Turismo

Il mondo del catering e degli eventi chiede al Governo lo stato di crisi

COVID-19

Coinvolte oltre 2mila imprese con 100mila addetti e 2,2 miliardi di fatturato stimato

di Enrico Netti

(Amakar – stock.adobe.com)

Coinvolte oltre 2mila imprese con 100mila addetti e 2,2 miliardi di fatturato stimato

2′ di lettura

Inesorabilmente il Covid-19 porta al rinvio di convegni, eventi e convention aziendali e spinge la filiera del catering, con oltre 2mila imprese con 100mila addetti e 2,2 miliardi di fatturato stimato, a chiedere al Governo lo stato di crisi del settore. La causa è da cercare nel continuo rinvio al prossimo anno degli eventi. Così l’Associazione nazionale banqueting e catering, federata a Fipe-Confcommercio, insieme alle principali organizzazioni sindacali dei lavoratori del turismo, Filcams Cgil, Fisascat Cisl e Uiltucs Uil sono state costrette a richiedere al Governo lo stato di crisi per il settore. Il comparto, legato al contatto personale tra i partecipanti, ha visto crollare di oltre l’80% il giro d’affari e non vede margini di recupero e di ripresa dell’attività per tutto il 2020.

«Il nostro mondo – dice Paolo Capurro, presidente di Anbc – vive di eventi, eventi aziendali, convegni e congressi, cerimonie, matrimoni, premi, fiere. Tutte realtà che sono state cancellate e, nel migliore dei casi, riprogrammate per il 2021. Il fatturato delle nostre imprese è quasi azzerato e, anche nell’ipotesi che la pandemia finisca presto, non è ipotizzabile una ripresa a breve in quanto il nostro lavoro si basa su attività che sono state rinviate tutte in massa al 2021: gli eventi, benché ormai permessi ed in massima sicurezza rispettando precise regole di distanziamento, non hanno richiesta da parte del mercato».
Nel documento con il quale Anbc e le tre organizzazioni sindacali chiedono lo stato di crisi del settore si legge: «Le parti ritengono di comune interesse e non più rinviabile un intervento normativo che riconosca lo stato di crisi del settore e, in conseguenza di ciò, al fine di consentire il mantenimento degli attuali livelli occupazionali, che sia garantito al settore un sistema organico di interventi specifici. A tal fine richiedono:
– Una proroga in continuità del Fondo Integrazione Salariale fino al 31 dicembre 2020 per il sostegno al reddito dei lavoratori, con rifinanziamento delle misure, con tempi di erogazione certi e rapidi;
– Interventi economici e fiscali – compresi interventi sul cuneo fiscale – volti a supportare la continuità dell’attività imprenditoriale, quale strategia fondamentale per consentire la conservazione del tessuto aziendale esistente e fattore determinante per mantenere nel tempo l’occupazione, anche dopo la fase emergenziale. Confidiamo – conclude Capurro – che il 2021 possa essere l’anno di una ripresa, sia pura parziale e lenta, del nostro business, ma è fondamentale arrivare a fine 2020 con le imprese ancora in piedi. E questo, nelle condizioni attuali, non è immaginabile né per gli imprenditori né per i lavoratori».


Articolo di di Enrico Netti pubblicato a questo indirizzo. e qui citato a fini di diffusione. Tutti i diritti sono riservati all’autore e alla testata di riferimento.


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