Green e sostenibilità

Energia, il galleggiante targato Enea che renderà Messina autosufficiente

articolo di di Davide Madeddu pubblicato su di Davide Madeddu

rinnovabili

È il Pewec, simile a una zattera con lo scafo a forma di guscio d’uovo. L’Italia spende 5 milioni l’anno per l’energia del mare. Gli obiettivi per il 2030

di Davide Madeddu

(ANSA)

È il Pewec, simile a una zattera con lo scafo a forma di guscio d’uovo. L’Italia spende 5 milioni l’anno per l’energia del mare. Gli obiettivi per il 2030

3′ di lettura

L’energia arriva dal mare. Dalle onde e dalle maree. E nello scenario europeo, che individua nelle coste dell’Atlantico e nel Mediterraneo le aree più idonee a sfruttare questa risorsa naturale, l’Italia – prima nel bacino del Mediterraneo, seconda in Europa dietro il Regno Unito per investimenti pubblici – gioca la sua partita, con l’Enea e un programma che mette assieme progettazione e realizzazione di prototipi. Come il Pewec, (Pendulum wave energy converte), strumento galleggiante da sistemare in mare molto simile a una zattera con lo scafo a forma di guscio d’uovo con all’interno un pendolo che, collegato a un generatore, produce energia grazie al movimento delle onde. Oppure i modelli climatologici e di previsioni ad alta risoluzione del moto ondoso (Waves) e delle maree (MITO).

Messina, le onde dello Stretto e il fabbisogno di energia

«Il settore dell’energia dal mare in Italia sta entrando in una fase operativa, precommerciale, grazie alle sperimentazioni in corso di prototipi sviluppati da enti di ricerca come Enea, Cnr e Rse, università e grandi aziende nazionali dell’energia – dice Gianmaria Sannino, responsabile del laboratorio Enea di Modellistica Climatica e Impatti –. Ora è necessario consolidare questa posizione attraverso una programmazione di medio termine dei finanziamenti pubblici alla ricerca e il supporto degli incentivi allo sviluppo di questo settore delle rinnovabili. E, a tal proposito, siamo in attesa del nuovo decreto FER2 che potrebbe dare un ulteriore grande slancio al nostro settore».

Quanto alle stime: «Sfruttando le maree dello stretto di Messina – argomenta – si potrebbe produrre una quantità di energia in grado di soddisfare il fabbisogno della città». In questo caso, infatti, «la produzione di energia potrebbe arrivare a 125 GW/h l’anno grazie allo sfruttamento delle correnti che raggiungono velocità superiore a 2 metri al secondo».

Il dato relativo all’energia prodotta dalle onde invece varia a seconda della posizione degli strumenti: «Nella parte occidentale della Sardegna e in quella occidentale del canale di Sicilia si stima una produzione di energia pari a 13 -14 kw/m – argomenta Sannino –. Naturalmente poi tutto dipende da dove si possono posizionare gli strumenti, che al massimo possono essere zattere o boe perché più ci si allontana dalla costa più è forte il moto ondoso».

Obiettivo 2030, il 10% di energia dal mare

E mentre per lo sfruttamento delle maree il sistema più utilizzato è quello che usa come tecnologia principale «la turbina ad asse orizzontale», per lo sfruttamento ondoso la sperimentazione è ancora in corso e va «dagli impianti galleggianti fino a quelli a colonna d’acqua oscillante».
Progetti e prototipi che hanno come orizzonte il 2030 e un obiettivo: raggiungere il 10% di energia prodotta dal mare.


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