Business & Management

Il primo brevetto? Una chiatta

Milano, 8 settembre 2020 – 21:30

Che si voglia far riferimento al caso del Brunelleschi oppure a quello veneziano permane una certezza: il brevetto un’invenzione italiana

di Massimo Sideri

La notizia del primo brevetto della storia si fa risalire a Filippo Brunelleschi: fu lo scultore ad ottenere da Firenze il privilegio, come si chiamava al tempo, per proteggere una strana invenzione, una chiatta per il trasporto di grossi blocchi di marmo. Correva l’anno 1421. Nel 1474 il Senato veneziano intervenne con una vera e propria legislazione sui brevetti (l’originale, datato 19 marzo di quell’anno, ancora visibile nell’Archivio di Stato di Venezia) per proteggere le idee, le innovazioni e le tecnologie che da tutto il mondo approdavano attraverso le forze navali nella Silicon Valley ante litteram. Che si voglia far riferimento al caso del Brunelleschi oppure a quello veneziano permane una certezza: il brevetto un’invenzione italiana. per questo motivo che, oltre ad essere una buona idea politica, l’idea di strappare a Londra il tribunale europeo dei brevetti sarebbe anche una rivalsa storica: per secoli l’idea che i patent fossero una soluzione anglosassone ha messo in serio dubbio le capacit italiane di farsi valere con un pizzico di marketing. Prendiamo il copyright, il diritto d’autore tornato prepotentemente in scena con la riproduzione selvaggia dei contenuti online. Si fa risalire al Copyright Act di Londra del 1710. Peccato che il privilegio di stampa fosse concesso gi dalla fine del Quattrocento a Venezia dove operava Aldo Manuzio, l’inventore del libro tascabile e stampatore dell’Elogio della follia di Erasmo da Rotterdam. Come sempre la responsabilit nostra: l’industria e gli imprenditori italiani hanno dimenticato la lezione di Filippo Brunelleschi e non amano ancora oggi brevettare, un passaggio amministrativo considerato solo un costo. Spesso gli aspiranti startupper non si preoccupano se la tecnologia che stanno sviluppando sia brevettabile o meno. Per non parlare dell’uso che stato fatto, anni addietro, del bonus a fondo perduto per marchi e brevetti: le aziende lo hanno usato poco per i brevetti (il futuro) e molto per difendere il marchio (il passato). La candidatura di Milano ricordi dunque a tutti che se avessimo voluto fare le cose coerentemente avremmo dovuto brevettare lo stesso concetto di brevetto. Milano con Londra pareggerebbe almeno il conto storico.

8 settembre 2020 | 21:30

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