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Perché la multa ad Apple per gli iPhone non impermeabili è di soli 10 milioni

In queste ore l’Autorità garante della concorrenza e del mercato ha comminato ad Apple una multa da 10 milioni di euro per pratiche commerciali scorrette. Nei due procedimenti distinti il bersaglio è uno solo: il fatto che gli ultimi modelli di iPhone siano stati pubblicizzati come impermeabili in misura maggiore rispetto a quanto fosse effettivamente certificato. La vicenda sta facendo discutere su più fronti: da una parte c’è chi si schiera con l’azienda facendo notare che negli spot condannati dall’Antitrust i termini della resistenza all’acqua sono ben specificati; dall’altra chi, come alcune associazioni di consumatori, chiede provvedimenti più decisi nei confronti di un colosso della tecnologia come la casa di Cupertino.

Migliaia di casi

Da una parte in effetti è vero che Apple — negli spot e nella comunicazione digitale relativa all’impermeabilità dei suoi telefoni — appone delle indicazioni che specificano come i telefoni resistano all’acqua solo in certe condizioni e come la garanzia non copra comunque i danni da ingresso di liquidi. Come precisato dall’Antitrust, il procedimento che ha portato alla multa si è aperta ormai un anno fa: nel corso dei mesi, come di consueto, sono state ascoltate tutte le parti in causa e sono state tratte le conclusioni comunicate in queste ore.

La decisione di aprire le indagini è a sua volta scaturita da un numero significativo di segnalazioni: stando a quanto riferito nel testo del provvedimento, al termine dell’istruttoria il numero dei reclami presentati dai clienti in Italia e concernenti danni derivanti da contatti con liquidi per i diversi modelli di iPhone ammontava a una cifra compresa tra 3.000 e 10.000. È anche in base a questi numeri che l’Autorità ha determinato come le indicazioni testuali all’interno degli annunci pubblicitari degli iPhone non fossero sufficientemente chiare.

Il limite dei 10 milioni

Per chi si chiede perché la multa sia stata di appena 10 milioni, la risposta è semplice: l’Antitrust, con i poteri che ha al momento, non può spingersi più in là. L’organo è riuscito ad arrivare alla cifra di 10 milioni accorpando in un solo provvedimento due distinte pratiche giudicate scorrette, ovvero gli spot e la mancata assistenza offerta ai clienti in garanzia; di norma infatti il massimo di sanzioni pecuniarie che l’Autorità può comminare — anche tenuto conto della gravità e della durata della violazione — è di 5 milioni per singolo illecito. Ammende di questa portata non incidono minimamente sulle attività di aziende multinazionali come Apple, e affinché questi giganti debbano confrontarsi con provvedimenti più incisivi c’è da attendere: a novembre 2021 scadono infatti i termini per recepire anche in Italia l’ultima direttiva europea in merito alla tutela dei consumatori, che dovrebbe dare all’Antitrust il potere di sanzionare le aziende in fallo con multe fino al 4 percento del loro fatturato. leggi articolo completocliccando qui


Articolo Originale di Lorenzo Longhitano, pubblicato e leggibile in originale a questo indirizzo e qui citato a fini di diffusione. Tutti i diritti sono riservati all’autore e alla testata di riferimento.

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