Business & Management

Lavoro agile per un’azienda italiana su due, male il «work life balance»

STUDIO IDC / DELL TECHNOLOGIES

il futuro del workplace non deve mirare solamente a soddisfare le necessità delle aziende perché al centro bisogna mettere le persone, chiamate a guidare nel concreto questa trasformazione

di Gianni Rusconi

(AP)

il futuro del workplace non deve mirare solamente a soddisfare le necessità delle aziende perché al centro bisogna mettere le persone, chiamate a guidare nel concreto questa trasformazione

2′ di lettura

Più della metà delle imprese italiane, il 55% per la precisione, sta già offrendo o sta pianificando di offrire ai propri dipendenti un orario di lavoro flessibile, con i dipendenti lasciati liberi di scegliere quando iniziare e finire la propria giornata lavorativa, mentre il 44% sta concentrando i propri sforzi su spazi fisici la cui ubicazione sarà affidata direttamente ai propri addetti.

Sono le indicazioni più importanti che emergono da uno studio condotto dalla società di ricerca Idc per conto di Dell Technologies, studio che ha analizzato le strategie aziendali relative a tecnologia e forza lavoro a livello europeo e che conferma la tendenza a una generalizzata diffusione del fenomeno dello smart working. La differenza, rispetto al recente passato, sta nella concretezza delle politiche legate al lavoro agile e all’utilizzo della tecnologia sul posto di lavoro messe in atto dalle imprese, e non solo quelle di grandi dimensioni.

Sicurezza, privacy e governance aziendale sono, per contro, le principali barriere che rallentano ancora oggi nelle organizzazioni della Penisola l’adozione di progetti legati alla flessibilità dei dipendenti. L’adattamento agli stili di lavoro del futuro è ormai un tema centrale nelle strategie aziendali, e il futuro del workplace non deve mirare solo a soddisfare le necessità delle aziende: al centro bisogna mettere le persone, chiamate a guidare nel concreto questa trasformazione.

Concetto, quello della centralità del fattore umano, ribadito con forza anche da Filippo Ligresti, VP & GM Commercial Sales della filiale italiana, secondo cui «i giovani sono oggi molto più selettivi quando devono decidere il posto dove andare a lavorare e per questo le aziende sono chiamate a trasformare il proprio ambiente di lavoro per attrarre, trattenere e permettere ai migliori talenti di esprimersi al meglio».

L’indagine, che ha messo sotto osservazione realtà di sei Paesi europei oltre all’Italia, ha rivelato nel complesso come solo il 29% delle aziende abbia adottato una strategia orientata a un approccio integrato e avente l’obiettivo di mettere l’innovazione e gli strumenti digitali al servizio dei collaboratori e, indirettamente, dell’azienda stessa. L’Italia, come detto, presenta una situazione migliore della media, visto e considerato che il 50% delle imprese campionate ha già avviato programmi di smart working con un ridisegno contestuale degli spazi di lavoro. Davanti al Belpaese si piazzano solo Francia e Repubblica Ceca (con una percentuale del 56% e del 51% rispettivamente), mentre sono alle nostre spalle sia Germania che Spagna (45% e 42%).


Articolo di di Gianni Rusconi pubblicato a questo indirizzo. e qui citato a fini di diffusione. Tutti i diritti sono riservati all’autore e alla testata di riferimento.


Tags
Show More

Redazione DReporter

Il Team di Redazione è composto da vari collaboratori e freelancers ognuno dei quali in focus sull'argomento trattato

Articoli Suggeriti per Te

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Back to top button