Business & Management

Smart working, indietro non si torner. Ma serve un nuovo capo

Milano, 16 settembre 2020 – 07:58

Dovrebbe nascere la figura del Chief smart working officer, con un approccio non solo contabile alle esigenze delle persone

di Massimo Sideri

Smart working, indietro non si torner

C’ quello che a casa proprio non ci vuole stare perch non ha lo studio per i meeting su Zoom ed stufo di farli dalla toilette. C’ chi invece lavorerebbe tutta la vita dal proprio letto come era solito fare Winston Churchill, anche da premier, durante la Seconda guerra mondiale. C’ poi quello che ha paura che in sua assenza gli levino la postazione: perch evidente che un piano segreto per i licenziamenti di massa e che il virus tutta un’invenzione. Lo smart working, o working at home piuttosto che remote working come semplificano in molti altri Paesi, si porta dietro molte dilemmi, innanzitutto perch arrivato troppo in fretta si trascinato dietro molti malintesi: a) avrebbe solo vantaggi; b) se smart vuol dire che prima eravamo stupidi?; c) sarebbe in contrapposizione dicotomica con il lavoro tradizionale; d) sarebbe pi produttivo.

La risposta, come sempre nella realt, : dipende. a) Non vero che ha solo vantaggi perch dobbiamo ripensare gli spazi personali come ibridi, per esempio; b) per molti lavori e funzioni la scelta smart stare in ufficio, come per quelle posizioni che una brillante sociologa ha definito i nodi delle organizzazioni lavorative; c) yin e yang non c’entrano: forse ha pi senso dire che lo smart working pi efficace per la parte operativa e gli spazi fisici sono migliori per la parte creativa e di condivisione di idee; d) dalle prime ricerche Usa risulta che molti leader abbiano aumentato il numero di meeting online per un motivo poco scientifico: l’ansia di contare di meno.

La verit che l’approccio al lavoro dovr trovare una sorta di terza via che non sia n quella di prima, n quella del lockdown. Non sar n facile, n indolore, n un fenomeno passeggero. Per questo nelle aziende dovrebbe nascere il chief smart working officer, una figura nuova che non sia il capo del personale e che si occupi a tempo pieno dell’organizzazione del lavoro, anche con un approccio umanistico e non solo contabile alle esigenze delle persone. Una nuova cultura della presenza ibrida potrebbe creare anche occasioni di incontro tra domanda e offerta di lavoro superando il classico limite geografico. Mentre le aziende che non vorranno affrontare il cambiamento si troveranno a non essere competitive per i giovani nomadi digitali. Lavorare stanca. Lo smart working anche.

16 settembre 2020 | 07:58

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