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Internet e Social dopo Covid19

Durante ogni emergenza i mezzi di comunicazione digitale sono uno strumento tecnologico determinante alla tenuta sociale.

La Pandemia per covid19 lo sta dimostrando oltre ogni ragionevole dubbio.

Indubbiamente internet e i social network ci hanno dato l’opportunità di ricevere costantemente notizie (più o meno veritiere), la possibilità di condividere stati emozionali, cose divertenti, musica di ogni tipo e genere, cantata dal singolo amatore sul balcone casa fino alla grande star internazionale.

In Italia abbiamo forzatamente accelerato i tempi della conoscenza di questo mezzo, la rete, tanto declamato ma mai veramente applicato, secondo logiche di arretratezza culturale e lasciatemelo dire, anche politica, che ben poco hanno a che vedere con le sfide che la nuova economia e in nuovi mercati pongono davanti.

Mai come in questo momento abbiamo scoperto come il digitale può aiutare la comunicazione, lo studio, la condivisione sociale, l’intrattenimento e così via.

Altrettanto ovvio è che non esiste una rosa senza spine, e questa spinta verso il digitale avrà importanti conseguenze quando l’incubo Covid19 sarà terminato o efficacemente contenuto.

È ovviamente impossibile riuscire a trattare un argomento così complesso in un articolo, quindi mi limiterò a scrivere soltanto due riflessione, una in ambito culturale e l’altra sociale.

Partendo con la prima, come ho già anticipato, è palese di come nel nostro paese sia stata sottostimata la grande opportunità concessa dal telelavoro (SmartWorking…per essere trendy) al quale vorrei aggiungere la grande frontiera dell’insegnamento a distanza.

Fino a pochi mesi fa tutto questo era ostacolato da improbabili vincoli burocratici, tecnici e politici che, miracolosamente, nell’arco di una settimana, si sono dissolti, segno evidente che le “difficoltà realizzative” non erano tali, ma artificiosamente create per porre un freno all’utilizzo di strumenti che erano già disponibili da tempo, molti dei quali in forma completamente gratuita, e che le attuali infrastrutture di comunicazione e Internet erano già abbondantemente in grado di sopportare e supportare.

Per anni invece ci hanno continuato a raccontare la favoletta e che era necessario avere chissà quale nuova tecnologia e unitamente a tonnellate di banda larga che ancora doveva essere sviluppata.

Avrete sicuramente letto in giro su come sia oggi “necessario” il 5G o “internet of things”.

Tutto molto bello (come direbbe Paolo Ruffini) peccato che nessuno però si interroghi come far capire alla gente che Google NON è Internet, giusto per fare un esempio banale, o rendere noto che molte aree del paese ancora oggi viaggiano alla stessa velocità di dieci anni fa..

le bugie hanno le gambe corte“, e mai come in questo momento il detto è azzeccato, visto che in poco meno di una settimana tutte quelle barriere tecnologiche che ci venivano sventagliate si sono rivelate essere una immensa balla.

Per quello che serve OGGI abbiamo TUTTO quello che occorre.

In questo stesso momento uno dei miei figli sta continuando regolarmente a studiare e stanno programmando i prossimi esami universitari, precisando che ha iniziato il programma di studi da remoto il giorno dopo che è stato dichiarato il Lockdown.

Mia figlia maggiore lavora da remoto per la sua azienda , interconnettendosi con altre figure sparse per l’Italia.

Ecco quindi che emergono tutti i problemi di una arretratezza culturale che ben poco ha a che vedere con i progressi tecnologici.

Progressi che stanno in questo momento permettendo di lavorare dal proprio studio, camera o cucina che sia, utilizzando semplicemente gli stessi strumenti tecnologici e la medesima connessione usata per vedere un film sul Netflix, la partita di calcio o connettersi su Skype.

Il telelavoro non è una moda ma una necessità irrinunciabile, soprattutto per il futuro, dove gli spostamenti dovranno essere necessariamente limitati, anche quando la attuale pandemia sarà cessata, anche per un problema di inquinamento globale che, adesso, ci sembra non esista più.

Già, perché è bene prendere atto da subito della enorme lezione che ci viene dato da questo minuscolo virus, ovvero che siamo estremamente deboli e vulnerabili, che questa nostra rincorsa alla globalizzazione senza regole, che questa nostra volontà di imperare su un mondo che non ci appartiene, è destinata ad essere enormemente ridimensionata negli anni a venire.

Ci sarebbe veramente ancora tantissimo da dire, ma non posso un fare un trattato dei massimi sistemi quindi passo direttamente al secondo aspetto che ho citato inizio articolo: l’utilizzo dei social network.

Mai come in questo momento i social network stanno assolvendo alla loro funzione sociale, permettendo a chiunque di “restare in contatto” verso una platea virtuale ma comunque fatta di persone con le quali condividere ansie, paure, epiteti, drammi, offese, gioie, musica, rabbia, poesia, preghiere… e chi più ne ha più ne metta.

I Social sono un agorà digitale straordinario quindi va bene così, ma quello su cui varrebbe la pena cominciare a interrogarsi è capire se il nostro rapporto con i social network continuerà ad essere lo stesso quando questa pandemia sarà finita e potremo ricominciare ad avere contatti umani, con gli amici veri, qelli in carne e ossa, con cui ti abbracci e condividi una birra.

La domanda ha senso ancor di più se la rapportiamo all’effetto amplificante della situazione che stiamo vivendo.

E posso provartelo personalmente.

