Digital News

Se ti arriva un SMS che chiede un codice WhatsApp, non rispondere: l’allarme della Polizia Postale

La truffa del codice di WhatsApp continua a circolare indisturbata sulla piattaforma di messaggistica del gruppo Facebook, nonostante le misure di sicurezza adottate dai gestori per tentare di mantenere i protetti i suoi utenti. L’ultimo allarme lo ha lanciato la Polizia Postale su Facebook, con un intervento nel quale rivela che – a dispetto fatto che del raggiro si parli ormai da anni – le segnalazioni da parte delle nuove vittime sono in aumento.

Seguendo diversi copioni, la truffa del codice è basata sempre sul medesimo canovaccio: gli autori si fingono amici delle vittime e le contattano via SMS chiedendo loro l’invio di un codice numerico di 6 cifre che queste dovrebbero aver ricevuto nei minuti precedenti. Le vittime in effetti hanno appena ricevuto un codice da WhatsApp; quel che non sanno, è che si tratta del codice necessario a consegnare il loro stesso account WhatsApp nelle mani di chi lo immette all’interno del proprio dispositivo.

Il trucco dei truffatori

Il servizio è stato ideato da WhatsApp e serve per quando si cambia telefono: immettendo il proprio numero in una copia di WhatsApp appena installata, la piattaforma cerca di capire se il proprietario è chi dice di essere, e per farlo invia via SMS un codice di 6 cifre al numero di telefono indicato. Senza uno di questi codici che vengono generati sul momento, conoscere il numero di telefono di una persona non serve per rubargli nel suo account; d’altro canto, sembra che farselo inviare con uno stratagemma è piuttosto semplice. I messaggi in questione suonano tutti in modo simile a quello usato come esempio dalla Polizia Postale: “Ciao, ti ho inviato un codice per sbaglio, potresti rimandarmelo?”, e se la vittima cade nel tranello perde l’accesso al proprio account.

Diffusione a catena

Una volta impossessatisi di un account, i truffatori fanno proseguire il raggiro a catena: trascrivono i numeri di…

Leggi pezzo originale cliccando qui


Articolo Originale di Lorenzo Longhitano, pubblicato e leggibile in originale a questo indirizzo e qui citato a fini di diffusione. Tutti i diritti sono riservati all’autore e alla testata di riferimento.

Show More
Back to top button