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Tribunale ferma pignoramento del Fisco: “la Pec è sconosciuta”

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Con ordinanza del 19 luglio scorso il giudice dell’esecuzione del Tribunale di Lecce ha affrontato la questione degli atti esattoriali inviati via pec da Agenzia delle Entrate Riscossione (si veda ordinanza del Tribunale di Lecce su www.partiteivanazionali.it – sezione Documenti).

La notizia è stata resa nota dall’associazione forense Camera Civile Salentina e ripresa successivamente da numerose associazioni di professionisti e consumatori, le quali informano che “l’impresa pignorata è stata difesa dall’Avv. Matteo Sances, il quale ha rilevato l’inesistenza delle cartelle di pagamento alla base del pignoramento poiché inviate attraverso indirizzi pec non presenti in pubblici registri, così come previsto dalle norme (ossia dall’art. 3bis della legge n.53/1994)”.

Indubbiamente la questione posta dall’ordinanza del Tribunale non è solo un mero cavillo formale ma un problema sostanziale. Ogni giorno, infatti, riceviamo comunicazioni per posta elettronica e lo scopo dei pubblici registri è proprio quello di indicare tutte le pec ufficiali della P.A. al fine di garantire l’identità del mittente e dunque di tutelare la nostra sicurezza.

Tale violazione, d’altronde, è tutt’altro che trascurabile. Si ricorda che il 12 agosto scorso la stessa Agenzia delle Entrate avvisava sui propri siti ufficiali i cittadini di potenziali attacchi hacker invitando a non aprire le comunicazioni di posta elettronica provenienti da indirizzi «non sicuri».

Occorre evidenziare, infine, che l’ordinanza del Tribunale di Lecce è solo l’ultimo di una serie di provvedimenti giudiziali emessi in queste settimane (si segnala anche la sentenza della Commissione Tributaria Regionale del Piemonte n.772/2/2022 dell’11 luglio scorso).

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