Food & Wine

I vini di Matelica rinunciano al brand Verdicchio nella denominazione

ECCELLENZE TERRITORIALI

Avviato iter per il cambio d’etichetta. L’istituto marchigiano di tutela vini, che rappresenta 17 aziende che producono 1,8 milioni di bottiglie, scommette sul valore della territorialità

di Giambattista Marchetto

Le vigne a Matelica

Avviato iter per il cambio d’etichetta. L’istituto marchigiano di tutela vini, che rappresenta 17 aziende che producono 1,8 milioni di bottiglie, scommette sul valore della territorialità

3′ di lettura

Mentre sulle colline di Valdobbiadene e Conegliano si discute da tempo della rinuncia alla denominazione Prosecco (e tutto sommato sono pochi i radicali), nelle Marche la piccola Doc di Matelica accelera e “cancella” il Verdicchio dall’etichetta. L’iter per l’approvazione di Regione, Ministero delle Politiche agricole e UE non è ancora stato avviato, ma dopo la decisione a livello consortile il dado è tratto. Il piccolo bianco autoctono della provincia maceratese sarà dunque indicato come Matelica Doc e Matelica Docg. E nonostante i riconoscimenti anche internazionali – il New York Times ha recentemente suggerito di scoprire questo rosso vestito di bianco – si tratta di una scelta non facile, dato che il Verdicchio è un brand ormai conosciuto e affermato.

Eccellenza territoriale

I produttori di Matelica rivendicano essenzialmente l’identità peculiare come nicchia di qualità tra le denominazioni tutelate dall’Istituto marchigiano di tutela vini (Imt), Doc dal 1967 e dal 2010 anche Docg con il Verdicchio di Matelica Riserva.“Stiamo scommettendo un po’ più su di noi – rimarca Antonio Centocanti, presidente Imt -. Vogliamo uscire dal vitigno per essere un territorio di eccellenza, con una gamma completa di proposte, dallo spumante al passito, e soprattutto una qualità media altissima, che fa del Verdicchio di Matelica Doc e Docg il vino bianco italiano a maggior tasso di riconoscimenti in rapporto alla superficie vitata”. A fronte di quasi 270 ettari di vigneto in 8 Comuni, delle 17 aziende che imbottigliano (mentre sono 86 i conferitori) sono 10 quelle che compaiono con i massimi punteggi nelle principali guide italiane.La “rimozione” del nome del vitigno segna di fatto una cesura rispetto all’area di Jesi, che è nove volte più grande. “Non vogliamo fare guerra di campanili – chiarisce Centocanti – ma rivendicare un brand, quest’anno scoperto dagli enoturisti italiani, nella convinzione che sia un grandissimo vino. Sappiamo che nel breve periodo potrebbe metterci in difficoltà perdere il focus sul Verdicchio, ma sul lungo periodo possiamo far valere l’identità forte del nostro territorio se lavoriamo bene”.

Verdicchio tra Italia e Nuova Zelanda

La domanda sorge spontanea: la diversificazione rispetto alla produzione di Jesi giustifica questo passaggio? “Il vero problema è che stanno impiantando il vitigno in molti territori in Italia e all’estero – replica Centocanti – e c’è la possibilità di scrivere Verdicchio in etichetta anche come Igt, dunque si perde il senso della relazione con la territorialità. Ora è uscito anche un Verdicchio in Nuova Zelanda. Insomma, dato che non possiamo evitare che si impianti il vitigno in giro per il mondo, abbiamo voluto dare valore al fatto che sente molto il territorio e Matelica è un unicum assoluto”. Anche se in realtà le cantine potranno decidere di mantenere Verdicchio in etichetta.

I vini di Matelica sfruttano tutti i vantaggi delle piccole dimensioni delle imprese, ma ne hanno sofferto anche gli svantaggi – soprattutto quelli legati al posizionamento, dato che il prezzo medio è ancora troppo conveniente per chi lo rivende o lo consuma (nella versione base esce a 4 euro a bottiglia, mentre la Riserva si attesta attorno a 10 euro). Le bottiglie made in Matelica sono anche tra i principali protagonisti nelle carte dei vini. Secondo l’indagine Nomisma-Wine Monitor, l’autoctono marchigiano detiene una rappresentanza dell’83% nelle carte dell’alta ristorazione, con una media di circa 6 etichette. La produzione nel 2019 si è assestata a quasi 1,8 milioni le bottiglie, di cui il 60% è destinato al mercato nazionale. L’export vede una prevalenza di Germania e Paesi Bassi, seguiti dagli Usa (in crescita fino a marzo 2020).


Articolo di di Giambattista Marchetto pubblicato a questo indirizzo. e qui citato a fini di diffusione. Tutti i diritti sono riservati all’autore e alla testata di riferimento.


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