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La Francia multa Google e Amazon per l’uso dei cookies

L’equivalente francese del Garante della privacy ha multato le due società per complessivi 135 milioni di euro. L’accusa è di aver installato cookies pubblicitari senza esplicito consenso.

(Photo by Alex Tai/SOPA Images/LightRocket via Getty Images)Nuovi guai per Google e Amazon in Europa. Questa volta i due colossi sono finiti nel mirino della Commission nationale de l’informatique et des libertés (Cnil), l’equivalente francese del nostro garante della privacy, per aver violato le norme sull’uso dei cookies di tracciamento online.

Le multe a Google

L’autorità francese ha inferto a Big G due sanzioni per un valore complessivo di 100 milioni di euro, la multa più grande mai comminata dal Cnil a una società internazionale.
In particolare, secondo quanto si legge sul sito dell’autorità francese, Google Llc, che gestisce anche il motore di ricerca Google e il sistema Android, è stata condannata al pagamento di 60 milioni di euro, mentre altri 40 milioni di euro di multa sono stati comminati a Google Ireland Ltd., succursale europea del gruppo.
In base alle indagini avviate a marzo 2020 dalle autorità di Parigi, in entrambi i casi l’accusa è quella di aver installato sui pc di oltre 50 milioni di utenti che utilizzavano il motore Google.fr dei cookies senza richiedere l’esplicita autorizzazione. Questa pratica è contraria all’articolo 82 della legge dell’ordinamento francese sull’informatica e la libertà, su cui il Cnil ha piena autorità giuridica e territoriale.

La multa ad Amazon

Sempre con lo stesso capo d’accusa, l’autorità di Parigi ha fatto sapere di aver multato anche il colosso dell’ecommece Amazon con una sanzione di 35 milioni di euro, in questo caso.
Durante le indagini svolte tra il 12 dicembre 2019 e il 9 maggio 2020, il Cnil ha rilevato che la compagnia Amazon Europe avrebbe installato cookies per scopi pubblicitari sui pc degli utenti del sito Amazon.fr senza il loro esplicito consenso.
Insieme alle multe, l’autorità ha anche ordinato che le società modifichino il “loro banner informativo entro 3 mesi”, e in caso contrario il Cnil potrà comminare una multa aggiuntiva di 100mila euro per ogni giorno dopo la scadenza. In entrambi i casi, poi, i cookies così installati avrebbero garantito alle società una maggiore capacità di profilazione degli utenti a fini commerciali, avvantaggiandole rispetto alla concorrenza.
Proprio su questo punto, peraltro, le due società, così come anche altre big tech, sono da tempo anche al centro delle indagini condotte dalle autorità europee che puntano a contrastare l’atteggiamento monopolistico dei colossi digitali. A ottobre la Commissione europea, insieme alle autorità antitrust, avrebbe iniziato a stilare una sorta di lista nera delle società del web, tra cui proprio Google e Amazon, per imporre loro una stretta sull’uso dei dati personali degli utenti, in linea con quanto stabilito anche dal Gdpr entrato in vigore nel 2018.
Infine, va ricordato che negli ultimi anni proprio Google ha collezionato in Europa oltre 8,2 miliardi di euro di multe comminate dall’Antitrust per diverse questioni, tra cui anche quelle relative all’abuso della sua posizione dominante nei servizi di ricerca e dei relativi vantaggi commerciali.
In merito alla sanzione, un portavoce di Google fa sapere che: “Le persone che utilizzano Google si aspettano che la loro privacy sia rispettata, indipendentemente dal fatto che dispongano di un Account Google o meno. Rimaniamo fedeli a ciò che abbiamo sempre fatto nel fornire informazioni trasparenti e controlli chiari, nell’avere una forte governance interna dei dati, un’infrastruttura sicura e, soprattutto, prodotti utili. La decisione odierna, presa in base alle leggi francesi sulla ePrivacy, trascura questi sforzi e non tiene conto del fatto che le norme e gli orientamenti normativi francesi sono incerti e in costante evoluzione. Collaboreremo con il Cnil per comprendere meglio le sue preoccupazioni, così come continueremo a migliorare i nostri prodotti e servizi“.
Da parte sua, commentando la sentenza, Amazon dichiara: “Non siamo d’accordo con la decisione dell’autorità francese CNIL. La protezione della privacy dei nostri clienti è sempre stata una priorità assoluta per Amazon. Aggiorniamo continuamente le nostre procedure sulla privacy assicurandoci di soddisfare le esigenze e le aspettative in continua evoluzione di clienti e delle autorità, nonché di rispettare pienamente tutte le leggi applicabili in ogni paese in cui operiamo”.
[Articolo aggiornato alle ore 12.15 del 10/12/2020 con le dichiarazioni di Google e alle 15.35 con le dichiarazioni di Amazon] ]]>

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Articolo Originale di Andrea Pitozzi, pubblicato e leggibile in originale a questo indirizzo e qui citato a fini di diffusione. Tutti i diritti sono riservati all’autore e alla testata di riferimento.

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