Comunicazione Aziendale

La trasformazione digitale dei consumatori cinesi è un’opportunità per le imprese italiane – Il Giornale delle PMI

Quando ho iniziato a viaggiare regolarmente in Cina, nel 2015, sono rimasto colpito dal modo in cui i consumatori cinesi, in particolare i millennial, fossero diventati sempre più digitali: i pagamenti venivano effettuati quasi esclusivamente tramite la scansione di codici QR e quasi ogni aspetto della vita quotidiana – dalla prenotazione del taxi alla ricerca di cibo, dalla gestione delle finanze alla prenotazione di visite mediche – veniva gestito con pochi tocchi sul cellulare.

Sebbene gli eventi dello scorso anno abbiano colpito duramente l’economia mondiale, la crescita dei consumi digitali in Cina non è diminuita. Al contrario, il Paese ha assistito a una generale accelerazione del livello di digitalizzazione: questa trasformazione non ha riguardato solo l’e-commerce e i pagamenti da dispositivi mobili, ma anche le attività più tradizionali come fare la spesa o la visita di una casa in vendita.

La rivoluzione digitale dei consumatori, vista da molti come uno dei più importanti motori di crescita mondiale, può essere un beneficio per le imprese italiane? Lo credo fermamente. Le aziende dovrebbero già prepararsi a intercettare rapidamente le tendenze dei consumatori nel corso della ripresa economica globale, che l’OCSE prevede sarà guidata da diversi Paesi tra cui Cina e India.

Perché è importante tenere il passo e adattarsi a queste tendenze in rapida evoluzione? Sappiamo che i millennial italiani, nati dagli anni ’80, hanno visto importanti cambiamenti nel proprio stile di vita a causa dell’evoluzione tecnologica, dell’avvento di Internet e di un PIL pro capite quasi raddoppiato nel corso della loro vita. Ma i cambiamenti vissuti dai millennial cinesi sono stati ancora più significativi, guidati da una crescita che è stata più di dieci volte maggiore.

Se il potere d’acquisto in Italia è concentrato tra le generazioni più anziane, in Cina sono i giovani urbani a guidare la crescita dei consumi. Ciò è in parte reso possibile da salari molto più alti nelle città e dal cambiamento demografico dovuto alle politiche di controllo della popolazione del passato, che hanno spostato le risorse dalle generazioni più anziane a quelle più giovani.

Per avere un’idea delle possibilità che il mercato cinese può offrire, basta guardare questi numeri: ci sono poco più di 10,4 milioni di millennial italiani rispetto ai 100 milioni dell’UE. In Cina ci sono oltre 350 milioni di millennial, circa un quarto della popolazione. Nonostante la Cina rappresenti già il 32% del consumo totale di beni di lusso, c’è ampio spazio di crescita. Infatti, secondo i dati della Banca Mondiale, il reddito pro capite cinese è ancora circa un terzo di quello dell’Italia.

Inoltre, post-Covid, i consumatori cinesi sono diventati più esperti e consapevoli rispetto al proprio carrello della spesa: secondo un recente rapporto di McKinsey, i giovani consumatori cinesi intendono risparmiare di più, mostrano un maggiore interesse verso i prodotti assicurativi e verso prodotti di alta qualità, sani ed ecologici.

I rivenditori italiani dovrebbero prenderne atto e cogliere l’enorme opportunità di vendere prodotti di qualità a questi consumatori esperti e nativi digitali, diversificando i canali di vendita per sfruttare piattaforme di e-commerce transfrontaliere come Tmall Global e Lazada, oltre a fornitori di pagamenti internazionali convenienti e favorevoli alle PMI come WorldFirst.

Alcune aziende italiane trovano questa prospettiva scoraggiante, ritenendo che potrebbero essere troppo piccole per esportare, che il processo sia troppo complicato o che non ci sia una domanda abbastanza forte per i loro prodotti all’estero. Ma questo riflette un’enorme differenza tra percezione e realtà.

Lo scorso novembre, centinaia di marchi italiani hanno preso parte al famoso festival dello shopping globale dell’11.11 in Cina. Durante l’ultimo 11.11 Global Shopping Festival, il GMV complessivo generato da Alibaba ha toccato la cifra record di 75,1 miliardi di dollari (circa 63,8 miliardi di euro) per il periodo 1-11 novembre 2020. Queste piattaforme tecnologiche consentono alle aziende di “iniziare in piccolo” e provare a vendere i propri prodotti a livello globale senza enormi investimenti iniziali.

