Business & Management

Oltre la trasformazione: con il digitale il Chief financial officer cambia pelle

RICERCA SDA BOCCONI / NTT DATA

Un fattore critico di successo è la capacità di individuare e realizzare iniziative che coinvolgano contemporaneamente sistemi, processi e competenze

di Gianni Rusconi

(© Juan Carlos Muñoz)

Un fattore critico di successo è la capacità di individuare e realizzare iniziative che coinvolgano contemporaneamente sistemi, processi e competenze

3′ di lettura

Tendenze tecnologiche emergenti e consolidate pongono nuove sfide e opportunità alle attività core della funzione finance, imponendo però articolati programmi di evoluzione. Recita così l’abstract dello studio «Digital-enabled Finance Evolution. La prospettiva del Cfo» condotto da Sda Bocconi School of Management e Ntt Data su un campione di una ventina di grandi aziende italiane e internazionali (tra cui Lavazza, Amplifon, Luxottica, Campari, Diadora e Mapei) per approfondire la relazione tra le nuove tecnologie e la figura del Chief financial officer.

La ricerca, spiegano gli autori, è partita dal presupposto che ricondurre ogni cambiamento dell’area Finance al concetto di “trasformazione” è riduttivo e non consente di tracciare efficacemente tutti i possibili percorsi abilitati dagli strumenti digitali. In altri termini non esiste, e lo sappiamo da tempo, una ricetta unica e universale per affrontare questo processo, ma vanno tenuti in considerazione diversi fattori strategici per potersi orientare con consapevolezza tra le differenti possibilità di evoluzione.

Il rapporto, in proposito, individua quattro possibili stati di evoluzione del Finance (automation, integration, re-engineering e transformation) e conferma, in relazione alla grande variabilità delle iniziative analizzate, come i progetti di “trasformazione” rappresentino in effetti solo una delle possibilità di cambiamento che i Cfo si trovano oggi di fronte.

Il modello di “finance evolution” che emerge dalle indicazioni fornite dai manager oggetto di interviste presenta due dimensioni chiave: il perimetro del cambiamento e la sua ampiezza. Il primo è tanto più esteso quanto più i dati compresi nel progetto di evoluzione riguardano anche informazioni non finanziarie e non strutturate e codificate secondo le regole amministrative e rispondono a modelli di elaborazione di tipo predittivo (e non solo interpretativo e descrittivo) e a modalità di utilizzo che prevedono anche simulazioni relative alla valutazione dell’azione di tutto il management (e non solo interne alla funzione finance).

L’ampiezza del cambiamento, invece, si riferisce alle dimensioni di allineamento della struttura rispetto all’evoluzione in atto e tale dimensione è determinata da due variabili: una di natura tecnologica, che riflette lo stato di “preparazione” dei sistemi It legacy, e una seconda di natura organizzativa, legata anche ai piani di allineamento delle competenze.


Articolo di di Gianni Rusconi pubblicato a questo indirizzo. e qui citato a fini di diffusione. Tutti i diritti sono riservati all’autore e alla testata di riferimento.


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