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Immuni è vicina ai 10 milioni, ma ormai la crescita è quasi ferma

Sono settimane ormai che i download dell’app Immuni sono vicini alla soglia psicologica dei 10 milioni di download, eppure il traguardo non viene mai raggiunto. Accadrà tra poco, anche perché le nuove installazioni stanno comunque continuando a crescere, ma a questo punto è difficile capire se sia una questione di pochi giorni oppure di poche settimane: alla giornata di ieri l’app per il tracciamento dei contagi da coronavirus era stata scaricata poco più di 9 milioni e 900.000 volte, in un incremento trascurabile rispetto alla giornata precedente. Sembrano definitivamente alle spalle insomma i giorni in cui la popolarità dell’app cresceva a ritmi vertiginosi, ma anche se Immuni ha abituato da subito tutti gli osservatori ad andamenti altalenanti. Al lancio era stata scaricata immediatamente da centinaia di migliaia di persone, probabilmente per una sorta di effetto click-day che ha visto tutti gli interessati lanciarsi sul download non appena disponibile, o pochi giorni dopo. La prima ondata di contagi era però già quasi alle spalle, e la minaccia di Covid-19 erroneamente considerata sconfitta: l’andamento dell’app per gli utlimi giorni di primavera e per buona parte dell’estate è stato dunque stagnante — tanto da far ipotizzare che gli sforzi per lo sviluppo dell’app fossero stati inutili.

Con l’arrivo di settembre, l’app ha conosciuto il suo primo vero picco di download da parte di una popolazione finalmente interessata a utilizzare Immuni come strumento di protezione dal contagio — complici la ripresa di gran parte delle attività lavorative, la riapertura delle scuole alle porte, i primi freddi accompagnati dai primi malanni di stagione e soprattutto i prodromi di una seconda ondata di contagi in arrivo. Il ritmo delle nuove installazioni è così iniziato a crescere fino ad arrivare al suo massimo intorno al mese di ottobre, quando Immuni veniva scaricata da più di 150.000 persone al giorno. Erano anche i giorni in cui attorno all’app si affacciavano alcuni importanti dubbi sulla sua efficacia. Superati i timori sulla privacy legati ai primi mesi dall’annuncio, i problemi sollevati era per una volta esterni allo sviluppo del sofware: da una parte un sistema di reperimento dei tamponi fragile che non consentiva ai sospetti contatti di malati di confermare o smentire una diagnosi di positività; dall’altra un utilizzo della piattaforma non omogeneo da parte degli stessi operatori sanitari che al telefono avrebbero dovuto aiutare gli utenti a effettuare le segnalazioni. Questi problemi hanno probabilmente scoraggiato chi già aveva scaricato l’app e disincentivato eventuali nuovi utenti. coronavirus nel frattempo ha proseguito il suo cammino e di Immuni si è parlato sempre meno, fino alle parole del commissario straordinario Domenico Arcuri di poche ore fa, che ha sostanzialmente bocciato l’esperienza, individuando alcune colpe anche nel modo in cui l’app è stata raccontata: “Penso che l’app sia uno strumento molto importante, ma perché sia efficace c’è bisogno di un rapporto di mutua collaborazione tra app e chi la scarica e il messaggio che abbiamo veicolato non è stato sufficientemente potente perché questo accadesse. Non sono sicurissimo che ai download corrisponda un uguale numero del corretto funzionamento dell’app”. leggi articolo completocliccando qui


Articolo Originale di Lorenzo Longhitano, pubblicato e leggibile in originale a questo indirizzo e qui citato a fini di diffusione. Tutti i diritti sono riservati all’autore e alla testata di riferimento.

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