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Elezioni Roma Capitale, serve un nuovo Governo capitolino digitale e sostenibile

1. Roma capitale dopo 150 anni. Per un nuovo “governo” capitolino

2021: è certamente una data importante e per certi versi “simbolica”; nello stesso anno ricorrono i 150 di Roma Capitale e sarà eletto il nuovo governo di Roma Capitale. Roma oggi (capitale mondiale dei beni culturali; capitale mondiale della cristianità; capitale d’Italia; centro dell’area metropolitana) ha necessità di avere un “governo” politico ed amministrativo all’altezza dell’epoca attuale. Un governo con una visione moderna, con una strategia di sviluppo e valorizzazione della città e dell’area metropolitana caratterizzata da un paradigma che è in fase di sviluppo: ecosistema politico-istituzionale e socio-economico-culturale caratterizzato da alcuni elementi fondamentali (strategia moderna, un sindaco “manager”, una squadra di governo competente, semplificazione gestionale, trasparenza, partecipazione, digitalizzazione, sostenibilità).

Di elezioni di Roma capitale ci siamo occupati su questa testata elettronica nel 2016 (da maggio a dicembre). All’epoca ci siamo occupati di alta politica del governo della città e abbiamo volutamente tenuto fuori argomenti spiccioli tipici di un approccio di basso profilo politico ed amministrativo. Roma ha bisogno di un governo del sistema urbano capitolino e metropolitano per avviare un processo di profondo cambiamento (dopo 30 anni di “timidi” tentativi in tal senso). Roma è una “amministrazione” che oggi (ma è la situazione venutasi a creare dopo tanti anni e diverse giunte di non governo) opera nella logica di  “gestione” (senza strategie, con una burocrazia autoreferenziale, con ampi disservizi, senza cittadini di riferimento) e non di “programmazione” (senza futuro, senza idee, senza piani di sviluppo socio-economico-urbanistico-culturale. Roma che tuttavia vive ed opera (sia pure senza strategie) per l’ attiva iniziativa di cittadini ed imprese anche se lasciati a se stessi.

Partiamo da questo scenario che è esattamente lo stesso che prendemmo in esame nel maggio del 2016.

E non possiamo che riproporre gli stessi temi e soluzioni. Non intendiamo dare pagelle al governo capitolino uscente; intendiamo “solo” tracciare alcune linee indispensabili per avviare un cambiamento radicale, vero, concreto per il quale è necessario un piano “almeno” decennale di sviluppo che dovrà tenere conto delle politiche a livello mondiale e comunitario. Fuori di questo scenario e contesto non ci sarà nessuno sviluppo per Roma. Roma è “naturalmente” città di grande respiro “imperiale”, mondiale, non può vivere secondo logiche rattrappite, miopi, da basso impero. I cittadini romani e le imprese (tutti) devono essere coinvolti.

