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Nuove regole antimonopolio, Morgan Stanley: ecco le aziende che saranno colpite dall’antitrust cinese

Quale effetto avranno le nuove leggi cinesi a tutela della libera concorrenza sul mercato interno? Danneggeranno l’economia di internet? Riusciranno a regolamentare le big tech nazionali? Il Rapporto Morgan Stanley su Alibaba, Tencent, Pinduoduo, JD.com, Meituan.

In settimana Pechino ha annunciato l’arrivo di nuove regole antitrust per mettere un freno allo strapotere delle internet company nel grande Paese asiatico.

Leggi che consentiranno di contrastare, con più efficacia, i comportanti scorretti e le pratiche monopolistiche a danno della libera concorrenza in Cina, secondo le intenzioni dell’Amministrazione statale cinese per il regolamento del mercato Samr (State administration for market regulation).

Le nuove leggi antitrust in Cina e il Rapporto Morgan Stanley

Il nuovo pacchetto antitrust sarà in consultazione pubblica fino al 30 novembre, hanno fatto sapere dalla Samr, che ha spiegato: “Le leggi mirano a proteggere la concorrenza leale e salvaguardare gli interessi dei consumatori, non a punire o limitare l’internet economy”.

Di segno opposto l’analisi della banca d’affari Morgan Stanley, che, secondo quanto riportato in un articolo pubblicato sul portale Cnbc, vede invece un deterioramento dell’economia di internet proprio a causa di questo intervento antitrust del Governo di Pechino.

Nel giro di poche ore, subito dopo l’annuncio delle nuove norme, giganti come Alibaba e Tencent hanno visto crollare il loro valore di mercato fino a 280 miliardi di dollari, si legge nell’articolo.

Il Rapporto Morgan Stanley si focalizza su cinque grandi multinazionali tecnologiche cinesi e sui probabili effetti dell’antitrust sui relativi business: Alibaba, Tencent, Pinduoduo, JD.com, Meituan.

Alibaba

Partendo da Alibaba, sono numerosi i reclami a carico della sua piattaforma tMall che, secondo quanto riportato dal Financial Times, avrebbe minacciato alcune società di ecommerce e imprenditori del settore con azioni penalizzanti a livello commerciale se avessero scelto altre piattaforme concorrenti.

Il Rapporto rimane comunque dubbioso sugli effetti reali delle nuove leggi cinesi su Alibaba, anche perché il suo controllo del mercato è diminuito di molto negli ultimi anni. Altro effetto negativo è l’impatto della nuova normativa su coupon, voucher e azioni finanziarie sotto forma di sconti e sussidi per attirare i nuovi clienti, strumenti considerati anticoncorrenziali.

Tencent

Su Tencent, invece, l’azione di Pechino potrebbe essere più rilevanti, soprattutto per il monitoraggio dei sistemi di trattamento dei dati personali degli utenti. Tencent è un gigante con interessi nei settori del gaming online, dei social media, della musica online, dei video e dell’editoria digitale, quindi conta centinaia di milioni di utenti registrati.

Ulteriori problemi per questa corportation potrebbero arrivare nel momento in cui decidesse di effettuare acquisizioni e/o fusioni (M&A), qui l’azione di Pechino potrebbe farsi più incisiva onde evitare situazioni di monopolio sul mercato.

Pinduoduo, JD.com e Meituan

Per Pinduoduo le regole della Samr potrebbero avere effetti negativi indesiderati, soprattutto per le limitazioni all’utilizzo di buoni e sconti, in cui la società di ecommerce ha investito 1,5 miliardi di dollari per aumentare i propri clienti.

Stesso discorso per JD.com, grande piattforma per lo shopping online che considera i coupon parte integrante della propria strategia di business. Le nuove regole antitrust potrebbero ridurre anche di molto il suo potere contrattuale sul mercato e anche verso i fornitori.

Nel delivery, infine, c’è la stella Meituan, che è cresciuta molto negli ultimi tempo, acquisendo sempre maggiori quote di mercato.

Su questa l’azione di Pechino potrebbe tradursi in un aumento del take rate, cioè delle commissioni pagate alla piattaforma da parte di veditori terzi che su questa lavorano.

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Articolo Originale di Flavio Fabbri, pubblicato e leggibile in originale a questo indirizzo e qui citato a fini di diffusione. Tutti i diritti sono riservati all’autore e alla testata di riferimento.

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