Turismo

Il coronavirus metterà fine al turismo di massa?

Le soluzioni nel breve termine
Nell’immediato, tuttavia, è necessario «identificare misure e soluzioni che mettano in condizioni di sicurezza le strutture ricettive, siano esse stabilimenti balneari, alberghi o rifugi di montagna, ma consentano al tempo stesso di rimettere in moto l’offerta turistica – dice ancora Caroli – perché questo settore ha un peso troppo importante per l’economia italiana (genera il 13% del Pil, ndr), non può essere trascurato. Bisogna ragionare su un adeguamento offerta, elaborando modalità di fruizione delle spiagge che, tenendo conto di tutte le precauzioni sanitarie, permettano comunque di portare la gente al mare».

Operazione sicurezza
Un lavoro che prevede la riqualificazione e costante sanificazione delle strutture (cabine, sdraio, ombrelloni), ma anche la messa a punto di tecnologie e infrastrutture adeguate per la gestione delle persone in spiaggia, al mare o nelle docce.

«Ma tutto questo richiede organizzazione, investimenti e lavoro, deve iniziare subito – osserva Caroli -. Perciò è importante che le istituzioni lancino un segnale, in modo che le persone comincino a prenotare le vacanze al mare e che gli operatori abbiano una base di certezza su cui avviare i lavori per la stagione».

Solo per i lavori “ordinari” (come i lavori di manutenzione, il riassetto della spiaggia, le pulizie generali ecc.) occorre all’incirca un mese di tempo, osserva Massimo Feuruzzi, amministratore unico di Jfc, società di consulenza in ambito turistico. «Oltre a questo – osserva Feruzzi – gli stabilimenti balneari dovranno adeguarsi alle disposizioni che verranno emanate. Sicuramente dovrà essere ridotto il numero degli ombrelloni e sdraio, che potranno essere non più del 40% rispetto a quelli collocati la scorsa estate». Le strutture dovranno essere in grado inoltre di garantire servizi di ristorazione e bar direttamente sotto l’ombrellone, attraverso ad esempio una prenotazione sul sito o la app dello stabilimento, in modo da evitare affollamenti nell’area dei buffet-bar.

Uno sguardo sul medio-lungo periodo
Se in questo modo si potrà salvare, almeno in parte, la stagione estiva sulle spiagge italiane, per gli anni a venire la lezione del Covid-19 impone di ripensare l’offerta turistica: «Il turismo in Italia era già in trasformazione – spiega Magda Antonioli – con una domanda in crescita per vacanze nella natura, destinazioni minori e poco affollate. A maggior ragione dopo questa vicenda mi aspetto che aumenterà una domanda più attenta a certi valori, culturali e paesaggistici, che riafferma il nostro patrimonio».
Quindi una opportunità per il turismo italiano – sebbene in questo momento di grave crisi sia difficile osservare la situazione da questa prospettiva. «Cogliamo questa occasione per riposizionare alcune località e strutture di un patrimonio ricchissimo che ha però bisogno di essere riqualificato – aggiunge la professoressa – anche per allinearsi ai criteri internazionali di sostenibilità, etica ed estetica e risposizionarsi su nuovi mercati».


Articolo di di Giovanna Mancini pubblicato a questo indirizzo. e qui citato a fini di diffusione. Tutti i diritti sono riservati all’autore e alla testata di riferimento.

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