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Floridi: «La sovranità digitale come antidoto al sovranismo nazionale»

Milano, 5 agosto 2020 – 13:07

La sovranità analogica digitale è necessaria ma forse non più sufficiente, scrive il filosofo, secondo cui andrebbe affiancata da una sovranità digitale europea

di Luciano Floridi (filosofo e professore di Etica dell’informazione a Oxford)

Floridi: «La sovranità digitale come antidoto al sovranismo nazionale»

La sovranità digitale sembra importante, perché se ne parla molto e seriamente. Vero. Ma suona anche come una questione tecnica, che interessa solo gli specialisti. Falso. La sovranità digitale tocca tutte le persone, anche quelle che non usano il digitale. Per capire perché, iniziamo da quattro recenti episodi.

Gli esempi si potrebbero moltiplicare, ma il filo rosso che li unisce è sempre più evidente: sono episodi nella lotta per la sovranità digitale, cioè per il controllo sui dati, sul software (si pensi all’Intelligenza Artificiale, IA), sui processi digitali (si pensi al cloud computing), sull’hardware, e sulle infrastrutture. È una lotta epocale di tutti contro tutti, ma anche di ciascuno alleato con chiunque, a seconda degli interessi e delle opportunità. Gli Stati, che soprattutto regolano il digitale, si scontrano con le aziende, che soprattutto progettano, producono, vendono e mantengono il digitale. Ma a volte sostengono e usano le aziende nazionali per fini politici. Le aziende si appoggiano ai propri Stati per essere difese. Ma a volte si fanno anche concorrenza tra loro (per esempio, Microsoft ha perso contro Google nel search, e Google ha perso contro Facebook nel social), come gli stessi Stati, e a volte sono in contrasto con lo Stato dove hanno la sede, si pensi allo scontro Twitter-Trump. Una bella confusione. Per orientarci, facciamo un passo indietro.

La sovranità è una forma di potere legittimo di controllo. Il dibattito su chi la può esercitare, come, su che cosa, e per quali fini, ha contribuito a plasmare l’età moderna. Si tratta del periodo che, per semplificare, parte dal 1492, con la scoperta (nel senso del rendersi conto dell’esistenza) dell’America, ma che non si sa bene quando finisca: la taglia S arriva fino alla rivoluzione francese, 1789; la M fino al Congresso di Vienna, 1814-1815; la L fino allo scoppio della Prima Guerra Mondiale, 1914; io preferisco la XL, che arriva fino alla fine della Seconda Guerra Mondiale, 1945.

La sovranità nazionale è quindi il potere di controllo esercitato dallo Stato sul suo territorio, sulle risorse che si trovano in esso e sulle persone giuridiche che ad esso appartengono. Si tratta di un fenomeno e di un concetto ancora moderni e del tutto analogici, in termini di tempo, spazio, e fisicità delle cose. Ma l’epoca moderna è terminata, anche nella sua versione XL. Quella contemporanea non è semplicemente postmoderna (termine che indica solo che cosa non è più, non che cosa sia), ma è soprattutto digitale. Nessuna sorpresa: da sempre la tecnologia ci aiuta a datare periodi dell’evoluzione umana, dall’età della pietra all’età del ferro.

Nell’età digitale, l’infosfera non è un territorio, i dati non sono una risorsa fisica come il petrolio (tanto peggio per la metafora un po’ facilona), le risorse digitali sono in larga parte private e soggette alle regole dei mercati internazionali, e i nostri profili sono soprattutto in possesso non dello Stato ma delle multinazionali, che, come dice la stessa parola, sono globalizzate. Perciò il digitale sta forzando il ripensamento della sovranità. La sovranità moderna-analogica non basta più, serve anche quella contemporanea-digitale, per stabilire adeguate forme di controllo, attraverso una regolamentazione appropriata. Ma chi dovrebbe esercitarla? Il primo ventennio del secolo ha visto emergere una sorta di sovranità digitale aziendale. È quella forma di controllo di fatto sostenuta da chi ritiene che l’autoregolamentazione dell’industria del digitale sia sufficiente, osteggiando qualsiasi intervento legislativo. Ma in un’epoca in cui la realtà analogica è sempre più controllata e gestita da quella digitale, la sovranità di tipo politico-sociale su entrambe appare essenziale per una buona democrazia, una società equa, e uno sviluppo sostenibile. In Europa, questo significa chiedersi chi debba esercitare la sovranità digitale, ciascun Stato membro o l’Unione Europea? La distinzione è importante. Quando Macron o Merkel parlano di sovranità digitale, intendono quella nazionale, o quella sovranazionale dell’UE, come quando ne parla von der Leyen? Il rischio, nella difesa della sovranità digitale nazionale, è quello di cadere nel sovranismo o statalismo digitale. Si tratta di due posizioni anacronistiche, che difendono una versione del digitale autarchica e mercantilistica, sia culturalmente sia economicamente. Si va dalla retorica dei campioni nazionali, esistenti o da creare, alla velleità di clonare successi stranieri in patria.

La sovranità analogica è oggi articolata su due livelli. Per esempio, quella tributaria è rimasta nazionale – le multinazionali la sfruttano per contrastare la sovranità digitale nazionale, si pensi al caso Apple-Irlanda – ma quella monetaria è diventata sovranazionale, come nel caso dell’euro. Credo che la sovranità digitale debba essere ugualmente articolata, con livelli di controllo sia nazionale sia sovranazionale. In alcuni casi fondamentali, potrebbe essere esercita più facilmente dall’UE, sia in termini di fattibilità sia in termini di valore aggiunto, come per l’euro. Sappiamo per esempio che la sovranità digitale sui dati è più fattibile e efficace a livello UE, attraverso il General Data Protection Regulation. Sarebbe ragionevole muoversi nella stessa direzione per l’AI e per il 5G. Non si tratta di rimpiazzare la sovranità moderna-analogica nazionale, necessaria ma sempre più insufficiente. Si tratta di affiancargli quella contemporanea-digitale sovranazionale, che è spesso una sua condizione di possibilità.

La lotta per la sovranità digitale ricorda in parte la lotta medievale per le investiture tra potere temporale e spirituale, tra Imperatore e Papa. Chi vincerà determinerà la vita di tutte le persone, religiose o meno allora, digitalizzate oppure no oggi. Per questo la sovranità digitale non è una questione solo per specialisti. E per questo è fondamentale realizzarla bene, insieme. Perché la risposta migliore al controllo multinazionale sul digitale è probabilmente la sovranità digitale sovranazionale, a livello europeo.

5 agosto 2020 | 13:07

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