Comunicazione

Ricerca Politecnico di Torino: 65% siti in Europa non rispetta privacy

65% siti in Europa non rispetta la "Cookie Law" e 90% per intrattenimento e news, i risultati della Ricerca

Una Ricerca interessante condotta dal Dipartimento di Elettronica e Comunicazioni del Politecnico di Torino ha rivelato e messo in evidenza che il 65% dei siti in Europa non rispetta la privacy degli utenti durante le loro attività ed interazioni online.

Il dato più sconcertante ed allarmante, messo in evidenza dallo studio dei ricercatori del Politecnico torinese, ha messo in evidenza che una percentuale eccedente il 90% per alcune categorie di siti, come per esempio ‘News e Intrattenimento, violerebbe le normative di tutela della privacy dei cyber-utenti.

E’ il risultato di una ricerca condotta su un campione di 35.000 siti in 100 categorie diverse in 25 Paesi (21 dell’Unione Europea, più Russia, Australia, Brasile e Usa).
L’indagine è stata realizzata dai ricercatori Martino Trevisan, Hassan Metwalley, Stefano Traverso e Marco Mellia per capire, a quattro anni di distanza dall’entrata in vigore della “Cookie Law” con l’obiettivo di monitorare se sia stata rispettata.

Il gruppo di ricerca del Politecnico di Torino si occupa da diversi anni del tema della privacy online: da questa interessante attività e linea di ricerca, è stata battezzata una startup spin-off del Politecnico di Torino chiamata Ermes Cyber Security (www.ermessecurity.com), che offre rilevanti e sofisticate soluzioni avanzate anti-tracciamento per le aziende.

Cookie Law violata dal 65% dei siti europei

L’avvento di internet ha cambiato e revisionato profondamente la vita delle persone ed il modo di fare business delle imprese: fare shopping online, chattare, gestire relazioni sociali, organizzare il tempo libero, leggere notizie sono solo alcune delle attività che vengono svolte attraverso la rete Internet.

Il modello di business che garantisce agli utenti la gratuità di gran parte dei contenuti multimediali presenti sul canale Web si basa sulla raccolta di dati ed informazioni, utilizzati dalle società di marketing per profilare gli utenti.

Le informazioni raccolte, mediante sistemi di trackers, dovrebbero essere vendute ad agenzie pubblicitarie per realizzare campagne promozionali mirate; tuttavia, dalle risultanze della Ricerca sono emersi casi in cui i dati raccolti dai servizi di tracciamento sono stati ceduti a soggetti di dubbia reputazione o sono stati utilizzati per cagionare danni all’utente stesso.

Una delle questioni chiave è proprio quella riguardante il fatto se i siti ed i social network rispettino la privacy degli utenti durante le loro attività ed interazioni sul canale online: questo è l’obiettivo dichiarato del team di ricerca composta da Hassan Metwalley, Stefano Traverso e Marco Mellia del Dipartimento di Elettronica e Comunicazioni del Politecnico di Torino.

Con l’obiettivo dichiarato di regolarizzare il fenomeno del tracciamento nel Web, nel 2002 l’Unione Europea ha introdotto la direttiva “ePrivacy”, diventata operativa dopo undici anni, la quale prevede che ogni sito debba richiedere ai propri utenti l’autorizzazione ad utilizzare tecnologie di tracciamento, i cookies. Di qui, si comprende la denominazione della Direttiva UE  “Cookie Law”.

Hassan Metwalley e colleghi del team di ricerca del Politecnico torinese  hanno realizzato il primo studio su larga scala per comprendere se la direttiva “Cookie Law” sia effettivamente rispettata.

I risultati sono allarmanti e lasciano qualche perplessità agli utenti: il 65% dei siti non rispetta la direttiva, impiegando tecniche di tracciamento prima che l’utente stesso fornisca l’autorizzazione. La percentuale eccede il 90% per alcune categorie di siti, come per esempio, News e Intrattenimento.

L’obiettivo auspicato dall’entrata in vigore della normativa europea ha fallito nel suo intento riformistico e non riesce a regolarizzare il tracciamento nel web, che negli anni ha assunto dimensioni sempre più vaste e preoccupanti.

 

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