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Ilaria Capua: «È fondamentale la tecnologia per combattere il virus»

Milano, 24 giugno 2020 – 16:22

La virologa, direttrice del centro di eccellenza One Health in Florida, definisce i fattori che determinano l’incidenza del Covid19. «La seconda ondata dipende da noi»

di Lorenzo Nicolao


«Il Coronavirus si può sconfiggere facendo tesoro degli errori commessi e condividendo conoscenze e competenze», parola di Ilaria Capua. La virologa e scrittrice, oggi direttrice del centro di eccellenza One Health all’Università della Florida è stata ospite della Colazione digitale organizzata dal Corriere Innovazione, in collaborazione con Sorgenia, e – insieme all’editorialista del Corriere della Sera e responsabile editoriale di Corriere Innovazione, Massimo Sideri – ha parlato della pandemia e dei suoi effetti futuri. Un’occasione nella quale la scienziata ha ribadito l’importanza della tecnologia, non solo durante il lockdown per combattere la solitudine e l’isolamento sociale, ma anche in una prospettiva di miglioramento generale della società.

«Questo virus ci ha messo a dura prova, ma qualche decennio fa il suo impatto sarebbe stato peggiore. Di fronte a un’emergenza di questo tipo abbiamo avuto prova dell’importanza dell’open science, ovvero la necessità di condividere dati e informazioni fra esperti e addetti ai lavori». Un intento rispecchiato perfettamente dalla collaborazione con Fabiola Gianotti, attuale direttrice generale del Cern di Ginevra, per una salute cosiddetta “circolare”, che interpreta il futuro della scienza in un’ottica diversa da come era stata finora. «Sarà tutto diverso dopo questa esperienza e speriamo lo sia in meglio», facendo quasi eco a “Il Dopo“, titolo del suo ultimo libro. «Oggi le persone sono più accorte, rispettivamente alle norme igieniche, come il semplice gesto del lavarsi le mani, ed evitano anche eccessivi contatti”.

Abitudini virtuose vanno di pari passo con la prevenzione, perché i contagi non dipendono non solo dal virus ma soprattutto dai nostri comportamenti. «Quando parliamo di seconda ondata si deve far riferimento a quei focolai, pochi o anche tanti, che rischiamo di provocare ogni volta che non rispettiamo le regole», continua Capua. «Basti pensare all’estate, con i potenziali assembramenti, le folle nei luoghi chiusi, i contatti imprudenti con chi è malato e le fasce di popolazione a rischio. La seconda ondata la facciamo noi. Molto è subordinato a fattori ambientali, come l’inquinamento e l’età media della popolazione. Madrid e Milano sono state fra le città più colpite, mentre in Kenya, Paese nel quale i cittadini hanno un’età media di 19 anni, ci saranno stati sì e no trenta casi». La virologa ha parlato anche di una condivisione dei dati attraverso il sostegno di alcune fra le più importanti città d’Europa, compresa Milano, perché quanto accaduto negli ultimi mesi è per lei segno che la società stessa alla quale eravamo abituati va completamente ripensata, come «il favorire anche la salute pubblica, non solo quella di precisione».

Come ultima riflessione dell’incontro, la risposta all’Amministratore delegato di Sorgenia Gianfilippo Mancini. «Vero, quanto accaduto deve essere per noi sfruttato come un’opportunità», ha ammesso Ilaria Capua. «Un’occasione unica ed epocale che ha dato prova anche di quanto il cambiamento climatico sia un problema effettivo, che non riguarda solo una nicchia di scienziati, ed influisce anche sulle infezioni date da un virus. Non solo nei laboratori, ma anche nelle aziende come Sorgenia, diversità e inclusione sono elementi importantissimi per la qualità degli studi, come il maggiore accesso delle donne in une realtà che ha posto sempre loro dei paletti in passato. «Di fatto», ha concluso la virologa, «il Covid-19 ha fatto il suo mestiere, a noi spetta il nostro. La condivisione di quanto stiamo imparando, anche in tempo reale grazie alla tecnologia, è fondamentale per impedire di essere di nuovo colti di sorpresa in futuro».

24 giugno 2020 | 16:22

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