Food & Wine

Il robot bartender italiano conquista l’Oriente e fa anche il caffé

BUSINESS IN  CRESCITA

Non servono mascherina, guanti e distanza di sicurezza per i due bracci meccanici dietro il bancone. La startup Makr Shakr lavora a pieno regime e aggiunge nuove funzioni

di Luisanna Benfatto

Il cobot bartender Toni in funzione a Reykjavik

Non servono mascherina, guanti e distanza di sicurezza per i due bracci meccanici dietro il bancone. La startup Makr Shakr lavora a pieno regime e aggiunge nuove funzioni

3′ di lettura

Anche i robot hanno desiderio di movida, e non solo non Italia. Si chiama Bionic bar Icelandic Street Food a Reykjavik il locale dove è in funzione da pochi giorni Toni il bartender robotico Made in Italy nato nel 2015 dalla startup Makr Shakr fondata da Carlo Ratti. Come il suo gemello che si trova sulla terrazza con affaccio sul Duomo di Milano del Townhouse Hotel – che riaprirà il 29 maggio- serve cocktail in tutta sicurezza. I due bracci meccanici della struttura producono senza sosta 60 cocktail all’ora ciascuno. Per ordinare basta consultare la lista sul tablet e trasmettere l’ordine. Un minuto dopo, il tempo di produzione per un cocktail miscelato, la bevanda è pronta per essere prelevata dal bancone. Nessun contatto a rischio, nessuna mascherina, nè guanti: il locale ideale al tempo del Covid.

E proprio il social distancing imposto dal coronavirus ha risvegliato soprattutto in Asia l’interesse per il bartender meccanico nato a Torino, racconta il ceo Emanuele Rossetti: ”I nostri clienti sono sempre stati negli Stati Uniti e in Europa. Ma ora arrivano richieste dall’India e dalla Cina dove abbiamo appena stretto una partnership con un’azienda di Singapore che aveva clonato il nostro progetto e alla quale abbiamo prima fatto causa, poi trovato un accordo commerciale”.

Presto vedremo quindi apparire anche il modello orientale di Toni in quell’area geografica, pronto a shakerare un Singapore Sling. La combinazione dei possibili cocktail è pressochè infinita,solo le dosi devono essere decise da un professionista e impostate nel software. Il tempo di produzione dei due bracci meccanici però è fisso e imita il lavoro di un vero barista. “Accellerarli è possibile ma i movimenti risultano ridicoli e disarmonici ”commenta l’ingegnere.

L’attività nell’azienda torinese, dove lavorano 70 persone, non si è mai fermata in questi mesi ma si è arricchita di nuove sfide come racconta Rossetti: “Quella legata alla manutenzione dei numerosi robot, ora purtroppo spenti che operavano nelle navi da crociera Royal Carribean e in altri bar in tutto il mondo, si è purtroppo paralizzata. In piena pandemia abbiamo però progettato e realizzato CURA, il container/unità di terapia intensiva mobile installato all’ospedale temporaneo dedicato ai pazienti Covid presso le Officine Grandi Riparazioni di Torino. Poi è nato il prototipo Pura Case un cilindro che igienizza con l’ozono gli indumenti”.

È anche proseguito il lavoro di aggiornamento e perfezionamento dei cobot bartender. Toni verrà integrato con l’opzione della caffetteria e a settembre farà il suo debutto. La console sarà unica ma le funzioni diverse, nei vari momenti della giornata. Potrà servire sia miscele a base di caffè, cappuccini caldi e freddi e cioccolata, sia i classici miscelati con alcol come sempre personalizzabili dal cliente con l’app.


questo articolo è stato scritto da di Luisanna Benfatto a questo indirizzo. e qui ripubblicato a fini di diffusione. Tutti i diritti sono riservati all’autore e alla testata di riferimento.

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