Turismo

Emilia Romagna, parte la promozione per la stagione turistica

verso l’estate

La Regione lancia una campagna da 2 milioni di euro per rilanciare il turismo colpito da Covid-19. E chiederà al premier una data per la riapertura

di Natascia Ronchetti

(GettyImages)

La Regione lancia una campagna da 2 milioni di euro per rilanciare il turismo colpito da Covid-19. E chiederà al premier una data per la riapertura

2′ di lettura

«Vogliamo dare una segnale importante di ripartenza del nostro turismo dopo il lungo e doloroso lockdown. L’Emilia Romagna e la sua industria turistica, insieme a tutti gli operatori dell’accoglienza, sono pronti a far decollare al meglio la stagione estiva». Con queste parole l’assessore regionale al turismo dell’Emilia Romagna, Andrea Corsini, ha presentato le campagne di promozione su televisioni nazionali e web dell’offerta turistica della regione, tra mare, entroterra, città d’arte.

Un investimento di due milioni di euro, in una fase ancora complicatissima e dominata dall’incertezza, per cercare di infondere fiducia, di mostrare che la Regione è al fianco delle imprese del settore, ancora in attesa di un pronunciamento sulla data certa per la ripartenza delle attività turistiche. Il decreto del premier Conte sulla fase due, infatti, non ne fa menzione.

Un silenzio che soprattutto nel Riminese è stato accolto dagli albergatori prima con stupore, poi con rabbia e preoccupazione. «Serve almeno una data presumibile per far ripartire il sistema e la programmazione – dice Patrizia Rinaldis, presidente degli albergatori di Rimini -, perché oggi non siamo in grado di pianificare nulla e nemmeno di mettere in atto soluzioni innovative per rispondere alle esigenze di distanziamento tra le persone e di massima sicurezza richieste dalle misure contro l’epidemia».

Turismo al tracollo
Nella provincia di Rimini, il cuore dell’industria turistica emiliano romagnola, si concentrano 2.400 alberghi, il 95% dei quali, oggi, è chiuso. «E molti potrebbero anche non riaprire – prosegue Rinaldis – mentre c’è grande timore per le imprese alberghiere che non hanno la proprietà della struttura e che devono pagare un affitto: camminano sul filo del rasoio. La previsione è che il fatturato 2020 crollerà di circa il 50%». Un calo vertiginoso pur stimando almeno due o tre mesi di lavoro, compatibilmente con l’andamento dei contagi e con l’allentamento delle misure restrittive imposte dal governo.

Richiesta di una data per la riapertura
Una preoccupazione che Corsini raccoglie: «Non chiediamo fughe in avanti ma abbiamo bisogno di dare certezze alle nostre imprese», dice, preannunciando per il 30 aprile l’incontro tra gli assessori regionali al turismo da cui dovrebbe uscire una richiesta formale al premier Giuseppe Conte di fissare una data per la riapertura degli alberghi. «Abbiamo la necessità che il governo nazionale ci indichi una raod map, un riferimento temporale”, prosegue Corsini -. Poi sarà la volta di incentivi e aiuti, che speriamo possano entrare nel prossimo decreto». Quanto ai protocolli sanitari, quello degli albergatori – proposto dalle associazioni di categoria: da Federalberghi a Confindustria – è già pronto, sul tavolo di Regioni e Governo, per essere vagliato.


Articolo di di Natascia Ronchetti pubblicato a questo indirizzo. e qui citato a fini di diffusione. Tutti i diritti sono riservati all’autore e alla testata di riferimento.

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