione non implica comunque che un cavo non possa funzionare perfettamente. Il programma di certificazione è stato avviato solo in tempi recenti e molti cavi non sono stati sottoposti a tutti i necessari test nei laboratori ufficiali. Va inoltre chiarito che la certificazione non è obbligatoria: è una forma di garanzia per i consumatori ma un costo per il produttore, motivo per cui ci sarà chi deciderà di non far testare i cavi. In linea di massima possono pertanto funzionare anche cavi non certificati pur senza la certezza che rispettino le specifiche: occorre provarli per assicurasene.A CHI SERVE HDMI 2.1?Chiarito il quadro generale vediamo ora a chi serve veramente HDMI 2.1. Iniziamo da uno scenario molto basilare: la visione di programmi televisivi. Sia che si parli di digitale terrestre o satellitare, magari tramite tivùsat, la versione in uso delle interfacce HDMI è del tutto irrilevante. Sono i sintonizzatori integrati a ricevere il segnale che viene poi decodificato (tramite CAM e smart card per tivùsat) e mostrato su schermo. Chi passa gran parte del proprio tempo su questa tipologia di sorgenti non otterrebbe alcun beneficio da un modello provvisto di HDMI 2.1. Anche nel caso di trasmissioni ad altissima risoluzione o a 100 / 120 Hz, sarebbe comunque l’elettronica interna a dover assicurare la compatibilità e non gli ingressi che in questi casi non entrano proprio in gioco.

Qualcuno si potrebbe comunque chiedere cosa succederebbe se una pay TV come Sky dovesse scegliere di far partire trasmissioni a 100 / 120 fps. Ovviamente in quel caso il collegamento con i box Sky richiederebbe una HDMi 2.1 per funzionare. Al momento però le trasmissioni in HFR sembrano decisamente lontane dal divenire una realtà. Siamo infatti ancora fermi ad alcune demo mostrate in occasione di alcuni eventi o a sperimentazioni. Nel prossimo futuro non sembra esserci ancora spazio per HFR, che del resto imporrebbe cambiamenti importanti alle emittenti: nel caso di Sky sarebbe necessario adeguare le videocamere e cambiare anche tutti i box Sky Q, prodotti immessi sul mercato solo di recente. Considerando poi che l’Ultra HD deve ancora andare pienamente a regime, ci sentiamo di escludere che HFR sarà realmente utilizzabile sui programmi televisivi prima di diversi anni.Lo stesso discorso si può applicare a tutta la Smart TV: le applicazioni e il media-player non dipendono in alcun modo da HDMI. È del resto un fatto intuitivo: il segnale viene generato internamente e non passa per un ingresso. Non è infatti un caso che su alcuni prodotti il Dolby Vision sia arrivato in tempi differenti per app e HDMI e che anche i 120 Hz, su alcuni modelli compatibili, siano stati abilitati con un anno di anticipo quando gestiti tramite il media-player integrato. Sempre restando in ambito streaming vale la pena ricordare che nemmeno eARC offre una reale utilità: l’audio è al massimo in Dolby Atmos con una traccia che utilizza come fondamenta il Dolby Digital Plus. Una porta HDMI con ARC è pertanto più che sufficiente.

Il canale di ritorno audio evoluto può invece divenire un validissimo ausilio con impianti più complessi. Riprendiamo l’esempio del TV QLED Samsung alle prese con una traccia audio Dolby Atmos in Dolby TrueHD. Si potrebbe obiettare che nemmeno in questo caso è necessario eARC: la sorgente si può collegare ad un impianto audio compatibile dotato di più ingressi e da qui si arriva poi al televisore.Ci sono però scenari in cui questo non è possibile: pensiamo ad esempio ad una soundbar con una sola porta HDMI, in questo caso è obbligatorio affidarsi ad eARC per non perdere il supporto ai formati lossless. Anche soluzioni più versatili possono prestare il fianco a criticità: avere molteplici ingressi non assicura che questi siano compatibili con tutte le funzioni. Se infatti è vero che molti amplificatori e soundbar dispongono di eARC, altrettanto non si può dire per VRR, 120 Hz eccetera. In alcune situazioni si può provare ad aggirare il problema con un misto di collegamenti diretti (sorgente -> TV -> amplificatore / soundbar tramite eARC) e indiretti (sorgente -> amplificatore / soundbar -> TV quando le funzioni di HDMI 2.1 non servono). C’è però un concreto rischio di complicarsi la vita, per questo motivo avere il supporto ad eARC può essere vantaggioso.

