Food & Wine

Latte, tanti tipi tutti diversi e i consumatori chiedono prodotti più digeribili e healthy

TREND CONSUMI

Esaurito l’effetto scorta da lockdown, quando le vendite del latte UHT in Gdo sono aumentate di 101 milioni di euro, ora a prevalere sono quelle di prodotti premium e su tipologie a maggior valore aggiunto e percepito

di Manuela Soressi

Esaurito l’effetto scorta da lockdown, quando le vendite del latte UHT in Gdo sono aumentate di 101 milioni di euro, ora a prevalere sono quelle di prodotti premium e su tipologie a maggior valore aggiunto e percepito

3′ di lettura

Fa parte di quegli alimenti indispensabili in casa riscoperti durante l’emergenza Covid: al pari della farina e del lievito anche il latte è stato in qualche modo “beneficiato” dalla pandemia, ed è tornato a registrare un aumento delle vendite grazie all’”effetto stock” che ha guidato la spesa degli italiani per settimane. A crescere è stato soprattutto il latte UHT: tra febbraio e maggio 2020, le vendite in Gdo sono aumentate di 101 milioni di euro, il 22,3% in più rispetto allo stesso periodo del 2019, afferma Assolatte.

Dal latte free from a quello addizionato

La ricaduta positiva d’immagine ha riguardato l’intero universo del latte, in tutte le sue declinazioni. Sì, perché oggi parlare di latte al singolare appare perlomeno riduttivo soprattutto in punti vendita dove si può scegliere tra decine e decine di referenze diverse. Del resto è sull’ampliamento dell’offerta che i produttori hanno puntato per dare nuovo appeal a questo prodotto e contrastare il calo dei consumi del latte “classico”, che in cinque anni ha perso il 18% circa delle vendite. La reazione delle aziende è stata quella di puntare su nicchie premium e su tipologie a maggior valore aggiunto e percepito. La prima è stata il latte delattosato, le cui vendite sono in continua crescita (+35% nel quinquennio), e che oggi ha una quota del 17% sul fatturato complessivo del mercato, a riprova che neppure un alimento naturalmente nobile come il latte è sfuggito all’avanzata del “free from”. Il latte senza lattosio è stato il capofila di una serie di prodotti rivolti al mercato healthy e al popolo degli intolleranti.

L’ultimo arrivato è il Tapporosso Laatte, caratterizzato da un migliorato profilo proteico ad aumentata digeribilità. Nato da una ricerca condotta dalla Centrale del latte di Torino in collaborazione di CNR-ISPA e CREA, è il primo latte prodotto in Italia (e solamente in Piemonte, in stalle certificate “Benessere animale”) che, grazie alla selezione delle razze bovine, contiene solo un tipo di betacaseina, la A2. E questo lo rende particolarmente digeribile. Lanciato nel settembre 2019, oggi rappresenta il 5% delle vendite di latte della Centrale ed è apprezzato da un target esigente, attento e informato.

Anche Granarolo è entrata in questa nicchia puntando però sull’”effetto vintage”, evidente sia nel brand (Latte Gusto di una Volta) sia nelle caratteristiche organolettiche (non viene omogeneizzato), e sottolineando gli aspetti di provenienza da una filiera italiana garantita.Territorio e genuinità sono i plus anche di un altro prodotto che sta registrando crescite interessanti in Gdo: è il Latte Fieno Stg (Specialità tradizionale garantita), ottenuto da mucche nutrite senza insilati e prodotto nelle zone alpine, soprattutto in Alto Adige, dov’è molto diffuso. Ma da un paio di anni, grazie al lancio della versione a durabilità prolungata, è sceso anche in pianura, nelle ricche città del nord Italia. Riscuotendo un immediato successo. «Oggi il Latte Fieno è ben distribuito nelle aree Nielsen 1 e 2 e fa buoni numeri – spiega Liselotte Pichler, responsabile marketing di Mila, che produce anche skyr e yogurt realizzati con Latte Fieno Stg -. Del resto riassume la tradizione produttiva e i valori dell’arco alpino e rispecchia la preferenza degli italiani per prodotti buoni e naturali, di qualità e con origine garantita».

Latte fresco di capra e pecora: tante proteine e pochi grassi

E siccome anche nell’alimentare c’è una continua e insaziabile “fame” di novità, ecco arrivare sul mercato altri nuovi prodotti che si rivolgono a chi cerca un’alternativa al latte vaccino. Forte della leadership nazionale nel latte fresco di capra (mercato che cresce del 5% l’anno in volume), a marzo il Gruppo Arborea ha portato in Gdo anche il primo latte fresco di pecora a brand Girau e a provenienza 100% sarda. I plus? Tante proteine, pochi grassi e un gusto delicato. “I primi riscontri sono positivi – dice Mario Landriscina, direttore vendite -. I consumatori sono disposti a pagare di più per questo prodotto, i retailer ne stanno valorizzando la natura premium anche grazie alla bassa pressione promozionale, inferiore di 10 punti rispetto alla media del mercato del latte”.


Articolo di di Manuela Soressi pubblicato a questo indirizzo. e qui citato a fini di diffusione. Tutti i diritti sono riservati all’autore e alla testata di riferimento.


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