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Pfm, tecnologie di frontiera al servizio del packaging alimentare e cosmetico


MECCATRONICA

L’azienda vicentina esporta circa il 70% della produzione e ha una forte propensione a investire in ricerca per la sostenibilità

di Riccardo Oldani

L’azienda vicentina esporta circa il 70% della produzione e ha una forte propensione a investire in ricerca per la sostenibilità

4′ di letturaTra i vari ambiti in cui operano le aziende meccatroniche italiane, quello del packaging alimentare è un vero fiore all’occhiello. La produzione di macchinari per il confezionamento di cibi è un settore in cui le nostre imprese si distinguono per creatività, capacità di innovare e forza competitiva. Una di queste realtà è Pfm, con sede a Torrebelvicino (nell’Alto Vicentino), attorno alla quale si è coagulato un vero e proprio distretto di eccellenza che copre tutte le esigenze della filiera. Pfm esporta i suoi prodotti in tutto il mondo, e non solo per il food, ma anche per il settore di cosmetico.Pfm, guidata da Paolo e Andrea Fioravanti rispettivamente Direttore Generale e Direttore R&D e Vendite, dà lavoro a 550 addetti in quattro siti produttivi in Italia e uno in Canada e si avvale di un team per la ricerca e sviluppo, distribuito nelle varie sedi aziendali, che arriva a oltre cento tra ingegneri e tecnici.«Pfm produce macchine per il packaging flessibile primario e secondario a partire da bobine di film termosaldante, oltre a sistemi di pesatura industriale», spiega Roberto Caracciolo, consulente per l’azienda sui temi della ricerca e sviluppo e docente dell’Università di Padova. «Il packaging primario riguarda il confezionamento diretto di alimenti, quello secondario la realizzazione di confezioni multiple di confezioni. Si tratta di macchine ad elevata automazione, che richiedono una forte spinta all’innovazione per essere concorrenziali in un settore in cui la competizione è davvero globale».Loading…L’azienda vicentina, che esporta fino al 70% della produzione in tutti i mercati, compreso il Sud Est Asiatico, è animata, dice ancora Caracciolo «da una fortissima propensione a investire in ricerca, che negli ultimi anni ha saputo interpretare le esigenze di un mercato sempre più “green”, attraverso l’impiego di film ecosostenibili in luogo dei poliaccoppiati e multistrato tradizionalmente utilizzati». Proprio in questa direzione PFM è impegnata in un progetto triennale di ricerca, in parte finanziato dal ministero dello Sviluppo Economico.«Le macchine di ultima generazione in grado di effettuare queste lavorazioni», spiega ancora Caracciolo, «vedono sempre di più una forte integrazione tra parte meccanica e parte elettronica. Un tempo venivano richieste confezionatrici monoformato, che per tutta la loro vita operativa effettuavano lo stesso tipo di lavorazione. Ora le macchine devono essere estremamente flessibili, gestire confezioni di dimensioni diverse e lotti piccoli, oltre a passare da una lavorazione all’altra in tempi sempre più brevi».Pfm, in particolare, produce confezionatrici orizzontali, verticali e “stand-up bag”, o “stand-up pouch”, in cui il prodotto viene inserito in imballaggi flessibili dotati di una base che consente di tenerli in piedi e, all’occorrenza, di una chiusura zip. Per intenderci sono quelle buste, ormai onnipresenti nei nostri supermercati, in cui vengono confezionati i prodotti più vari, dalle mozzarelle al formaggio grattugiato, dai biscotti alla frutta secca, dagli snack ai preparati per torte, al sapone per le mani. Pfm è stata l’azienda che ha rivoluzionato questo tipo di confezionamento, introducendo una nuova linea di macchine, denominate D Series, che consentono di produrre stand-up pouch di dimensioni anche molto diverse riducendo ad appena 18 minuti il tempo di cambio formato. «Una prestazione eccezionale», spiega Roberto Caracciolo, «se si pensa che questo tipo di operazione non molto tempo fa richiedeva almeno mezza giornata». La soluzione tecnologica che ha consentito questo enorme salto di qualità sono, spiega sempre l’esperto, i motori lineari a carrelli indipendenti, introdotti di recente sul mercato da alcuni produttori di sistemi per l’automazione.Pfm ha avuto il merito di intuirne le potenzialità per il packaging e di ingegnerizzarne l’implementazione nelle proprie macchine. Si tratta di sistemi simili a catene di trasporto, in cui i vari carrelli non viaggiano però equidistanti tra loro, ma possono avvicinarsi o allontanarsi a piacimento a seconda delle esigenze, grazie anche a un sistema di controllo e di guida intelligente. Riprogrammare il loro posizionamento e il movimento a seconda delle necessità è un’operazione immediata, che conferisce alle macchine una flessibilità senza precedenti. Inoltre aumenta la produttività e diminuisce l’ingombro. In soli 10 metri di sviluppo una D Series di Pfm può arrivare a confezionare oltre 300 stand-up pouch al minuto.Oltre alla ricerca per sfruttare al meglio le tecnologie di automazione presenti sul mercato,leggi articolo completocliccando qui


Articolo Originale di di Riccardo Oldani, pubblicato e leggibile in originale a questo indirizzo e qui citato a fini di diffusione. Tutti i diritti sono riservati all’autore e alla testata di riferimento.

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