Food & Wine

I risultati delle aziende vinicole italiane (escluse cooperative) – aggiornamento Mediobanca 2018

 

Proseguiamo l’analisi del rapporto Mediobanca concentrandoci sulle aziende vinicole, escludendo quindi le cooperative. Si tratta della parte (125 aziende) più esposta all’estero. Si tratta anche del campione dove i numeri relativi ai margini e al ritorno sul capitale hanno senso compiuto, perchè depurati dall’effetto distorcente delle cooperative. Dunque, le conclusioni non sono radicamente differenti da quelle fatte la settimana scorsa: il 2018 è stato un buon anno per le vendite (+6.3%), un po’ meno buono per l’andamento dei margini (in leggero calo). Il 2019 si prevede in crescita meno sostenuta, per il problema dell’Italia (che comunque non è calato per le aziende private), mentre il 2020 ovviamente sarà l’anno peggiore di sempre, certamente oltrepassando il calo del 4% subito nel 2009. Passiamo all’analisi dei dati.

 

  • Le 125 aziende private con oltre 20 milioni di fatturato hanno complessivamente registrato vendite per 4.8 miliardi di euro nel 2018, con un incremento del 6.3%, fatto da un +9% sul mercato italiano e un +4.3% per l’export. Nel 2019 le parti si invertono: l’Italia si stabilizza (+1%), mentre prosegue con un +5% la crescita all’estero, per chiudere l’anno a 4.95 miliardi di euro, +3.2%. Il rapporto tra vendite estere e domestiche è nel 2019 del 56%/44%.
  • Come già osservato nel 2017, anche il 2018 è stato un anno di pressione sui costi esterni per le aziende. L’aumento del costo della materia prima vino ha determinato un ulteriore contrazione del valore aggiunto sul fatturato, passato dal 21.8% al 21.5%, il che ha portato a un valore aggiunto di 1.03 miliardi di euro, +5%. Sotto il valore aggiunto sono in crescita del 5% anche il costo del personale e gli ammortamenti, il che consente di recuperare parte del margine perso sopra. Si arriva a un margine operativo dell’8.8% (420 milioni), contro l’8.9% del 2018 e il 9.2-9.4% registrato nel 2016-17.
  • Sotto l’utile operativo, oneri finanziari stabili in valore assoluto e un deciso calo delle tasse (aliquota dal 25% al 20%) hanno consentito una dinamica più sostenuta dell’utile netto, passato per il campione da 273 a 313 milioni di euro, +15%.
  • Gli investimenti sono in costante crescita negli ultimi anni e toccano quota 279 milioni nel 2018, +14% sul 2017 e al 5.8% del fatturato. Con questo, il capitale investito sale da 5.3 a 5.7 miliardi di euro ma i debiti finanziari del comparto sono stabili a circa 1.4 miliardi (dopo la forte crescita del 2017). Ne consegue un quadro di eccellente solidità finanziaria: il debito su MOL è 2.3 volte (da 2.4 del 2017 e decisamente sotto il livello toccato a inizio decennio) e il debito su patrimonio è al livello minimo di sempre, 32%.
  • Il ritorno sul capitale, per chiudere, scende dall’8.8% all’8.5% per il balzo del capitale investito netto, cui corrisponde un incremento degli utili intorno al 5%.
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