Marketing

Teatri lirici, la produzione vale oltre mezzo miliardo. Incassi in crescita nel 2023

[ad_1]

Il caso è semplice: la somma non fa il totale. Perché, nel caso della lirica italiana, per arrivare al totale bisogna fare uno sforzo enorme: prendere i suoi 400 e più anni di storia, aggiungerci il valore che ha per la nostra cultura di italiani, considerare il fatto che appartiene al nostro Dna. E il calcolo potrebbe andare ulteriormente avanti.

«La lirica ha un valore in sé che prescinde dal calcolo economico», dice Antonio Cognata, economista ed ex sovrintendente del Teatro Massimo di Palermo. È ovvio che sia così per i cultori, per gli appassionati, per gli amanti del bel canto. Ed è questo, chiaramente, il principio che sta alla base del riconoscimento arrivato dall’Unesco, che ha iscritto «La pratica del canto lirico in Italia» nella Lista rappresentativa del patrimonio culturale immateriale. Non è certo un caso che tale riconoscimento sia arrivato lo scorso 7 dicembre, giorno in cui a Milano si festeggia Sant’Ambrogio, il patrono della città, e giorno in cui da tradizione si svolge la Prima della stagione lirica al Teatro alla Scala, tempio mondiale dell’opera.

Produzione e indotto

Ma è proprio quel «valore in sé» che sta alla base di un settore che, nonostante possa apparire residuale nell’ambito della grande industria nazionale dell’intrattenimento, è fondamentale nella costruzione di quel brand «made in Italy» che, lo sappiamo bene, gioca un ruolo promozionale importante per il nostro Paese in tutto il mondo. Se infatti guardiamo al «valore della produzione» in senso stretto (ovvero la somma tra i ricavi da biglietteria e da altre prestazioni, i contributi pubblici e privati, le sponsorizzazioni e le erogazioni liberali), nel 2022 le 14 fondazioni liriche italiane hanno sfiorato, tutte insieme, i 531 milioni di euro. Ma se prendiamo in considerazione l’indotto economico diretto e indiretto generato sul territorio, il valore messo in movimento da questi teatri si aggira attorno al miliardo di euro, con un impatto importante soprattutto per le imprese del turismo delle città che ospitano i teatri, ma anche per i fornitori e le filiere economiche a essi legati. Senza contare il ritorno di immagine per il Paese stesso e la sua cultura.

Si tratta di un dato approssimativo, elaborato dal Sole 24 Ore a partire dai bilanci depositati dalle fondazioni e dai moltiplicatori considerati negli studi in passato dedicati a queste realtà culturali (in particolare, Milano, Verona e Venezia), ma anche dai numeri forniti dall’Agis, l’Associazione generale italiana dello spettacolo, di cui è presidente Francesco Giambrone, oggi sovrintendente del Teatro dell’Opera di Roma. «Ogni euro investito nella lirica – dice Giambrone – restituisce tra i 2 e 2,5 euro». E il presidente dell’Anfols (l’associazione delle fondazioni liriche), Fulvio Macciardi che è anche sovrintendente del Teatro Comunale di Bologna, aggiunge: «In generale il tema è sottostimato. La verità è che dove c’è un teatro di lirica c’è una ricaduta diretta e dell’indotto sul Pil. In Germania, dove la diffusione è più capillare, dove c’è il teatro il Pil è più alto di due punti».Basterebbe dunque seguire questa logica per capire quanto hanno prodotto i 324,8 milioni che nel 2022 sono stati erogati da Stato, Regioni e Comuni alle 14 fondazioni e a 16 (su 29) teatri di tradizione, a cui vanno aggiunti i circa 126 milioni di euro di contributi arrivati dai privati (tra contributi in senso stretto, sponsorizzazioni ed erogazioni liberali).

Scopri di più

Occupazione e incassi

Il ritorno concreto dell’arte che ha «un valore in sé» sembra scontato. Un dato su tutti è quello che riguarda i posti di lavoro: «Il totale dei lavoratori occupati nei teatri lirici presi in esame, con diverse tipologie di contratto, è di 16.838 unità, di cui 7.724 con contratti a tempo indeterminato o a termine e 9.114 artisti e tecnici scritturati di anno in anno», dicono dall’Agis. E sempre dall’Agis arriva il dato sugli incassi da sbigliettamento, che nel 2022 hanno superato gli 84,5 milioni, pari al 22% del totale degli introiti da biglietteria per le attività di spettacolo dal vivo nei teatri analizzati dall’Agis. Una cifra ancora lontana dai 123 milioni del 2019, ma in netto recupero sul 2021. Gli spettatori sono stati 1,7 milioni, anche questi in forte ripresa rispetto all’anno precedente (+ 165%); gli spettacoli realizzati sono stati 2.643 (+100,23%).

[ad_2]
Source link

Show More
Back to top button