Turismo

Sardegna tra le regioni più povere d’Europa: il Pil sfiora il 70% della media

Confronto UE
Nel raffronto con l’Europa si notano i segni di debolezza del quadro macroeconomico regionale. Il dato disponibile è quello del 2018 : “la Sardegna occupa la 177esima posizione nella classifica delle 241 regioni dell’Unione, con un Pil per abitante pari al 70% della media europea (media italiana: 97%)”. Il Pil per abitante è pari a 21.012 euro, “più alto rispetto al Mezzogiorno (18.986 euro) ma sempre distante del Centro-Nord (34.497 euro)”. Il rapporto conferma un aumento dei consumi delle famiglie con spesa per abitante di 13.714 euro e una crescita del 2,3 per cento su base annua. Rimane basso, seppure superiore rispetto a quello del Mezzogiorno (2.988 euro), il dato procapite sugli investimenti (3.455 euro, +2,4 per cento su base annua), anche se è molto distante da quello del Centro Nord (6.16 euro). Cala il numero delle imprese attive, nel 2019 se ne registrano 177 in meno rispetto all’anno precedente.

Il tessuto imprenditoriale
Il tessuto imprenditoriale è frammentato. Gli addetti delle microimprese sono il 63 per cento del totale, dato superiore a quello nazionale pari al 45 per cento. Regge il comparto agricolo che conferma la sua forza, sia nel numero delle imprese (più di 34mila, pari al 24% del totale) sia nella loro capacità di creare valore aggiunto (4% in Sardegna contro 2% in Italia). Resta sottodimensionato il comparto industriale (21% delle imprese e 14% del valore aggiunto in Sardegna, contro 24% di imprese e valore aggiunto in Italia). Un terzo del valore aggiunto complessivo è legato ad attività in ambito pubblico o a servizi non destinabili alla vendita. La contrazione si registra nell’import-export.

Settore petrolifero
La parte più consistente dell’export, che complessivamente vale 5,65 miliardi di euro (-1,4% rispetto al 2018), è rappresentata dal settore petrolifero che con i 4,7 miliardi di euro ha una percentuale dell’83 per cento. In calo anche gli altri settori produttivi. Il dato negativo più significativo riguarda l’export di armi e munizioni “che registra uno uno stop dopo 5 anni consecutivi di forte espansione da 95 a 16 milioni di euro, poiché – scrivono gli esperti nel rapporto – l’azienda produttrice a luglio 2019 ha sospeso le licenze per 18 mesi, recependo una richiesta parlamentare di interrompere la vendita ad Arabia Saudita ed Emirati Arabi”. Positivo invece il dato relativo all’industria lattiero-casearia, in aumento dopo tre anni di calo, con 103,9 milioni di euro con un +13 per cento su base annua. Positivi gli indicatori del mercato del lavoro: “Per il secondo anno consecutivo crescono il tasso di attività (47,9%, +0,9% rispetto al 2018) e il tasso di occupazione (40,8%, +1,7% rispetto al 2018)”. Il numero di occupati in Sardegna aumenta di 8.200 unità.

“In un contesto nazionale complessivamente positivo, la Sardegna si colloca tra le prime regioni d’Italia per incremento dell’occupazione”. Non solo: “La disoccupazione in Sardegna, come in gran parte d’Italia, continua a calare”. “Il tasso di disoccupazione sardo nel 2019 è del 14,7% (-0,7 punti sul 2018). Nonostante un trend quinquennale decrescente, la Sardegna si colloca ancora tra le prime posizioni per percentuale di disoccupati, dietro a Calabria, Campania, Sicilia e Puglia”. Cambia anche la composizione dei disoccupati: oltre il 60 per cento dei disoccupati in Sardegna ha più di 34 anni, e oltre il 10 per cento ha 55 anni o più”. Il versante relativo ai servizi pubblici registra una “crescita della spesa sanitaria”, una “buona gestione dei rifiuti e del trasporto cittadino” ma anche “segnali negativi sul fronte dei servizi di welfare locale”.

Il comparto turistico
I dati relativi al comparto del turismo certificano che nel 2019 è migliorata “l’internazionalizzazione”, diminuita la stagionalità, e aumentata l’offerta di alta qualità. “Rispetto ai competitor (Sicilia, Calabria e Corsica) – si legge nel rapporto -, la performancedella Sardegna risulta la migliore per quanto riguarda la crescita delle presenze straniere. Solo la Puglia mostra una crescita più elevata”. Tra gli elementi di debolezza e preoccupazione anche il tasso di abbandono scolastico che nell’isola arriva al 23 per cento, contro il 10,5 per cento della media europea. E benché negli ultimi anni sia cresciuto il numero di laureati (30-34 anni) il rapporto rimarca “il ritardo rispetto agli obiettivi programmati nel documento Strategia Europa 2020 (nel 2020 almeno il 40 per cento dei giovani deve essere laureato) e la distanza rispetto alla media dell’Unione (39,4 per cento nel 2018)”. Troppo bassi, rispetto alla media europea, anche gli investimenti in ricerca. A faticare anche il settore delle delle start up innovative: 8,1 startup ogni 100mila abitanti a fronte del 18,4 in Italia. “L’attività più diffusa si conferma la produzione di software e la consulenza informatica, sicuramente il settore meno dipendente dalla condizione di insularità”. C’è poi l’aspetto legato al cosiddetto Shock covid, ossia gli effetti provocati dalla pandemia sull’intero sistema economico. E si ipotizzano diversi scenari. Si passa da quello “moderato” in cui al lockdown si aggiunge una riduzione della domanda esterna del 9,2% e una riduzione ulteriore della domanda del settore turistico del 30%, l’impatto complessivo sul PIL regionale è pari a -10,5%” a quello “severo” in cui “al lockdown si aggiunge una riduzione della domanda esterna del 13,1% e una riduzione ulteriore della domanda del settore turistico del 50%, l’impatto complessivo sul Pil della Sardegna risulta essere pari a -11,9%”. Stime che comunque, come si legge ancora nel documento “devono essere prese con cautela data la grande incertezza che permane sulla durata dell’epidemia, non solo in Sardegna e in Italia, ma anche nel resto del mondo, al quale la nostra economia è comunque legata”.


Articolo di di Davide Madeddu pubblicato a questo indirizzo. e qui citato a fini di diffusione. Tutti i diritti sono riservati all’autore e alla testata di riferimento.

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