Musica & Spettacolo

Il "Bar Mediterraneo" dei Nu Genea: un luogo d'incontro dove ballare sotto al Vesuvio

 

Aprendo alle voci di tanti popoli diversi, separati dalle lingue ma uniti dal mare e dalla musica, la Napoli dei Nu Genea si fa luogo d’incontro. Si sente nei versi tunisini e nel flauto Ney di Marzouk Mejiri che spezzano il cuore di malinconia in “Gelbi”; nel canto dell’artista Marco Castello che, in “Rire”, attraversa lo Stretto di Messina per donarsi alle agrodolci parole di Napoli; nei versi francesi di Célia Kameni che sfilano sinuosi tra i vicoli di “Marechià”; o ancora nella batteria del compianto Tony Allen che accompagna i mandolini di “Straniero”.
 

 
La passione dei Nu Genea per la cultura napoletana si espande in questo album attraverso l’adattamento di una poesia del 1931 di Raffaele Viviani, le cui parole cantate da Fabiana Martone si posano sul groove jazz-funk di “La Crisi”. La stessa ricerca si nota anche nei versi di “Vesuvio”, una rilettura per il dance floor di una canzone folk napoletana degli ‘E Zezi, storica band operaia di Pomigliano D’Arco: qui, i Nu Genea, hanno registrato le voci di un coro di bambini di Napoli, che aggiunge alla canzone una dimensione tribale e insieme evocativa.
Il disco è stato anticipato dal singolo “Tienaté”, dove la potenza vocale di Fabiana Martone si unisce con sintetizzatori ed archi, impregnandoli con le matrici musicali del Sud-Est del Mediterraneo.
 
Il 5 maggio a Berlino, hanno dato il via al loro tour internazionale, con una formazione di otto elementi, nei più famosi festival italiani ed europei, che continuerà fino a settembre
 

fonte: Tgcom24 – www.tgcom24.mediaset.it – link articolo originale – tutti i diritti riservati all’autore citato

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