Già prima della pandemia avevamo visto come le abitudini digitali dei consumatori cinesi viaggiassero all’estero, Italia compresa, ma lo scorso anno ha accelerato sensibilmente la digitalizzazione del paese. Secondo l’Osservatorio Innovative Payments del Politecnico di Milano, nel 2020 sono cresciuti soprattutto i pagamenti tramite contactless (+29%, a quota 81,5 miliardi di euro) e, ancor più, quelli tramite smartphone e wearable (+80%, oltre 3,4 miliardi). I pagamenti attivati da smartphone o wearable in negozio, nonostante i mesi di chiusura di diverse attività commerciali, superano i 3,4 miliardi di € (valevano 1,9 miliardi nel 2019).

Anche se il Coronavirus ha reso i viaggi di piacere internazionali quasi impossibili, ci sono alcuni piccoli segni di ripresa per il turismo globale. Il direttore dell’International Air Transport Association ha dichiarato in un’intervista che, nonostante molti governi rimangano cauti, i viaggi di piacere potrebbero ripartire dalla seconda metà del 2021 insieme alla graduale riapertura delle frontiere ai turisti.

Una buona notizia per le imprese italiane? Secondo un recente studio condotto dalla società di consulenza internazionale Dragontrail, l’Italia è al primo posto tra le destinazioni turistiche non asiatiche che i viaggiatori cinesi desiderano visitare una volta cessate le restrizioni agli spostamenti. La Cina ha annunciato il piano per un “passaporto vaccinale” dedicato ai cittadini che desiderano viaggiare all’estero, eliminando così gli ostacoli ai loro piani di viaggio.

Così, proprio come fecero gli europei nel loro periodo post-rinascimentale alla fine del XVIII secolo, i turisti cinesi faranno ancora una volta i loro Grand Tour, spinti dal desiderio di sperimentare culture diverse, visitare monumenti famosi e vedere una straordinaria varietà di paesaggi. E anche lo shopping è cruciale, con oltre il 40% dei turisti che considera questo aspetto una parte importante dei loro viaggi.

Noi di Alipay abbiamo iniziato nel 2004 a risolvere il problema di fiducia tra acquirenti e venditori agli albori dell’e-commerce cinese. Più di un miliardo di utenti ora si affida alla nostra app per effettuare pagamenti, usufruire di servizi commerciali come promozioni, coupon o impegnarsi nei servizi digitali – che sono oltre 1.000 – per la vita quotidiana.

Con il ritorno dei viaggi internazionali, il nostro obiettivo è aiutare le aziende di tutto il mondo a connettersi, interagire e commercializzare facilmente con i turisti, aggiungendo Alipay come opzione di pagamento mobile. In Cina Alipay già fornisce pagamenti mobile e servizi digitali a 360° e in Italia da tre anni permette pagamenti digitali nei luxury store, nel fashion, nel beauty, nei centri commerciali, negli outlet, nei musei e per il trasporto, dagli aeroporti ai taxi. In questo modo, siamo in grado di offrire agli utenti cinesi quella stessa esperienza digitale tanto apprezzata e alla quale sono abituati, anche quando si trovano in Italia. Collaboriamo, inoltre, con istituzioni finanziarie di tutto il mondo, comprese banche italiane come UniCredit, Banca Intesa, Tinaba di Banca Profilo, BNL e PostePay, per aiutare i commercianti locali ad aumentare le vendite dei turisti cinesi.

Oltre il 90% dei turisti cinesi intervistati da Nielsen nel 2018 ha affermato di essere più propenso a fare acquisti con commercianti che accettano il loro portafoglio digitale. Nonostante ciò, solo il 28% dei loro acquisti è stato fatto tramite dispositivi mobili. Questo rappresenta una grande opportunità per rendere le attività più attraenti per un gruppo importante di consumatori, responsabili di una spesa turistica di 650 milioni di euro in Italia già nel 2018 (e in crescita, come attesta un +40% sul 2017).

Uno dei report più recenti di McKinsey ha definito i consumatori cinesi il “motore di crescita del mondo”. Mentre l’economia mondiale inizia a riprendersi dalle conseguenze della pandemia, è fondamentale che le aziende sappiano cogliere l’opportunità e di aggiungere questo motore per supportare la crescita del proprio business.


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