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I Villani , docufilm celebra la cucina tradizionale italiana

le eccellenze del made in Italy diventano racconto cinematografico

Quando si parla di enogastronomia il made in Italy è ancora segno di indiscussa eccellenza.

A confermarlo sono le oltre 5056 specialità rientrate quest’anno nella classifica delle Bandiere del Gusto della Coldiretti, l’indagine che premia i migliori prodotti tipici e tradizionali delle nostre terre.

Al primo posto, per numero di bandiere, c’è la Campania con i suoi 515 prodotti, seguita dalla Toscana (461) e dal Lazio che ne vanta 409.

Dal mecoulen, l’antenato del panettone che le donne preparavano per Natale nelle valli della Valdaosta alla fagiolina del Trasimeno, vanto dell’Umbria di origine etrusca fino ad arrivare al brigidino di Lamporecchio, biscotto nato per errore dalle monache in un monastero nel pistoiese.

Sono veramente tanti e variegati i cibi che rappresentano con orgoglio la nostra amata Italia.

“E’ il risultato del lavoro di intere generazioni di agricoltori impegnati a difendere le tradizioni alimentari – ha affermato il presidente della Coldiretti, Roberto Moncalvo – un bene comune per la collettività e un patrimonio culturale che l’Italia può offrire al mondo”.

E proprio per omaggiare la tradizione, arriva al cinema un docufilm che celebra la cucina popolare nostrana.

Si chiama “I villani”, presentato alla 75° Mostra del Cinema di Venezia, appena conclusa, dove l’autore, Daniele De Michele, soprannominato “Don Pasta”, ha ricevuto il Premio Marietta ad honorem 2015 per l’impegno profuso per sostenere la cucina tipica ed ha ottenuto la menzione speciale Fedic-Il Giornale del Cibo per le scene più significative legate al cibo e all’alimentazione.

I villani è un’ode alla terra, alla genuinità, ai sapori che hanno reso famoso il nostro Paese nel mondo ma è anche un modo per non dimenticare il nostro passato, la cucina di un tempo, quella dei nostri nonni, frutto di tanti sacrifici e difficoltà.

Il film segue la giornata tipo di quattro “eroi della terra”, agricoltori, pastori e pescatori che mostrano orgogliosi l’arte del raccolto e la devozione verso il cibo buono, sano e condiviso.

Quello che emerge è un monito a conservare e a tramandare riti e tradizioni che stanno alla base della cucina italiana.

“Quando è arrivata la moda cibo, con i programmi televisivi – ha spiegato più volte Don Pasta – mi rendevo conto che c’era qualcosa che non andava, che il nostro paese aveva un patrimonio culturale gigantesco del quale nessuno aveva voglia di parlare, tutti concentrati più sull’estetica del piatto che sulla sostanza. Io credo che l’idea che oggi si ha della cucina è assurda, un’idea in cui i cuochi hanno un ruolo che in Italia non è mai esisto, dove la tecnica viene esaltata in contrapposizione con la nostra storia. Non voglio dire che non sia cucina buona o di qualità ma credo che non sia vero dire che è la cucina italiana”.

Per “I villani” di De Michele c’è qualcosa che ha importanza più di tutto ed è il risultato finale: quello che volgarmente definiamo prodotto e che invece indica un frutto della terra ottenuto con sacrificio e soprattutto dalla conoscenza del proprio terreno.

Emozione e soddisfazione è quello che i quattro personaggi provano nel film e che anche tutti noi dovremmo provare ogni volta che ci viene preparato una specialità tipica, non per la bellezza dell’impiattamento ma perché profuma di storia, cultura e tradizione. La nostra.

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Lucia Panucci

Giornalista Professionista. Laurea in in produzione culturale, editoria e giornalismo. Master in giornalismo presso l’Università Lumsa di Roma. Nel 2014 riceve il premio “Mimosa d’Argento” come miglior giornalista emergente. Collaborazioni con varie testate del panorama telematico, cartaceo, radiofonico (RDS) e televisivo (Rai Tgr Lazio).

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