Business & Management

Nuovi modelli di leadership per un mondo interconnesso

sbagliando si impara

Stiamo sviluppando la tendenza a cercare e a dare credito a soluzioni semplici, ancorché semplicistiche, rimuovendo tutto ciò che ci appare complesso

di Alessandro Cravera *

(REUTERS)

Stiamo sviluppando la tendenza a cercare e a dare credito a soluzioni semplici, ancorché semplicistiche, rimuovendo tutto ciò che ci appare complesso

4′ di lettura

Viviamo in un modo interconnesso ma non abbiamo ancora ben compreso come la complessità cambia la società, l’economia, la politica e le nostre vite. Tutto ciò che oggi accade è frutto di infinite interazioni, diverse concause e condizionamenti reciproci. Ogni decisione che prendiamo genera molteplici effetti e rende difficile prevedere l’evoluzione degli scenari futuri. In questa realtà interconnessa sta emergendo un fenomeno pericoloso: la negazione della complessità, collegato a un reiterato bisogno di sicurezza. Stiamo sviluppando una generale tendenza a ricercare e a dare credito a soluzioni semplici, ancorché semplicistiche, rimuovendo tutto ciò che ci appare sfumato, ambiguo, complesso. In un mondo di grigi, stiamo ragionando ancora in bianco e nero.

Questo fenomeno è incentivato da leader che, anziché educare a vivere nella complessità, inneggiano a soluzioni semplici e di rapido successo. Il messaggio che arriva da loro è tanto tranquillizzante quanto pericoloso: se non si raggiungono gli obiettivi, non è a causa della complessità dei problemi da affrontare, ma dalla mancanza di coraggio di chi dovrebbe decidere o dall’inutile tendenza a trovare compromessi tra le parti in causa. Si tratta di un messaggio che, facendo leva sul bisogno di sicurezza delle persone, genera facili consensi.

Questo mondo interconnesso sta quindi paradossalmente premiando forme di leadership che non riconoscono la complessità della realtà, anzi basano la loro forza proprio sulla negazione della stessa. Se le risposte ai problemi sono semplici e occorre solo avere il coraggio di realizzarle, torna in auge un’idea di leader forte, privo di dubbi e tentennamenti. Un leader che sa cosa fare, indica con fermezza la strada e crea seguaci che lo supportano nel suo cammino. Una situazione che Altan ha ben raffigurato in una vignetta in cui una persona chiede a chi lo sta seguendo: «Ma dove stiamo andando?». E ottiene la risposta: «E che ne so, sono un suo follower».

Le imprese non sono immuni da questo fenomeno. Perennemente alla ricerca di leader visionari che indichino agli altri la strada del successo, rischiano di trasformare le persone che lavorano al loro interno in meri seguaci che seguono le indicazioni del vertice. Smettono di farsi domande, talvolta per cieca fiducia nel leader, talvolta per mero opportunismo, ben sapendo che i leader forti non apprezzano il confronto e, men che meno, il dissenso rispetto al loro punto di vista.

Gli effetti sulla politica internazionale e sull’economia sono tali che è giunto il momento di chiederci se l’attuale concetto di leadership sia compatibile con un mondo interconnesso. E quale forma dovrebbe prendere una leadership moderna e attrezzata a vivere la complessità del presente. Roberto Poli, nel suo libro «Lavorare con il futuro», scrive: «Nel caso dei sistemi complessi, il meglio che possiamo fare è imparare a danzare con loro»: vanno seguiti nella loro dinamica, accompagnati e delicatamente condotti nella direzione che appare più adeguata, sapendo che ogni intervento potrà generare – e di solito genera – effetti imprevisti. Per questo è importante “sentire” il sistema, saggiare i passi da fare in una costante interazione con esso, muovendosi delicatamente ed essendo pronti a intraprendere un’azione diversa, se necessario».


Articolo di di Alessandro Cravera * pubblicato a questo indirizzo. e qui citato a fini di diffusione. Tutti i diritti sono riservati all’autore e alla testata di riferimento.


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