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Sostenibilità e auto elettrica: ecco perché è un tema di management

Altro parametro rilevante è la vita utile ipotizzata per auto e batterie. La convenienza del veicolo elettrico, in termini di minore impatto ambientale, è direttamente proporzionale alla sua durata, compreso il pacco batterie, poiché i maggiori consumi energetici sono concentrati nelle fasi iniziali del ciclo di vita. E sono proprio le batterie, grazie ai continui e recenti sviluppi tecnologici, a registrare i maggiori progressi in termini di densità energetica, rapidità di ricarica e durata nel tempo.

Dunque, se è vero che in alcune circostanze e ipotesi il veicolo elettrico può risultare più inquinante rispetto a quello a benzina o diesel, si tratta di una situazione temporanea o locale (mix energetico tipico del Paese nel quale si trova ad operare il mezzo) destinata ben presto a divenire marginale. Ben altre sono poi le criticità derivanti dall’adozione su larga scala delle nuove vetture, di cui poco o nulla si parla sui media: la riciclabilità delle batterie e la reperibilità delle materie prime ivi contenute. Semplificando, è possibile suddividere le batterie per veicoli in due grandi famiglie: quelle tradizionali al piombo acido e quelle di nuova generazione al litio, il “motore” delle auto elettriche.

Sebbene le prime siano altamente inquinanti (il piombo è cancerogeno), sono ampiamente diffusi in Italia e in Europa numerosi impianti in grado di recuperare tutte le materie prime contenute (acido, piombo, plastica) con un residuo minimo di scorie inerti smaltite in discarica. Lo stesso purtroppo non si può dire per le nuove batterie al litio. Per queste ultime, a oggi, non risultano impianti in Europa in grado di riciclare e recuperare i materiali degli accumulatori: da una parte, il litio è fortemente instabile e facilmente infiammabile, dall’altra si tratta di prodotti contenenti un ampio spettro di materiali, quali plastiche, ceramiche, cobalto, nickel, ferro, grafite, rame, manganese, alluminio, etc. presenti con mix differenti in funzione delle tipologie di anodo e catodo.

Per inciso, si usa comunemente il termine di batterie al litio ma questo metallo in genere non supera il 3% dei materiali complessivamente impiegati. A causa di queste difficoltà nello smaltimento, alcune case produttrici provvedono direttamente al ritiro del pacco accumulatori quando la capacità residua non è più sufficiente per l’impiego automobilistico e lo destinano ad applicazioni fotovoltaiche, compatibili con una capacità inferiore, differendo così nel tempo il problema dello smaltimento.

Allo stato attuale, l’aspetto più critico, in termini di sostenibilità ambientale, è proprio rappresentato dal processo di smaltimento, tecnologicamente non ancora adeguato a gestire e riciclare questi prodotti, contrariamente a quanto avviene per le batterie al piombo-acido. L’auspicio è che il deficit di impianti adatti al riciclo venga rapidamente colmato sotto la spinta crescente della industrializzazione di questi prodotti.


Articolo di di Andrea Sanvito * pubblicato a questo indirizzo. e qui citato a fini di diffusione. Tutti i diritti sono riservati all’autore e alla testata di riferimento.

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