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“Facebook sta eliminando le prove di crimini di guerra”: la denuncia dei ricercatori

Nei gruppi privati di Facebook avvengono continuamente conversazioni e scambi che il social cerca di assicurarsi non violino le sue regole. A volte però questa attività si fa controproducente, come nel caso delle attività di mercato nero che coinvolgono opere antiche come statue e manufatti di importanza storica: la piattaforma se n’è occupata vietando del tutto la vendita di opere d’arte sui suoi canali, ma i tentativi di rimozione dei post che riguardano questa attività stanno ostacolando le indagini dei ricercatori che cercano di documentare il fenomeno e tracciare l’origine dei singoli episodi.

La denuncia arriva dai ricercatori del progetto Athar, una iniziativa guidata da antropologi ed esperti di patrimonio culturale per esplorare il mondo del traffico internazionale di opere d’arte che a sua volta può finanziare attività primarie come terrorismo e crimine organizzato. I post dei quali gli studiosi lamentano la rimozione in effetti rappresentano dei veri e propri illeciti: il furto e la rivendita di statue, mosaici e altre opere d’arte di rilevanza culturale avviene spesso in Paesi coinvolti in conflitti armati, e sono da considerarsi crimini di guerra, dicono i ricercatori. Cancellare gli interventi Facebook dove gli intermediari tentano di rivendere questo materiale può essere visto come un fatto positivo, ma in realtà complica il lavoro degli studiosi, che perdono la possibilità sia di ritrovare le opere trafugate che di rintracciare i responsabili. La soluzione non può essere ovviamente quella di lasciare i post online e far sì che le transazioni proposte in questi gruppi abbiano luogo come inteso — tanto più che i gruppi privati dove si svolgono queste attività possono contare migliaia, decine di migliaia o perfino centinaia di migliaia di utenti. Secondo alcuni esperti occorre una posizione di compromesso: ad esempio rimuovere i contenuti illeciti, ma lasciarne una traccia in un archivio consultabile da esperti accreditati. leggi articolo completocliccando qui


Articolo Originale di Lorenzo Longhitano, pubblicato e leggibile in originale a questo indirizzo e qui citato a fini di diffusione. Tutti i diritti sono riservati all’autore e alla testata di riferimento.

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