2. Roma Capitale, Roma digitale. Rinascimento romano: il paradigma della Città ideale.

Riparto da un mio articolo pubblicato su key4biz del 16.5.2016 “Roma Capitale. Roma digitale. Rinascimento romano: il paradigma della “Città ideale” perché rileggendolo ho “ritrovato” intatta la situazione del 2016 (non vuole essere un giudizio politico sul governo di questo quinquennio), come se il tempo si fosse “cristallizzato” nell’attesa di un nuovo tentativo di “rinascita” della città e dell’area metropolitana. Roma è una città che, nonostante le gravi difficoltà in cui versa, esprime ‘valori’, (forti, antichi e radicati), dai quali è necessario ‘ripartire’. Serve un “governo” della città e dell’area metropolitana che trasformi un “agglomerato” di criticità, problemi, fallimenti, potenzialità, in un ecosistema istituzionale, manageriale, di sviluppo socio-economico-culturale-urbanistico, digitale, sostenibile. Nell’articolo del 2016 facevo riferimento alla “Città ideale” (tempera su tavola di autore sconosciuto tra 1480 e il 1490, conservata presso la Galleria delle Marche, Urbino) per esprimere e lanciare l’idea di un “Rinascimento Romano” per il prossimo decennio, a fronte di un periodo critico (sotto tutti profili) che dura ormai da almeno 30 anni, proprio in vista delle prossime elezioni amministrative.Città ideale, quella urbinate, che è la sintesi e la espressione di geometrica solarità, eleganza, luminosità, serenità, razionalità, perfezione di una città.Roma Capitale oggi, così come è messa (oggettivamente) è un sistema opposto alla Città ideale. Roma Capitale è un sistema di criticità permanente che tocca il massimo delle problematicità nel traffico, nella raccolta dei rifiuti, nell’amministrazione burocratica (ormai roba da archeologia amministrativa che può solo danneggiare un sistema urbano).Ma la Città ideale diventa un utile paradigma per collocare Roma Capitale in una nuova condizione (rinascita), situazione comunque di grande difficoltà ideale, politica, sociale.E tuttavia non possiamo continuare a pensare a Roma come città da gestire con sistemi politici ed organizzativi finora utilizzati.Occorre un cambio di passo.Se non si “rinasce” e non si riparte si resta nella palude e si affonda nella mota.Quindi, “Città ideale” e “Rinascimento romano”: nuovo paradigma che chiama i candidati sindaci, i partiti e prima ancora tutta la cittadinanza a percorrere (a tentare di percorrere) una nuova via. Non c’è altra via.Anzi, non si intravede null’altro di innovativo oltre questa.Perché la politica politicante (la politica di vecchio stampo) non è in grado di interpretare nuovi modelli di governo di una città come Roma.

3. Per un nuovo governo di Roma capitale

Per avviare una riflessione sistematica e di insieme sul “governo” di Roma Capitale utilizzeremo alcuni concetti-chiave: strategia moderna, un sindaco “manager”, una squadra di governo competente, semplificazione amministrativa, trasparenza, partecipazione, digitalizzazione, sostenibilità. Su questi temi faremo diversi interventi di approfondimento. Di seguito, ci limitiamo ad definire un indice tematico: alcune “idee per Roma Capitale”.

a) Una strategia per Roma capitale 2020-2030

Elementi per definire una strategia “utile”, efficace, funzionale:

– Roma Capitale ed area metropolitana: un insieme che non può essere diviso; una “rete” ed un “sistema” di comuni, territori, economie, decisori pubblici, cittadini, imprese, servizi pubblici. Oggi questo insieme non esiste. Non è facile realizzarlo ma è necessario avviarne la progettazione per la successiva realizzazione.

– Roma Capitale nel contesto delle capitali della UE: inevitabile una comparazione, una valorizzazione del raffronto; una rete di relazioni, di dati, di programmi, di riusi di modelli di governo, di gestione, di amministrazione, di servizi, ecc. Oggi non esiste una comparazione/valorizzazione permanente. Roma non è città “minore”.

– Roma nel contesto mondiale: un raffronto tra capitali del mondo; capitali della cultura; capitali della finanza; capitali dell’innovazione; ecc.

– Roma capitale d’Italia e di un sistema di governo come centro direzionale nazionale.

– Roma capitale dei beni culturali mondiali: non esiste la coscienza di essere “capitale” di questo sistema culturale. Importante sotto il profilo non solo culturale ma anche economico e turistico.

– Le “periferie” della Capitale da ridisegnare collocate in un sistema urbano policentrico. Oggi le periferie  sono fuori dal contesto urbano (sono corpi estranei).

