Business & Management

Le tre cose che ci insegna lo «smart working da coronavirus»

2) Stare lontano dall’ufficio ci fa capire meglio cosa sia lo smart working.
Il lavoro agile sulla carta piace a tutti. Le aziende risparmiano e contemporaneamente aumentano il benessere e le motivazioni dei propri dipendenti. I lavoratori si fregano le mani perché vedono una migliore gestione della vita extraprofessionale, un enorme risparmio di tempo e di risorse fisiche, nervose e finanziarie associato all’eliminazione degli spostamenti. Sullo sfondo l’idea che una giornata di lavoro “in pigiama” ci restituisca quella serenità che le pressioni e lo stress dell’ufficio ci hanno tolto. Le giornate di telelavoro forzato che stiamo vivendo tuttavia possono aiutarci anche a intuire i due aspetti meno evidenti dello smart working. Il primo è di natura organizzativa.

Il lavoro agile è una rivoluzione organizzativa che impone una revisione dei ruoli, degli organigrammi, delle mansioni e soprattutto dei comportamenti. Responsabilizza i singoli, impone loro di relazionarsi in modo diverso, di gestire il tempo in modo diverso, di muoversi su un orizzonte “imprenditoriale”, dove ci si misura sugli obiettivi e sulla gestione di progetti. Non si tratta insomma di “smarcare on line le proprie pratiche da casa”, si tratta di abbracciare un modo completamente diverso di lavorare.

Il secondo aspetto critico dello smart working riguarda il valore nascosto delle relazioni d’ufficio. Lavorare molto da remoto (a casa per intenderci) assomiglia a preparare un esame da privatista. Si studiano esattamente le stesse cose, ma quanto si perde in termini di apprendimento informale in assenza del confronto fisico con i propri compagni e con i docenti? Le dinamiche di una riunione in video conferenza non sono le stesse di una riunione dal vivo. Quanto conta esserci o non esserci fisicamente quando desideriamo conseguire particolari obiettivi negoziali? Comunicare occhi negli o occhi o in chat è molto diverso se bisogna prendere decisioni importanti.

E poi da casa non è facile captare “l’aria che tira” in ufficio, e non si impara a decodificare i segnali deboli che ci vengono dall’osservazione dei nostri clienti o dei nostri colleghi. Infine senza accorgercene lavorando da remoto perdiamo l’attitudine ad adattarci agli altri, a metterci in discussione, a competere. Non per tutti i lavori quindi il passaggio allo smartworking è un’operazione a costo zero.

3) Stare lontano dall’ufficio ci dice quanto conta il lavoro nella vostra vita.
A molti di noi sarà capitato in questi giorni di dover decidere se partecipare o meno a un incontro importante accettando il rischio di un viaggio con i mezzi pubblici o di un fisiologico contatto con persone di cui non conosciamo lo stato di salute. Ci vado o non ci vado? Rischio o mi cautelo? Non voglio ovviamente incoraggiare follie da pseudoeroi. Mi riferisco a quelle situazioni limite in cui sta alla nostra coscienza, forse anche al nostro istinto decidere.


Articolo di di Lorenzo Cavalieri * pubblicato a questo indirizzo. e qui citato a fini di diffusione. Tutti i diritti sono riservati all’autore e alla testata di riferimento.

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