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Turismo, in agosto flessione del 70% degli ospiti stranieri

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Anche agosto si conferma come un mese nero per il turismo con l’incoming che segna un secco – 70% rispetto al 2019

di Enrico Netti

(Imagoeconomica)

Anche agosto si conferma come un mese nero per il turismo con l’incoming che segna un secco – 70% rispetto al 2019

2′ di lettura

La crisi non molla e scuote profondamente il comparto dell’ospitalità e la sua filiera. «Ben 50mila imprese del settore rischiano il fallimento a causa della perdita di solidità finanziaria, con una contrazione del fatturato di almeno 12 miliardi di euro – segnala Raffaele Rio, presidente dell’istituto Demoskopika che svolge ricerche economiche, di mercato e sui consumi -. Una mortalità imprenditoriale che non può non ripercuotersi sul mercato del lavoro con una perdita diretta di ben 220mila posti la cui metà è concentrata nei sistemi turistici del Nord Italia a cui va aggiunto l’intero indotto».

Ad agosto, secondo le analisi di Demoskopika, il Belpaese ha perso 3,6 milioni di visitatori provenienti dall’estero con mancati incassi per quasi due miliardi, la metà rispetto a quelli dell’anno precedente. L’ipotizzato “sold out” di Ferragosto previsto dall’Enit suona quasi come una fake news.

«La riapertura delle attività economiche e la ripresa della libertà di movimento, anche infraeuropeo, non sono state sufficienti a garantire la sostenibilità economica e finanziaria di gran parte delle imprese turistiche italiane che vivevano di quel 51% di turismo internazionale che quest’anno verrà a mancare – rimarca Marina Lalli, presidente Federturismo Confindustria -.

I numeri sono allarmanti e fanno riflettere sull’urgenza di un sostegno immediato alle imprese. Questa estate abbiamo sofferto molto per l’assenza dei turisti stranieri che si stima siano stati 25 milioni in meno rispetto allo stesso periodo del 2019, una battuta d’arresto purtroppo destinata a proseguire anche a settembre». La presidente è preoccupata per la tenuta del sistema nel suo complesso. «Settembre sarà decisivo: rischiamo la chiusura definitiva del 30% delle imprese con un danno per l’occupazione ma anche per l’indotto di enormi proporzioni – aggiunge Marina Lalli -. Senza interventi diretti, come finanziamenti a fondo perduto, moratorie consistenti su imposte e tasse, per molte attività non ci sarà futuro».

Drammatica la situazione nelle città d’arte che subiscono i maggiori danni a causa del crollo degli arrivi da Usa, Russia, penisola arabica, estremo oriente. «Alcune nostre elaborazioni – su dati di Banca d’Italia – stimano in circa 2,7 milioni gli stranieri che hanno rinunciato ad un soggiorno nelle città d’arte del Belpaese tra luglio e agosto» ricorda Rio. Da parte sua Dario Nardella, sindaco di Firenze, segnala che dal punto di vista turistico l’estate nella città che amministra «è andata male e nella migliore delle ipotesi siamo arrivati a un -50% di presenze e di volume economico rispetto al 2019. Firenze, come Città metropolitana ha perso più di un miliardo dal punto di vista del turismo. Ma dal punto di vista economico ha perso quasi sette miliardi perché Firenze è il distretto della moda, dell’artigianato e poi ci sono grandi industrie manifatturiere». Il crollo del turismo a Firenze purtroppo ha anche fatto una vittima: Luca Vanni, ristoratore del centro storico che sabato scorso si è tolto la vita per il timore di perdere quanto costruito in anni di lavoro e sacrifici.


Articolo di di Enrico Netti pubblicato a questo indirizzo. e qui citato a fini di diffusione. Tutti i diritti sono riservati all’autore e alla testata di riferimento.


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