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i dieci lavori che scompariranno nel 2022

Stiamo entrando nell'era del lavoro 4.0: quali saranno le nuove professioni del futuro?

Il mercato del lavoro nel nostro Paese non è propriamente florido e a rimetterci maggiormente sono i ragazzi più giovani che, nonostante anni passati dietro ai libri, si ritrovano dopo la laurea senza una occupazione o costretti ad accettare contratti a termine precari perché non trovano nulla di meglio.

Rispetto allo scorso anno non si può negare che qualche passo in avanti sia stato fatto.

Gli ultimi dati Istat infatti registrano un miglioramento della disoccupazione giovanile calata a marzo 2018 al 31,7% nella fascia 15-24 anni (-4,4% rispetto allo stesso mese del 2017) e al 16% in quella dai 25 ai 34 anni (-1%).

Nonostante questa piccola ripresa siamo ancora lontani dalle medie registrate nel resto dell’Unione europea. Il tasso di disoccupazione giovanile continentale, secondo una ricostruzione della piattaforma Trading economics, si è mantenuto dal 2000 al 2018 nell’ordine medio del 19,3%.

Il picco massimo è stato del 24% nel 2012 mentre a marzo di quest’anno si è fermato al 15,6%.

Numeri a parte, la maggior parte degli italiani non si arrende e continua a cercare la propria stabilità lavorativa formandosi, aggiornandosi per stare al passo dell’innovazione tecnologia.

Eh sì, perché, è inutile negarlo, siamo in piena era 4.0 e il digitale è una componente essenziale delle nostre vite.

Anche le professioni più tradizionali, in ambiti come medicina e agricoltura, sono in costante evoluzione per adattarsi alle tecnologie da cui ora dipendono.


i 10 lavori che non esisteranno più nel 2022

benchè dichiarazioni da prendere con le molle, CareerCast.com ha stilato uno speciale “elenco” delle professioni che, a loro dire, spariranno già a partire dal 2022…eccole qui

1.Postino

2.Lettore di contatori

3. Agricoltore

4. Giornalista

5. Taglialegna

6. Gioielliere

7. Assistente di volo

8. Operaio in fabbrica

9. Assicuratore

10. Sarto

Ovviamente non sappiamo se questa “classifica” sarà rispettata e ancora meno siamo convinti della sua attendibilità (dubitiamo fortemente che i gioiellieri siano rimpiazzati da un robot…) ma una domanda a questo punto sorge spontanea: quali saranno i nuovi lavori che vedranno la luce per merito (o causa) del continuo progresso della scienza?


L’alba delle nuove professioni

Uno studio realizzato dall’istituto di ricerca FastFuture per conto del governo britannico ha individuato, attraverso le previsioni di illustri scienziati, le 20 nuove professioni che nasceranno o si svilupperanno entro il 2030.

Solo per fare qualche esempio, ci saranno i costruttori di parti del corpo che riprodurranno artificialmente le parti anatomiche o i cosiddetti data scientists che si occuperanno di elaborare i big data, ovvero le informazioni che diamo attraverso i nostri smartphone, i nostri post sui social media, la nostra cronologia di navigazione su web e che possono essere utilizzate dalle aziende per le analisi di mercato.

L’economia delle applicazioni mobili ha creato oltre 1,6 milioni di posti di lavoro in Europa e potrebbe sfornarne anche di più entro il 2020. La figura chiave in questo caso sarà l’app developer ovvero lo sviluppatore di applicazioni.

Pensate che lo scorso anno in Italia è nata la prima iOS Developer Academy europea di Apple, che ha già registrato un boom di iscritti. Un mercato in costante crescita è anche quello dei droni e negli anni a venire serviranno sempre di più piloti esperti in grado di manovrarli.

I consulenti della terza età saranno invece gli specialisti che si occuperanno di mettere a punto soluzioni innovative in campo medico e farmaceutico per aiutare gli anziani a vivere più a lungo e in salute.

Ci sarà anche bisogno di guide turistiche “galattiche” e di architetti che progettino soluzioni abitative per lo spazio e per i pianeti.

Al momento all’Università di Houston già si stanno progettando avamposti lunari, case ecologiche per Marte e veicoli per l’esplorazione dello spazio.

Anche l’agricoltura e l’allevamento saranno più evolute.

Nel futuro assisteremo infatti alla costruzione di fattorie urbane verticali dove si potranno produrre cibi all’interno di edifici a più piani con un notevole risparmio di energia ed acqua e abbattendo i costi di trasporto. Per gestire queste fattorie verticali ci sarà bisogno di agricoltori specializzati in possesso di competenze scientifiche, ingegneristiche e commerciali.

Insomma scordiamoci il medico, l’avvocato, il contadino così come li conosciamo oggi.

Magari adesso queste nuove professioni ci sembrano assurde, estranee a noi ma in realtà non è così se pensiamo al fatto che fino ad una ventina di anni fa figure come quella del social media manager, SEO manager, attualmente così diffuse e di moda, non comparivano certo nei CV di allora…

Il mutamento fa parte di noi, delle nostre vite. Non sempre è positivo ma non possiamo far altro che adeguarci per non rischiare di rimanere fuori dal mercato.

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Lucia Panucci

Giornalista Professionista. Laurea in in produzione culturale, editoria e giornalismo. Master in giornalismo presso l’Università Lumsa di Roma. Nel 2014 riceve il premio “Mimosa d’Argento” come miglior giornalista emergente. Collaborazioni con varie testate del panorama telematico, cartaceo, radiofonico (RDS) e televisivo (Rai Tgr Lazio).

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