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Industria del riciclo, allarme liquidità: «Gli enti locali bloccano i pagamenti»

articolo di di Jacopo Giliberto pubblicato su di Jacopo Giliberto

economia circolare

Confindustria Cisambiente: Troppi Comuni, province, Asl e altri organismi pubblici hanno smesso di pagare le aziende di servizi ambientali

di Jacopo Giliberto

Allarme Legambiente: aumento rifiuti da guanti a mascherine, a monouso alimentari

Confindustria Cisambiente: Troppi Comuni, province, Asl e altri organismi pubblici hanno smesso di pagare le aziende di servizi ambientali

3′ di lettura

Nel gennaio 2019, un anno e mezzo fa: a Palazzo Chigi c’era il Governo Conte Uno con i vicepresidenti Di Maio e Salvini, venne deciso il reddito di cittadinanza, Matera cominciò il suo anno di capitale europea della cultura e il Comune di Reggio Calabria ricevette le fatture dalle aziende che svolgono i servizi di gestione della nettezza urbana e del verde pubblico. Nel giugno 2020, un anno e mezzo dopo: ci sono stati le elezioni europee e il caso Papeete, la capitale europea della cultura è Fiume in Croazia, c’è il Governo Conte Due, è arrivata la tempesta coronavirus; e il Comune di Reggio Calabria non ha ancora pagato le fatture stagionate 18 mesi fa. E in Sicilia ci sono municipi in ritardo di 12 o 15 mesi. La legge ammette non più di due mesi.

Troppi Comuni, province, Asl e altri organismi pubblici hanno smesso di pagare le aziende di servizi ambientali e di nettezza urbana. Certo, i due mesi di inattività virale hanno prosciugato le casse pubbliche. Ma — è l’allarme delle aziende aderenti all’associazione Confindustria Cisambiente — se non sarà pagato il dovuto presto si fermeranno le attività di raccolta dei rifiuti, di pulizia delle vie, di selezione dei materiali e di riciclo. Le imprese sono in allarme anche per le regole in arrivo sull’assimilazione dei rifiuti riciclabili su cui la Cisambiente sta studiando una proposta per superare questo ennesimo ostacolo contro l’economia circolare (in allarme sul tema assimilazione anche un’associazione del riciclo, l’Unirima). Inoltre, la Regione Lombardia ha appena emanato un’ordinanza che regola la raccolta e lo smaltimento di mascherine, guanti usa-e-getta e altri materiali prodotti in ospedali, cliniche ambulatori e case di riposo.

12 miliardi di giro d’affari

Secondo le imprese della Cisambiente, cui fanno riferimento le aziende italiane di raccolta e smaltimento rifiuti, disinquinamenti, ricupero di materia e produzione di energia rinnovabile per un giro d’affari sulla dozzina di miliardi, «molti sono gli enti locali che stanno comunicando ritardi nei pagamenti, collegandoli alla sospensione o rimodulazione dell’incasso della Tari o alla accresciuta gravosità nella complessa organizzazione dei servizi di pagamento». Il direttore generale Lucia Leonessi dice di essere «preoccupato per le non risposte del Governo alle molte sollecitazioni».

Lucia Leonessi, Direttore generale Confindustria Cisambiente

Specifica Gennaro Picarelli, avvocato che affianca la Confindustria Cisambiente: «Tutto deve essere inquadrato nel regime regolatorio di Arera, che costituisce un ostacolo alla rimodulazione della Tari stessa e che, con le sue delibere, di difficile ed ambigua lettura, continua ad ingenerare l’equivoco normativo sul fatto che gli appaltatori siano tenuti agli obblighi contributivi e informativi oggetti delle delibere suddette con interpretazione e ambiguità che sono state già contestate nei modi e nelle sedi opportune».

La proposta inascoltata

Il vicepresidente di Confindustria Cisambiente, Gregory Bongiorno, aveva ideato una proposta cui il Governo non ha risposto: «Introdurre in uno dei tanti Dpcm la riproposizione dell’istituto della cessione dei crediti assistiti da garanzia dello Stato di cui all’art. 37 del D.L. 24 aprile 2014 n. 66, oggi non più operativo, e che prevedeva la garanzia dello Stato sui crediti certificati in piattaforma Mef e la possibilità di cederli a banche». Zero risposte all’idea.


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