Marketing

Gentilezza, la carta vincente: addio al marketing molesto

«Abbiamo chiesto a più di mille newyorkesi di descriversi e solo l’1% di loro si è definito gentile. Ma noi conosciamo bene la verità. Tra gennaio 2020 e marzo 2021 ogni trenta secondi un americano ha fatto una donazione tramite la nostra piattaforma, arrivando a elargire quasi 150 milioni di dollari. Vogliamo ringraziarvi per aver scelto di essere gentili quando gli altri ne avevano più bisogno. Grazie New York». Firmato GoFundMe, colosso statunitense del crowdfunding che ha scelto volti e voci dei donatori americani per realizzare la sua prima campagna online e out of home sulle principali metropoli americane.

Un progetto di people storytelling, il primo in assoluto per questo brand, che racconta storie di gentilezza e che merita grande attenzione: il giudizio lusinghiero arriva dalla bibbia del marketing AdWeek, che ha anche segnalato come per le marche la battaglia dell’attenzione si giocherà su relazioni di valore incentrate sulla gentilezza perché nel mondo nuovo e post-pandemico non c’è più posto per iniziative muscolari o autoreferenziali.

Le nuove campagne gentili

Una gentilezza contagiosa e virale: si moltiplicano così campagne di marketing incentrate sull’empatia come elemento cardine. Eppure non si tratta di un tema nuovo: addirittura dal 1998 nel mondo ogni 13 novembre si festeggia il World Kindness Day per sensibilizzare governi e cittadini su atti di educazione civica basati su un elemento strategico: essere gentili in ogni ambito del vivere quotidiano migliora la vita dei singoli e delle comunità.

È il ribaltamento, ma in fondo la prosecuzione, della teoria criminologica delle finestre rotte, incentrata sulla capacità del disordine urbano e del vandalismo di generare criminalità aggiuntiva e comportamenti anti-sociali a seguito di modelli sbagliati. Una tesi introdotta nel 1982 in un articolo di scienze sociali a firma di James Wilson e George Kelling.

Loading…

La nuova ondata

«Il movimento mondiale legato al World Kindness Day prende le mosse da una piccola organizzazione sorta negli anni ’60 e ispiratasi al discorso dell’allora preside dell’Università di Tokyo, che raccomandò ai suoi neolaureati di creare un’ondata di gentilezza che un giorno investirà tutta la società giapponese. La pandemia ha indubbiamente portato alla luce l’importanza di questo potente collante sociale e i brand, su cui ormai le persone fanno affidamento quale motore di cambiamento anche post emergenza, sembra abbiano rimesso in gioco questa saggia suggestione della cultura giapponese. D’altronde la gentilezza è una questione di empatia. Come ha argomentato Goethe si tratta della catena d’oro con la quale la società viene tenuta insieme», afferma Patrizia Musso, docente di brand communication all’Università Cattolica di Milano e fondatrice di Brandforum, l’osservatorio culturale fondato dal 2001 e riferimento online per gli appassionati di pubblicità.

Non c’è più spazio per gli squali

In fondo è quanto ha scritto anche il guru del marketing Seth Godin nel suo ultimo libro “La pratica”, edito in Italia per Roi Edizioni, in cui evidenzia come le aziende moleste nei confronti di cittadini e consumatori siano arrivate al capolinea. «Avranno successo quelle realtà che non infastidiscono. Oggi non c’è più spazio per gli squali», ha precisato Godin.

In verità i brand non hanno ancora compreso quanto siano esigenti le nuove generazioni, che chiedono non solo sostenibilità ed etica, ma anche feedback costanti e capi gentili: lo afferma sempre Musso, riprendendo la nuova ricerca contenuta nel libro bianco delle professioni della comunicazione 2021 di Almed e Università Cattolica, su un campione rappresentativo di millennial e generazione Z.


Source link

Show More
Back to top button