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On demand e interattivi, i musei nell’era post-Covid

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Crescono i follower sui social grazie al raddoppio dei contenuti postati. «Ma farà la differenza il livello di coinvolgimento» spiega Lorenzini del Politecnico di Milano

di Alessia Maccaferri

Crescono i follower sui social grazie al raddoppio dei contenuti postati. «Ma farà la differenza il livello di coinvolgimento» spiega Lorenzini del Politecnico di Milano

5′ di lettura

Chissà se la «Netflix della cultura» sarà la vera figlia del lockdown dei musei, della cultura, del teatro e della musica. Comunque vada il progetto della piattaforma immaginata dal ministro Dario Franceschini, la quarantena dovuta all’epidemia Covid-19 segna un prima e un dopo nella cultura italiana: per due mesi musei, teatri, istituzioni di ogni genere si sono messi in gioco con un’imponente produzione di contenuti condivisi online. Ma cosa resterà di questa abbuffata digitale?

È stata solo la noia o il tempo libero a spingere gli italiani a seguire i canali social dei musei o a visitare le sale in modalità virtual tour? O ha nutrito un interesse che durerà ben oltre la fase2?

«Spero che i musei abbiano imparato che il coinvolgimento online non è un corollario alla visita onsite. Ma un modo per fornire contenuti culturali e tenere ingaggiati i propri pubblici. Le esperienze che lasceranno un’eredità maggiore saranno quelle che, tramite l’interazione, avranno creato un coinvolgimento reale dell’utente» commenta Eleonora Lorenzini direttrice dell’Osservatorio innovazione digitale nei beni e attività culturali del Politecnico di Milano, che presenterà il 27 maggio la survey relativa alla digitalizzazione dei musei italiani.

Condivisione sui social
Il numero medio di post è raddoppiato su tutti i canali social nelle settimane di lockdown. Secondo un campione di 100 musei, analizzati dal Politecnico, in media i 25 post su Facebook di febbraio sono diventati 40 a marzo e 41 ad aprile, i 32 su Twitter sono quasi raddoppiati a marzo e aprile; stesso trend per i 15 post di Instagram diventati 33 a marzo e aprile. Un impegno di risorse e creatività che è stato premiato in termini di follower: ad aprile rispetto a marzo sono cresciuto del 3,6% su Facebook, del 2,4 su Twitter e dell’8,4% su Instagram. «Ma non è sufficiente mettere online la collezione o avere più follower: ciò che conta è la capacità di interagire con il pubblico attraverso una call to action diretta» racconta Lorenzini. Come è successo per esempio con il flash mob ArtYouReady, che ha chiesto agli utenti di postare le proprie foto che richiamassero un famoso dipinto. Con il risultato di generare su Instagram un livello di interazione più che raddoppiato rispetto ai giorni precedenti. E in questa direzione hanno saputo sfruttare l’occasione i teatri, da La Scala di Milano alla Fenice di Venezia: il numero medio delle interazioni giornaliere su Facebook è cresciuto del 61 per cento.

Personalizzazione
«Per noi è sempre stato chiaro che non volevamo utilizzare i canali solo per promozione di mostre, sconti ed eventi, errore tipico che fanno i musei, ma come strumento di conoscenza in linguaggi diversi in base al proprio pubblico e al social» spiega Eike Schmidt, direttore delle Gallerie degli Uffizi di Firenze. «È un lavoro che viene da lontano e ci ha premiato, non solo numericamente ma per il livello di engagement. Infatti il trend molto positivo è iniziato prima del lockdown e continua ora, non c’è un rallentamento: continua la fruizione e la fidelizzazione». Instagram vede gli Uffizi tra i musei più seguiti al mondo e primo in Italia (488mila follower), la nuova pagina Facebook in circa due mesi dalla sua apertura ha 53mila follower con 2,5 milioni visualizzazioni dei video. Non solo: le due clip in cinese in cui Schmidt si rivolge agli utenti nella loro lingua,hanno ottenuto, in un solo giorno, 1,4 milioni di visualizzazioni. «In questi mesi abbiamo fatto grandi passi avanti sulla conoscenze del nostro pubblico – aggiunge Schmidt – Incroceremo questi dati raccolti su web e social con una grande customer survey iniziata nel settembre scorso tra i visitatori. Così avremo diversi elementi di comprensione come la penetrazione nei mercati, la composizione del pubblico, la stagionalità».


Articolo di di Alessia Maccaferri pubblicato a questo indirizzo. e qui citato a fini di diffusione. Tutti i diritti sono riservati all’autore e alla testata di riferimento.

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