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Pere, altro anno maledetto: dopo cimici e gelate, vittime anche di un fungo

agricoltura

Allarme delle associazioni: annata compromessa e tenuta del comparto a rischio

di Silvia Marzialetti

(hansenn – stock.adobe.com)

Allarme delle associazioni: annata compromessa e tenuta del comparto a rischio

2′ di lettura

Cimice asiatica, gelate e un nuovo fungo tossigeno, la maculatura bruna, che aggredisce il frutto fino al marciume. Alla vigilia delle prime raccolte, si preannuncia un altro annus horribilis per il settore delle pere, che conta circa 30mila ettari coltivati, soprattutto nel Nord Italia. In allarme le associazioni, che intravedono seri rischi per la tenuta del comparto.

Il primo a lanciare l’allarme è stato il comitato di coordinamento dell’Organizzazione Interprofessionale Pera, che lo scorso anno ha registrato costi di produzione superiori di 8mila euro per la produzione lorda vendibile a ettaro. «Il settore è reduce da un’annata a dir poco disastrosa, con quantitativi drasticamente compromessi e perdite di reddito enormi», denunciano dall’Oi Pera. Quest’anno i presupposti non sono migliori e la raccolta è a rischio.

In Emilia Romagna – dove si concentra il 70% della produzione nazionale di pere – le gelate primaverili hanno impattato soprattutto sulle varietà più precoci e sulle Abate, le fioriture secondarie hanno invece fornito terreno fertile all’aggressione di funghi patogeni. Il colpo è durissimo per una regione che stenta a riprendersi dal tracollo dello scorso anno: 114mila tonnellate di prodotto e 267 milioni di euro andati in fumo a causa della cimice asiatica.Il nemico numero uno di questa annata è rappresentato dalla Maculatura bruna, che nel bacino del Mediterraneo è considerata la più grave malattia fungina del frutto.

Confagricoltura lancia l’allarme: «La tempesta perfetta che si sta abbattendo sul settore – dichiara il presidente, Massimiliano Giansanti – sta portando allo stremo tante aziende che rischiano non solo di non fare reddito, ma anche di andare in perdita per gli incrementi consistenti dei costi di produzione, lievitati a causa dei maggiori oneri sostenuti per la difesa dalla Maculatura».

Al momento i progetti di ricerca in corso – in cui anche l’Oi Pera è impegnata – non riescono a fornire risposte tempestive e, considerata l’eccezionalità del momento, c’è chi invoca deroghe sull’uso – eccezionale e temporaneo – di molecole rivelatesi efficaci in passato. «Ormai da anni – dichiara Gianni Amidei, presidente dell’Oi Pera – è in atto una diminuzione costante della disponibilità di prodotti autorizzati. In assenza di valide alternative, ci impegneremo a richiedere alle istituzioni la deroga all’utilizzo di alcune di queste sostanze»


Articolo di di Silvia Marzialetti pubblicato a questo indirizzo. e qui citato a fini di diffusione. Tutti i diritti sono riservati all’autore e alla testata di riferimento.


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