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Edoardo Leo: quando la comicità racconta la verità del nostro tempo

Quando un film parla (anche) di crisi della comunicazione moderna

La comicità vera, quella con “C” maiuscola, è portatrice di risate, ma anche (e soprattutto) di verità sul nostro tempo .

E’ sempre stato così, del resto, come ci hanno insegnato i comici del passato e del presente: debolezze, paure, fobie, manie, deviazioni, turbe, depravazioni, desideri di ogni genere… sono presente in milioni di persone, e i comici attingono da queste realtà per creare i propri personaggi, per costruire un monologo o una storia.

Non posso fare qui un elenco, ma potremmo parlare dei personaggi raccontati magistralmente di Alberto Sordi e in epoca successiva da Carlo Verdone, oppure la maschera di Fantozzi passando per le zingarate di Amici miei… insomma, ci siamo capiti, per questo è inutile andare avanti, l’elenco sarebbe incredibilmente lungo quanto incompleto.

Ma alla base di tutto questo c’è sempre una verità di fondo, un “seme” da cui far germogliare un monologo, uno sketch o un intero film.

Su Dreporter parliamo prevalentemente dei temi che orbitano attorno alla comunicazione, e anche in questo caso ci sono cose che fanno riflettere su questo argomento.

Ho utilizzato come riferimento il film di Edoardo Leo “che vuoi che sia” uscito nelle sale nel 2016.

Scelta voluta perché il mio interesse non è tanto parlare del film in se, ma quanto di “usare” una scena molto popolare del film, della durata di circa un minuto e che ripropongo qui di seguito

Scena fulminante e profonda, dove ovviamente si ride, grazie anche alla maschera tragicomica di Edoardo Leo, ma che al tempo, guardando il film (e ancora oggi), mi ha portato ad annuire continuamente.

Certo, l’attore stava recitando, ma in realtà declamava a voce alta (e pure incazzata…) quello che moltissime persone pensano..ma non dicono.

L’eccesso di utilizzo delle informazioni e delle tecnologie è un argomento a me caro di cui ho scritto molti articoli negli ultimi 15 anni.

Il paradosso di un qualcosa che sfugge di mano, che non controlliamo (qui) più, che detta le regole della moderna (pseudo) comunicazione, dove ci lasciamo trascinare più o meno consapevolmente da un flusso di informazioni che tali non sono e di cui , alla fine, sappiamo non ce ne potrebbe fregare di meno.

Sia chiaro, personalmente amo il progresso , ma come la penso è scritto a chiare note nella mia presentazione personale

Amo il web, ma non i suoi eccessi di comunicazione: c’è davvero bisogno di Email, Facebook, Twitter, Instagram, Whatsapp, Skype…insieme? 

Ma poi per parlare di cosa?

Sono convinto che gli smartphone sia utilissimi, ma siano talmente usati male da averli trasformati in generatori di solitudine, con effetti devastanti nella degenerazione dei rapporti interpersonali.

Il paradosso della troppa comunicazione, che sta generando difficoltà nel farla, generando, appunto, maggior solitudine anziché favorire le vere interazioni.

Ecco perché la “sbroccata” di Leo nel film racconta una verità che fa ridere in modo magistrale, ma che riesce a raccontarci come, forse, basterebbe una “vecchia” telefonata e tutti vivremmo e comunicheremmo meglio.

Quindi, come diceva il grande Renzo Arbore in un famoso spot : “meditate, gente, meditate...”

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