Business & Management

Il management e l’epidemia: la cultura delle imprese nell’emergenza biologica

sbagliando si impara

Abbiamo bisogno di governare la complessità attraverso un approccio multidisciplinare nel quale virologia e cultura organizzativa si integrano

di Andrea Notarnicola *

(vege – Fotolia)

Abbiamo bisogno di governare la complessità attraverso un approccio multidisciplinare nel quale virologia e cultura organizzativa si integrano

4′ di lettura

Da gennaio è in corso il più grande esperimento di smart working e social collaboration della storia ad oggi. Milioni di lavoratori in Cina partecipano alla vita aziendale da casa nella crisi biologica del Covid-2019. Come hanno appreso le aziende asiatiche negli anni della SARS un disastro sanitario ha il potere di ridefinire in pochi giorni la cultura di un’organizzazione. Le priorità del management diventano la prevenzione sanitaria, la riorganizzazione continua e il contenimento dell’angoscia collettiva.

Provocando un salto di curva nell’emergency management il virus costringe l’organizzazione ad affrontare una trasformazione digitale se già non attuata: il lavoro a distanza, la robotica, l’e-learning e l’e-commerce diventano le soluzioni vitali disponibili. Nella attuale crisi del Covid-2019 la possibilità di contagio, anche nella fase di incubazione, costringe l’autorità pubblica e le imprese a invitare il personale degli uffici a lavorare da casa. Del resto nella pandemia le scuole sono spesso chiuse e i genitori hanno bisogno di prendersi cura dei figli. Le imprese devono dotarsi rapidamente degli strumenti necessari rivedendo i propri processi operativi per agevolare i collaboratori nell’impiego di piani di lavoro flessibili.

Immerse nel cratere di questa crisi e memori delle esperienze già vissute, le imprese di Hong Kong e Singapore hanno aggiornato in queste settimane i piani di continuità operativa per affrontare una diffusa trasmissione del virus. Esistono infatti modelli di governo delle imprese nella pandemia testati da anni nei paesi considerati più a rischio. Le imprese nominano un flu manager che nel periodo emergenziale elabora un piano per la continuità anche in caso di assenza del personale dirigente e dei responsabili dei processi decisionali per malattia. Il piano deve identificare le attività prioritarie e i dipendenti essenziali per lo svolgimento delle attività minime d’impresa.

Nel corso di una crisi biologica le persone assenti dal lavoro, che sono le uniche detentrici di una specifica conoscenza o competenza, rappresentano i cosiddetti single points of failure. Per alcune categorie di lavoratori il servizio al cliente diventa un vero e proprio fronte nel quale è possibile anche perdere la vita: si pensi al ruolo eroico del personale nelle aziende sanitarie.

Attuando una formazione trasversale d’emergenza (cross-training) si diffondono rapidamente competenze trasversali e si stabiliscono piani di copertura per evitare l’interruzione del servizio qualora parte del personale sia costretto alla quarantena. L’integrazione di competenze organizzative, logistiche, sanitarie e antropologiche rende possibile la continuità dei servizi anche a beneficio delle comunità locali. È fondamentale individuare i fornitori di beni e servizi essenziali per l’attività economica e discutere con questi le questioni relative all’operatività, attivando eventuali fornitori alternativi. Allo stesso modo si possono identificare i clienti essenziali per l’attività dell’impresa attuando diverse modalità di servizio.


Articolo di di Andrea Notarnicola * pubblicato a questo indirizzo. e qui citato a fini di diffusione. Tutti i diritti sono riservati all’autore e alla testata di riferimento.

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