Food & Wine

Pasta e vino, il made in Italy resiste al Covid con l’export

Servizioverso la ripresa

I danni del lockdown sono stati pesanti ma i dati nei primi mesi dell’anno lasciano intravedere segnali positivi, meglio di altri Paesi europei

di Giorgio dell’Orefice e Alessio Romeo

Coronavirus: cambia carrello spesa italiani, dispense piene

I danni del lockdown sono stati pesanti ma i dati nei primi mesi dell’anno lasciano intravedere segnali positivi, meglio di altri Paesi europei

5′ di lettura

Il made in Italy (alimentare) che resiste. Mentre ancora non è certo terminata la conta dei danni che l’emergenza Covid-19 ha provocato all’economia italiana e mondiale, arrivano però anche i primi segnali positivi, ottimo presupposto in vista di un percorso di ripresa. E vengono proprio dal comparto agroalimentare che se da un lato ha visto le imprese lavorare anche nel periodo più duro del lockdown, dall’altro, non ha per questo, evitato danni. Basti pensare alle pesantissime ripercussioni che le imprese agroalimentari hanno subito per la chiusura della ristorazione nazionale e internazionale.

I dati incoraggianti

Nonostante tutto quindi giungono segnali positivi e vengono da due alfieri del food&wine made in Italy nel mondo: il vino e la pasta. La pasta italiana, come certificato nei giorni scorsi dai dati Istat relativi al primo trimestre dell’anno, ha proseguito il trend di crescita che già nel 2019 l’aveva portata al record di esportazioni con 2,6 miliardi di euro e a marzo ha fatto registrare un balzo delle vendite all’estero di ben il 21% con 97mila tonnellate esportate in più, 72mila delle quali sui mercati comunitari.

È invece un dato parziale ma – contro ogni aspettativa – positivo il risultato messo a segno dal vino italiano sui mercati extra Ue nel primo quadrimestre del 2020: +5,1%. Una performance significativa anche perché abbraccia i due mesi clou del lockdown (marzo e aprile) caratterizzati dalla chiusura di alberghi e ristoranti in molti paesi del mondo.

Le cifre relative al vino rese note oggi dall’Osservatorio Vinitaly-Nomisma sono state messe a punto sulla base delle informazioni doganali dei diversi Paesi. Numeri che nel complesso coprono circa il 50% del totale export di vino italiano, ma che comprendono però il primo mercato di sbocco, gli Stati Uniti, oltre che i mercati emergenti di Canada, Russia, Giappone, Cina, Svizzera e Brasile.

Il vino tiene bene negli Usa

Cifre positive in gran parte dipendenti dalle performance di vendita negli Usa: dopo un primo bimestre in cui l’export italiano era volato a +40% con gli importatori che hanno accelerato gli acquisti e le scorte per il timore che potessero essere imposti dazi sulle etichette made in Italy, il trend ha poi tenuto anche nei mesi più duri dell’emergenza Covid-19. Il positivo trend dell’export di vino è poi puntellato anche dall’ottimo +7,1% registrato in Canada sempre più nel novero dei principali clienti del vino del Belpaese.


questo articolo è stato scritto da di Giorgio dell’Orefice e Alessio Romeo a questo indirizzo. e qui ripubblicato a fini di diffusione. Tutti i diritti sono riservati all’autore e alla testata di riferimento.

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