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I birrifici artigianali campani crescono con la spinta di e-commerce e nuove bevande

FILIERA BRASSICOLA

l Covid non ha fermato la produzione di realtà di nicchia che hanno puntato sulle vendite online per recuperare il calo dei consumi sui canali tradizionali

di Rosaria Sica

l Covid non ha fermato la produzione di realtà di nicchia che hanno puntato sulle vendite online per recuperare il calo dei consumi sui canali tradizionali

3′ di lettura

La regione Campania ha emanato una legge a sostegno delle birre artigianali campane, utile per la valorizzazione di un comparto che sta crescendo anno dopo anno, con realtà territoriali di grande qualità, anche se di piccole dimensioni, che privilegiano la filiera corta. In Campania i primi segnali di una produzione artigianale si registrano prima del 1996, considerato l’anno zero della birra artigianale italiana. Da quel momento c’è stata un’esplosione di attività di nicchia che hanno dato vita a un mercato con buone prospettive di espansione.

Nonostante le difficoltà del momento in Campania i birrifici hanno reagito inserendo nuovi prodotti e potenziando le vendite online. Tra quelli più apprezzati del casertano c’è Karma, che nasce nel 2018, combinando i sapori e i profumi della tradizione contadina della terra felix. Oltre mezzo milione di fatturato nel 2019 per l’attività (+10% rispetto all’anno precedente) in Italia e circa 90mila euro di fatturato estero in Europa e Stati Uniti. Mario Cipriano, il proprietario, da grande appassionato e conoscitore dell’homebrewing, in pochi anni, è diventato un divulgatore e un produttore che non si accontenta solo di entrare nel mercato della birra artigianale, ma ricerca costantemente un modo per rendere riconoscibile e originale il suo prodotto. Riscopre ingredienti poveri come il mosto di vino, le bucce d’arancia, il limone, la mela annurca che danno un sapore diverso e una buona dose di tipicità alla birra.

L’e-commerce come risorsa

Karma, come le autentiche birre artigianali, è rifermentata in bottiglia e presenta anche sedimento; infatti, per mantenere inalterate tutte le qualità nutrizionali e organolettiche, non c’è pastorizzazione, né filtraggio e soprattutto non ci sono conservanti: il malto proviene, in parte, da agricoltura biodinamica, lo zucchero di canna è del mercato equo e solidale e il miele è biologico. Il titolare Mario Cipriano racconta: “Il lockdown ha messo in difficoltà l’intero comparto e tutte le previsioni fatte per l’avvio del mercato che prende il via proprio in primavera. Il nostro mercato di riferimento è il settore Horeca, sia Italia che estero, per questo il danno è stato importante. Dal punto di vista produttivo, avevamo per fortuna finito il ciclo di cotte e riempito i serbatoi, così mi sono dedicato a studiare alternative per diversificare il fatturato, rafforzando la nostra identità e presenza sul web. E infatti proprio sulle vendite online abbiamo avuto un buon riscontro. Abbiamo anche ripreso parzialmente il segmento delle enoteche ma le difficoltà sono state e saranno tante anche perché al momento non abbiamo ancora avuto aiuti concreti”.

Il birraio contadino

A 740 metri d’altezza, nel territorio di Monteverde, in provincia di Avellino, e precisamente ai piedi del Serro della Croce, il più alto dei colli che dominano la Valle dell’Osento nasce la Birra artigianale Serrocroce che ha una forte legame con la terra e le tradizioni locali secondo il titolare dell’attività Vito Pagnotta: “Quando diciamo di essere contadini, prima che birrai, è a questo che ci riferiamo: al grande legame col profumo della mietitura, al colore dei cereali che cambiano da una stagione all’altra; e ancora, alla lenta attesa delle spighe mosse dal vento e asciugate dal sole, pronte per il raccolto”.

Tutti ingredienti che gli hanno consentito di conquistare il prestigioso riconoscimento We Green, e per ben due volte, l’Oscar Green, in chiave di sostenibilità e risparmio energetico. Nonostante si tratti di un’azienda a conduzione familiare, 4 dipendenti e diversi operatori commerciali, Serrocroce, è riuscita ad aumentare il fatturato rispetto al 2019 di oltre il 20%. “Dalla sua nascita ad oggi il business è cresciuto- continua Vito Pagnotta -. Neanche il Covid ci ha frenati, anzi, abbiamo colto l’occasione per dedicarci a due nuovi prodotti radicati al nostro territorio: la Luppolata, birra prodotta con tutte le materie prime coltivate in azienda, dall’orzo ai luppoli, e l’Amarodibirra, novità che ha puntato a valorizzare, ulteriormente, le birre Serrocroce perchè miscelate ad un infuso di erbe aromatiche raccolte a mano in Irpinia”. Prodotti che, lanciati durante il lockdown, hanno registrato il “tutto esaurito”.


Articolo di di Rosaria Sica pubblicato a questo indirizzo. e qui citato a fini di diffusione. Tutti i diritti sono riservati all’autore e alla testata di riferimento.


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