Recentemente ho fatto una lettura di un articolo giornalistico di una terza persona , il Dott.Marco Cattaneo, Direttore di Le Scienze e di National Geographic Italia e l’ho pubblicato sul mio profilo Facebook che, per chiarire, non uso praticamente MAI e ha poche centinaia di “amici”.

Bene, l’articolo ha superato 1.700.000 visualizzazioni, ricevendo migliaia di commenti decine di migliaia di condivisioni.

Nel mio settore professionale (Consulenza Aziendale e Comunicazione, per la cronaca) c’è gente che venderebbe un rene per raggiungere tali risultati, anche investendoci tanti soldi.

Io l’ho fatto a costo zero e senza nemmeno dover pensare a cosa dire o scrivere, come invece sto facendo in quest’articolo che presumibilmente non riceverà nemmeno lo 0,001% in termini di risultati e letture.

La differenza tra le due cose è che la lettura che è stata vista/ascoltata da milioni di persone è un risultato vuoto, dettato solo da alcune modalità tecniche che mi hanno permesso di raggiungerlo.

In realtà io ho semplicemente messo a disposizione alcune cose che in quel momento sapevo essere particolarmente richieste da una platea eterogenea quanto spaventata.

E qui veniamo al punto importante.

Io ho sempre avuto un comportamento etico (motivo per il quale, nonostante le mie indubbie capacità, non mi sono arricchito), e quindi mi sono ben guardato da utilizzare tale risultato in chiave marketing.

Ma so per certo che altre persone stanno facendo esattamente il contrario…e continueranno a farlo.

Ecco, questo è un aspetto di Facebook di cui pochi parlano ma del quale posso assicurarti che tutti gli addetti ai lavori sono perfettamente a conoscenza, in primis proprio Facebook, che “grazie” alla pandemia, avrà sempre più dati da profilare e condividere nel prossimo futuro con i propri clienti che desidereranno entrare in contatto con una platea definita per interessi, orientamenti politici, passioni personali eccetera eccetera a cui vendere i propri prodotti e servizi.

Ecco che il tuo post dove cantavi le canzoni di Vasco Rossi, il tuo commento favorevole o contrario verso una determinata forza politica, il video che hai guardato che spiegava come fare la pizza, la tua adesione alla catena di preghiere e chissà cos’altro… stanno tutti confluendo in un enorme banca dati che sarà poi utilizzata successivamente a fini commerciali.

Sia ben chiaro, non è una novità, perché chiaramente queste cose sono state fatte fin dall’inizio della rete e anche oggi, nonostante i vari tentativi di imbavagliare o limitare alcuni aspetti della privacy delle persone sono puri esercizi di stile, perché non è possibile, almeno con la attuale tecnologia e struttura di Internet.

Nello stesso momento in cui sei libero/a di poter sparare cazzate sui social network con chiunque, renderle disponibili a miliardi di persone sconosciute, tu accetti che i tuoi dati siano distribuiti a chiunque ne faccia richiesta.

Con buona pace delle centinaia di moduli “per la privacy” che hai firmato (senza leggere) negli ultimi anni.

No, il punto su cui voglio porre l’accento è un altro ovvero che questi dati, per forza di cose, si stanno accumulando in maniera esponenziale in questa fase mondiale che affronta la pandemia, perché il tempo già cospicuo che spendevamo su Internet e social network adesso si è aumentato a dismisura.

E come tutte le cose, l’uso ossessivo di qualsiasi strumento alla fine può trasformarsi in una dipendenza o un sovraccarico.

Nel primo caso è ovvio che chi non potrà fare a meno di “dipendere” dai social network per una interazione sociale costante, continuerà a farlo in piena coscienza e libertà, ed è ovviamente impossibile poter immaginare o ipotizzare quali siano le conseguenze nel medio lungo termine nello sviluppo di una società futura.

Nel secondo caso, quello del sovraccarico, potrebbero innescarsi processi di allontanamento, perché potrebbe accadere che molte persone riscopriranno o scopriranno che il vero rapporto sociale e quello tra esseri umani in carne ed ossa.

Capiremo che una video chiamata fra due persone è sempre molto più appagante che non lasciare un commento su un qualcosa che in realtà non ci interessa.

Ecco quindi che il sovraccarico potrebbe restituirci quella umanità digitale necessaria per tornare a una comunicazione vera, fatta di persone che si vedono, si toccano, si incontrano, parlano, litigano in una modalità diretta, sia essa fisica o visuale, ma non mascherata o filtrata da falsi profili o inutili filastrocche .

I Social ci hanno abbindolato usando una semplice parola, sostituendo la parola “collegamento” con “amici”.

E molti di noi ci hanno creduto, o ci sono “scivolati dentro”, a volte in modo inconsapevole.

Il risultato è un mondo in cui siamo tutti incomprensibilmente più soli, nonostante le possibilità di comunicare siano pressoché illimitate.

Covid19 sarà sconfitto, su questo non c’è dubbio, anche se occorrerà del tempo e le ferite derivanti resteranno in maniera indelebile su tutti noi, senza eccezioni.

Tuttavia, come spesso accade nelle situazioni più tragiche, c’è sempre un numero di persone che trae un insegnamento importante, qualcosa che muove gli animi verso un diverso modo di pensare e di essere, che è la cosa di cui abbiamo assolutamente bisogno in questa epoca dove stiamo rinunciando in maniera quasi inconsapevole ad un utilizzo corretto delle tecnologie digitali, diventandone invece succubi se non schiavi.

Non ci resta che attendere e vedere se avremo capito.

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