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Ecco cosa ha provocato il blackout di Internet di martedì, spiegato dai responsabili

Nella giornata di martedì 8 giugno un blackout Internet di proporzioni inedite ha fatto sparire dalla faccia del web centinaia di siti e portali. I malfunzionamenti sono durati poco più di un’ora, ma sono stati talmente estesi e distribuiti da essere stati notati in tutto il mondo e da milioni di persone. Tra le ipotesi non è mancata quella di un attacco hacker, anche se la realtà si è presto rivelata più semplice e forse più preoccupante: il caos derivava infatti dai problemi di una singola azienda, che si sono poi riversati a cascata sulle sue centinaia di clienti. Il nome del responsabile, il provider di servizi cloud Fastly, ha fatto rapidamente il giro del mondo, e a poche ore dall’incidente i suoi dirigenti hanno spiegato cosa è andato così storto da mettere K.O. per un’ora i siti di governi, aziende, testate giornalistiche, social network e piattaforme di condivisione.

Le tempistiche dell’incidente

Nel rapporto che ha stilato dopo la soluzione del problema, Fastly ha innanzitutto fornito una cronistoria di quanto avvenuto. I primi malfunzionamenti hanno iniziato a notarsi online alle 11:47; per le 12:27, esattamente 40 minuti dopo, gli ingegneri avevano identificato l’origine del problema iniziando a lavorarci e dieci minuti dopo le cose hanno iniziato a tornare alla normalità. Stando a Fastly per le 13 la maggior parte dei servizi è tornata operativa, e per le 14:34 l’incidente poteva considerarsi risolto. Chi era online in quelle ore ovviamente non ha avuto esperienza di nulla di tutto ciò: i siti coinvolti restituivano semplicemente errori di accesso come Error 503, Guru Meditation, Service Unavailable e Connection Failure.

Il ruolo di Fastly

Il motivo per cui così tanti siti sono rimasti invischiati nei problemi tecnici di una sola azienda è semplice: Fastly mette a disposizione dei suoi clienti una content delivery network, o CDN. Si tratta di una rete di…

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Articolo Originale di Lorenzo Longhitano, pubblicato e leggibile in originale a questo indirizzo e qui citato a fini di diffusione. Tutti i diritti sono riservati all’autore e alla testata di riferimento.

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