HDMI 2.1 è invece assolutamente imprescindibile sui TV 8K, un mercato ancora di nicchia ma che alcuni utenti possono comunque prendere in considerazione per via di una disponibilità sempre crescente di modelli, specialmente da parte di marchi come Samsung, che stanno spingendo molto forte su questo fronte. Le sorgenti disponibili sono al momento pochissime ma chi volesse ad esempio sfruttare un PC, magari dotato di una GPU RTX 3090, avrebbe assoluta necessità di tutti i 48 Gbps forniti dall’ultima versione dell’interfaccia, pena lo scendere a pesanti compromessi sul fronte della fluidità e della qualità video (con HDMI 2.0 il campionamento del colore non va oltre il 4:2:0 a 8-bit e con al massimo 30 fps).

Sono però i videogiochi l’ambito in cui HDMI 2.1 esprime al momento la sua ragion d’essere. Proprio per l’importanza che il tema ha assunto abbiamo preferito dedicare un capitolo solo per questo argomento.HDMI 2.1 E I VIDEGIOCHIFunzioni come VRR e la capacità di sfruttare altissime risoluzioni a 120 fps sono molto utili quando si usano console e PC da gioco. Il Variable Refresh Rate nel mondo console non è sempre utilizzabile. Dipende infatti da come vengono impostati i giochi: se il frame rate è bloccato, generalmente su 30 o 60 fps, il VRR non entra proprio in gioco. Occorre quindi che il blocco non ci sia e questo limita la possibilità di sfruttare i benefici di HDMI 2.1.

Chi ricerca però un’esperienza sempre ottimale farebbe bene a prediligere prodotti compatibili con il VRR poiché in alcuni titoli possono fare la differenza. Parlando delle nuove console è ad esempio il caso di “Assassin’s Creed Valhalla”, che su Xbox Series X presenta alcune problematiche, frame tearing su tutte, risolvibili abilitando la frequenza di aggiornamento variabile.

La massima utilità si ottiene sicuramente con un PC, dove la maggiore libertà in termini di configurazione e la superiore capacità di calcolo possono fare ampio uso di tutte le funzioni che HDMI 2.1 mette sul piatto. Questa argomentazione è ancora più valida se si ragiona in un’ottica che vede la scelta del TV come uno strumento da utilizzare nei prossimi anni: i miglioramenti che arriveranno nel mercato delle GPU renderanno sicuramente più semplice la gestione di giochi a risoluzione Ultra HD con frame rate superiori ai 60 fps.I TV COMPATIBILI CON HDMI 2.1La gamma di modelli compatibili con le funzioni di HDMI 2.1 è in costante aumento. L’elenco verrà pertanto modificato nel corso del tempo per includere nuovi prodotti. Al momento ad offrire la gamma più completa, sia a livello di specifiche supportate sia per quanto riguarda il numero di prodotti presenti a catalogo, sono Samsung e LG seguite via via da tutti gli altri.

N.B.: la risoluzione 8K/60 in ingresso viene solitamente supportata solo sui modelli 8K, l’abbiamo accorpata al 4K/120 per ottimizzare lo spazio.

A seguire l’elenco suddiviso per marche [clicca su … per allargare oppure leggi qui]

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Articolo Originale di HDblog.it, pubblicato e leggibile in originale a questo indirizzo e qui citato a fini di diffusione. Tutti i diritti sono riservati all’autore e alla testata di riferimento.

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