– Roma città moderna, “città aperta” perché digitale, in rete (trasparente, accessibile, disponibile, – accogliente, sostenibile).

b) Un sindaco “manager”

Non si vota un sindaco fuori dal contesto istituzionale bene definito dall’art. 3 del testo unico delle autonomie locali che vale anche (e soprattutto) per Roma Capitale e Roma centro dell’area metropolitana. Il sindaco e la sua squadra (la giunta) devono operare per rappresentare istituzionalmente la città, devono rilevare i bisogni della città e devono supportare lo sviluppo della città e della sua comunità locale. Per fare questo il sindaco non può essere un “soggetto politico astratto” ma deve essere un soggetto politico manager, capace di “governare”, di indirizzare, di definire strategie, di monitorare l’evoluzione del programma di sviluppo della città, di interagire permanentemente con i cittadini ed il sistema socio-economico della città. “Manager pubblico” significa che fa gli interessi della città e non si occupa di affari privati e che fa il manager in quanto è “capace” di programmare, cercare e gestire risorse per la città. Capace perché “metodologicamente” e “tecnicamente” ha una sua esperienza di governo e gestione, è in grado di usare strumenti per il management. Le improvvisazioni non sono ammesse.

c) Una squadra di governo competente

Il sindaco manager non opera da “solo” ma in compagnia di una squadra di assessori competenti in management pubblico di “aree tematiche di settore” ritenute strategiche dal piano di governo. La costruzione di una squadra è questione molto “delicata” in quanto una squadra “solo” politica serve a poco ma la giunta deve inevitabilmente essere una squadra di “competenti” che sono in grado realmente di conoscere settori/tematiche quali i trasporti, l’ambiente, i servizi sociali, le risorse finanziarie, le risorse umane, l’organizzazione burocratica, l’economia della città, i processi innovativi digitali, ecc. Una squadra di assessori capaci e competenti non si mette assieme negli ultimi giorni della campagna elettorale. Una squadra competente fa parte del programma del sindaco (con tanto di curricula dei singoli assessori dai quali si evince capacità, conoscenze e pratica manageriali, ecc.: curricula veri e non costruiti alla bisogna). Una squadra “competente” resta nel tempo e non viene modificata ogni semestre per incapacità, variabilità politica, ecc. Se la giunta è incapace, per proprietà transitiva significa che il sindaco è incapace.

d) Trasparenza

Il “governo” di un comune, di una città, di una Capitale non può che essere “trasparente”: nelle decisioni, nell’amministrazione, nella gestione, nell’uso delle risorse per attuare il programma di governo. La trasparenza è un “valore” fondamentale per governare bene; per la partecipazione dei cittadini; per la qualità dell’azione amministrativa e burocratica. Trasparenza significa valorizzare i “dati” e la conoscenza della città; significa creare città “intelligenti”. La città intelligente è una città “nativamente” digitale (mette a disposizione di tutti “dati aperti”).

e) Semplificazione amministrativa

Una città Capitale (più di altre città) deve operare tramite un modello organizzativo ed amministrativo flessibile, semplificato, digitale. Roma Capitale non può operare con i modelli attuali: vecchi, superati, ridondanti, autoreferenziali, dannosi, costosi, senza cittadini ed imprese come soggetti di riferimento primario. Senza semplificazione la Capitale non sarà trasparente, digitale, aperta. Non va da nessuna parte.

f) Partecipazione

Una Capitale deve essere “aperta” nel governo e nella gestione. Deve essere “inevitabilmente” un governo partecipato per aumentare la possibilità concreta di disegnare e ridisegnare scenari di sviluppo socio-economico e culturale a misura delle esigenze degli abitanti. Una partecipazione attiva e non di facciata.

g) Digitalizzazione

La Capitale deve essere città nativamente digitale; con un proprio patrimonio informativo digitale da mettere in rete; con servizi e processi amministrativi digitalizzati. Senza trasformazione digitale (organizzazione, contenuti, processi decisionali e gestionali) la Capitale non potrà essere trasparente, semplificata, partecipata, sostenibile.

h) Sostenibilità

Il programma di Roma Capitale deve essere un programma sostenibile: nello scenario, nella programmazione, nei tempi, nelle risorse, negli obiettivi, nei risultati stessi.

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Articolo Originale di Donato A. Limone, pubblicato e leggibile in originale a questo indirizzo e qui citato a fini di diffusione. Tutti i diritti sono riservati all’autore e alla testata di riferimento.

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